Regionali, Campania ‘buco nero’ per Fi: c’è solo Berlusconi 

Regionali, Campania 'buco nero' per Fi: c'è solo Berlusconi

Foto Adnkronos

Pubblicato il: 21/09/2020 21:16

In casa Forza Italia si respira un’aria pesante. Da de profundis. I numeri parlano chiaro e decretano un flop del partito in tutte e sette le Regioni, dove si è votato per le regionali. A cominciare dalla Campania, dove di solito il movimento azzurro ha sempre tenuto, con risultati più che accettabili, a due cifre, e ora è crollato al 4-5 per cento.

La sconfitta di Stefano Caldoro contro la ‘corazzata’ Vincenzo De Luca era prevista, quasi scontata, ma nessuno pensava che il candidato forzista del centrodestra potesse racimolare meno del 20 per cento, almeno secondo le ultime proiezioni. Su Caldoro, raccontano, sono pesati vari fattori, dal ‘fuoco amico’ alle faide interne, a una campagna elettorale partita in ritardo e debole, con un sostegno non convinto anche degli alleati, Lega e Fdi. E proprio dalla debacle campana potrebbe partire un cosiddetto effetto domino, con ripercussioni al livello nazionale. Tant’è che molti scommettono su una resa dei conti interni. Nel mirino l’attuale gestione del partito, con Antonio Tajani, numero due di Fi, alle prese con uno dei momenti più delicati della storia azzurra.

Tace Silvio Berlusconi, in isolamento domiciliare ad Arcore causa Covid. Nessuno se la sente di prendersela con il suo leader, visto che anche stavolta ci ha messo la faccia senza risparmiarsi, con vari interventi telefonici dal letto dell’ospedale San Raffaele di Milano per tirare la volata finale ai candidati della coalizione. ”Il Caimano c’è ancora, tutto il resto sta crollando”, è il commento amaro di un esponente di spicco forzista, che ne ha viste tante dal ’94 ad oggi.

Nessun big sbilancia, in serata parla solo Tajani, che ha supervisionato tutte le liste, e se la prende con il voto clientelare al Sud: ”In Campania e in Puglia i candidati della sinistra non hanno vinto con le liste di partito, ma con decine di liste civiche, che servivano a raccogliere capibastone, capipopolo e transfughi…”. Sulla stessa linea Caldoro: ”Qui ha inciso una grande macchina costruita sul consenso, una grande macchina clientelare….”.

Parole che non convincono tutti e alimentano malumori. Il rischio, raccontano, è quello di aprire una guerra tra correnti interne, non solo tra l’ala moderata e i filosalviniani, che escono indeboliti da questo appuntamento elettorale, visto che il numero uno della Lega aveva pronosticato un 7 a 0, poi ridimensionato alla conquista solo della Marche con un candidato di Fdi (Francesco Acquaroli).

Come un vaso di Pandora, all’ombra del Vesuvio, riemergono vecchi rancori e veleni mai sopiti. E la ‘ricaduta’ su Roma stavolta sembra inevitabile. Colpisce un post al vetriolo dell’ex consigliere regionale Armando Cesaro, estromesso dalla tornata elettorale dopo il veto della Lega in nome di liste pulite: ”Vedo molti in ansia. E’ successo qualcosa? Valutazioni sbagliate? Ahi, ahi, ahi…”.