Referendum: Guzzetta, ‘è pro-casta, illude cittadini per blindare segreterie partito’ 

Referendum: Guzzetta, 'è pro-casta, illude cittadini per blindare segreterie partito'

Pubblicato il: 17/09/2020 17:58

di Roberta Lanzara – Il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato “è un referendum pro-casta; un caso di illusionismo costituzionale per blindare le segreterie di partito preparando il proporzionale; un contentino ai cittadini con l’illusione di far loro azzoppare la casta mediante lo strumento referendario. E’ un alibi per una serie di riforme che vengono presentate come ‘necessitate’ e conseguenti al referendum stesso, mentre in realtà, non solo non lo sono ma rischiano di aggravare la situazione del sistema politico italiano”. A schierarsi con forza con il ‘fronte del no’ è Giovanni Guzzetta, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Roma ‘Tor Vergata’, paladino nonché strenuo sostenitore da un trentennio dello strumento referendario al punto da essere stato in passato definito dai media ‘l’alchimista dei referendum elettorali’ o ‘professor referendum‘.

Quali riforme sarebbero poi necessarie? “Se noi andiamo a guardare quelle spacciate per riforme imposte dal taglio dei parlamentari scopriamo che la prima è quella della legge elettorale proporzionalesull’assunto del tutto infondato che la riduzione dei parlamentari pone un problema di rappresentatività che solo una legge proporzionale può risolvere – risponde Guzzetta – La relatrice della legge alla camera onorevole Macina – ricorda – ha detto chiaramente il 7 ottobre 2019 che il problema non è il numero dei parlamentari ma il miglioramento della funzionalità del Parlamento e che quindi la riduzione impone una serie di altre riforme”.

Secondo il costituzionalista, l’affermazione è dunque doppiamente discutibile: “Primo perché l’obiettivo della riforma è proprio ridurre la rappresentatività e se si temeva per la rappresentatività occorreva non farla; e secondo non è affatto vero che nei paesi con numero di parlamentari paragonabile a quello a cui noi ci vorremmo attestare ci siano dei sistemi elettorali proporzionali. Anzi – rimarca – la regola è semmai quella opposta: nel Regno Unito c’è un sistema uninominale maggioritario, in Francia un sistema a doppio turno, in Spagna un sistema proporzionale con effetti fortemente maggioritari…”.

Guzzetta prosegue nel ragionamento: “Allora la domanda è: perché si vuole la legge proporzionale? Perché la legge proporzionale è quella che massimizza il potere delle segreterie di partito, cioè di quella che loro chiamano la casta; perché con il sistema proporzionale, che sarà sicuramente senza preferenze, i partiti decideranno i candidati e dopo le elezioni faranno e disfaranno i governi a loro piacimento senza che i cittadini abbiano alcun potere di influenza”.

Se si voleva migliorare la funzionalità del sistema, la prima cosa da aggredire fra le tante – obietta il professore – sarebbe dovuta essere il bicameralismo perfetto che è l’unico al mondo. E quello sì che è disfunzionale e soprattutto giustifica un elevato numero di parlamentari. Tra le riforme imposte come conseguenza della riduzione dei parlamentari invece non c’è l’eliminazione del bicameralismo perfetto, ma anzi – rileva il costituzionalista – tutte le proposte su cui si sta discutendo e che si vogliono approvare vanno nella direzione esattamente opposta: di potenziare l’uguaglianza e la parità fra le camere togliendo l’elezione a base regionale per il senato, equiparando l’elettorato attivo e passivo di camera e senato e, a proposito di costi e di casta, tra le proposte in discussione c’è anche quella in discussione di una terza camera attraverso la costituzionalizzazione della conferenza stato-regioni. Altro – conclude – che superamento del bicameralismo”. (Di Roberta Lanzara)