Campania, il grido di Caivano: “Vogliamo essere un paese normale” 

Campania, il grido di Caivano: Vogliamo essere un paese normale

(Adnkronos)

Pubblicato il: 22/09/2020 17:06

Caivano (Na), 22 set. (Adnkronos) (Flo/Adnkronos)

dall’inviata Ilaria Floris

E’ uno dei paesi su cui, in queste settimane, si sono accesi i riflettori della cronaca a causa delle tragiche vicende di cui è stato teatro, l’assassinio della giovane Maria Paola Gaglione per mano del fratello Michele. Ma Caivano, paese di 37mila abitanti nell’area metropolitana a nord di Napoli, si porta dietro un’eredità di decenni di degrado e violenza e oggi, all’indomani del voto, urla tutta la sua voglia di riscatto. Al sindaco neoeletto, Caivano chiede soprattutto di tornare ad essere un paese normale. “Qui la politica non è mai entrata, viviamo nel totale degrado e nell’abbandono -racconta all’Adnkronos un ragazzo di 23 anni, che non vuole sia fatto il suo nome- io temo ogni giorno per la mia famiglia. Vivere così ti toglie speranza, ma spero che il nuovo sindaco riesca a restituircela”. Un comune sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2018, tredici piazze di spaccio che ne fanno una sorta di nuova Scampia, palazzi fatiscenti che circondano il famoso Parco Verde, scenario di abbandono umano e sociale. Un “parco” che dovrebbe essere al centro delle priorità nell’agenda del nuovo sindaco.

“Ogni giorno ci svegliamo e l’aria è densa di fumo -denuncia Francesco Brasiello, che ha una moglie e tre figli e fa parte di un’associazione, ‘Occhi Aperti’, che ogni giorno cerca di combattere la Terra dei Fuochi- abbiamo fatto denunce al Prefetto, alle istituzioni, ma qui le istituzioni sono sempre state assenti. Io e altri denunciamo, ma abbiamo anche paura. Abbiamo famiglia, più di tanto senza la politica non puoi fare, anzi non puoi fare niente”. Ogni mattina, una colonna di fumo di leva dall’asse mediano sotto il Parco Verde. “Siamo intossicati”, aggiunge Brasiello.

I palazzoni che circondano il Parco Verde, in passato hanno visto morire, gettati da quei balconi, i piccoli Fortuna Loffredo nel 2014 e Antonio Giglio nel 2016. Morti in seguito alle quali è stata costituita l’associazione ‘Infanzia da vivere’, fondata daBruno Mazza, un ex camorrista che ora ha messo la sua vita a servizio dei giovani del paese, per cercare di salvarne il più possibile. “Al neosindaco vorrei dire che servono spazi -dice Mazza all’Adnkronos- siamo 40mila abitanti, serve riqualificare le aree abbandonate, aiutare economicamente i giovani a uscire dal Parco Verde. Che la giunta sia capace di accedere ai fondi europei per sistemare le tante problematiche”.

“Caivano è una zona tartassata per molti motivi, ma ci sono molte eccellenze italiane, noi siamo una delle zona industriali più importanti d’Italia -dice all’Adnkronos Nino Navas, imprenditore e fondatore del movimento ‘Sveglia Caivano’- Vengono richieste figure specifiche, ma se non c’è la formazione di queste figure come si fa? Per i giovani la situazione è tragica. Si dovrebbero creare dei centri che valorizzino cultura, sport. Qui è tutto bloccato”.

Cosa chiede al nuovo sindaco? Tra le altre cose, di favorire il segmento di attività commerciali e artigiane, pensando a degli sgravi per chi vuole iniziare un’attività”, dice. Per aggiungere amaramente: “Le etichette sono terribili, difficili da scardinare. Qui si parla di degrado, di omertà. Balziamo agli onori delle cronache per i casi come quello dell’omicidio di Maria Paola, ma posso assicurare che molte di queste persone hanno un grande senso valoriale. Nelle persone con problematiche così, spesso si trova più umiltà e voglia di combattere il male che nelle altre”.