Becciu rinuncia al cardinalato, l’ombra del palazzo di Londra sulle dimissioni 

Pubblicato da in data 23 Settembre 2020

Becciu rinuncia al cardinalato, l'ombra del palazzo di Londra sulle dimissioni

(Fotogramma)

Pubblicato il: 24/09/2020 21:55

Non c’è pace Oltretevere. L’ultimo atto dell’affaire Vaticano è la clamorosa uscita di scena del cardinale Angelo Becciu, già sostituto della Segreteria di Stato dal 2011 al 2018, poi ‘promosso’ prefetto per la congregazione della causa dei Santi. Non si conoscono i dettagli delle dimissioni di Becciu, che non lascia soltanto la Congregazione ma rinuncia anche al cardinalato, eppure la parabola discendente dell’aspirante Papa non può non richiamare alla mente lo scandalo del palazzo di Londra che da mesi fa tremare i Sacri Palazzi.

E’ infatti a cominciare dagli investimenti fatti dalla Segreteria di Stato nell’Athena Capital Global Opportunities Fund del noto finanziere Raffaele Mincione, dopo un analogo tentativo di business naufragato in Angola, che parte l’inchiesta portata avanti dagli inquirenti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi. Un’operazione, quella con Athena, nata proprio quando a capo della sezione Affari generali della Segreteria c’era monsignor Angelo Becciu, e considerata anomala dalla magistratura vaticana già solo per il fatto che si fosse deciso di finanziare in parte il fondo con i denari dell’Obolo di San Pietro, destinando dunque a operazioni speculative somme possedute con vincolo di scopo per il sostegno delle attività caritatevoli.

Ed è dall’Angola, dove il cardinale è stato nunzio apostolico dal 2001 al 2009, che si dipanano i fatti. In particolare, durante la ‘gestione Becciu’ la segreteria di Stato decide di investire oltre 200 mln di dollari in una piattaforma petrolifera al largo delle coste del paese africano: è il 2013 e l’investimento viene inizialmente affidato al finanziere Antonio Mosquito della Falcon Oil. A fare l’advisor dell’operazione viene chiamato Raffaele Mincione e a rivolgersi a lui è Enrico Crasso, che, allora a Credit Suisse, già gestisce le finanze vaticane per conto della Segreteria di Stato. La due diligence però è negativa e l’affare in Angola salta. I 200 mln vengono a quel punto affidati proprio a Mincione, che crea il fondo Athena. Siamo nel 2014.

Anche questo business tuttavia si rivelerà ben presto poco conveniente per la Santa Sede e sarà proprio la necessità di uscire da questa operazione scomoda costata milioni di euro al Vaticano che porterà all’acquisto dell’immobile di Sloane Avenue a Londra con l’intermediazione del broker Gianluigi Torzi e della sua Gutt Sa.

Per la vicenda di Sloane Avenue finiscono nei guai i più stretti collaboratori dell’ormai ex cardinale di Pattada, a cominciare da mons. Mauro Carlino (suo ex segretario, ‘emissario’ della Segreteria di Stato nella trattativa con Torzi), indagato per estorsione in concorso con Torzi, Crasso e Fabrizio Tirabassi, e da mons. Alberto Perlasca, responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato, indagato per peculato in concorso con Torzi, Tirabassi, Crasso e Mincione. Oltre ovviamente a Crasso, l’uomo a cui Becciu ha affidato per intero le casse vaticane. Perlasca, Tirabassi, Carlino e un altro stretto collaboratore di Becciu, Vincenzo Mauriello, oltre al direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza, saranno poi licenziati dal Papa il 1 maggio 2020, a seguito della perquisizione negli Uffici della Segreteria di Stato.

Sullo scandalo di Londra si registra peraltro uno dei più violenti scontri mai registrati Oltretevere, uno scambio al vetriolo con il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, che ha proprio Becciu per protagonista. Replicando a Parolin, che definisce “opaco” l’affare di Sloane Avenue, Becciu, infatti, nel ribadire di aver sempre agito nell’esclusivo interesse della Santa Sede, non esita a evocare la ‘macchina del fango’.


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