Reggio Calabria, polizia smaschera 15 ‘furbetti del cartellino’/Video 

Pubblicato da in data 23 Settembre 2020

La polizia di Gioia Tauro questa mattina ha dato esecuzione, nella provincia di Reggio Calabria, a 15 misure cautelari personali e patrimoniali a carico di altrettanti dipendenti di un ente regionale per lo sviluppo dell’agricoltura con le accuse di assenteismo e truffa attraverso l’uso improprio e fraudolento dei badge elettronici personali.

Somme di denaro indebitamente percepite, per giornate di lavoro mai svolte, per migliaia di euro. Ai 15, tutti dipendenti dell’Arsac (Agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese – Area 6, Sezione di Gioia Tauro), è stato contestato di essersi assentati o di non essersi proprio presentati in servizio, attestando falsamente la loro presenza sul posto di lavoro attraverso la ‘strisciata’ del badge da parte di altri colleghi, sul lettore dell’apposita macchina obliteratrice.

Le attività di indagine si sono avvalse di attività tecniche di intercettazione e video-ripresa a carico dei dipendenti e sono state abbinate ad accurati servizi di osservazione e pedinamento nei confronti dei dipendenti che, in orario di ufficio, si allontanavano dal posto di lavoro per compiere attività personali: dalla spesa nei supermercati a lunghe passeggiate e soste in locali pubblici, alle pratiche sportive.

Il sistema utilizzato dai destinatari delle misure cautelari era semplice e collaudato: incaricare, a turno, uno o più dipendenti affinché ‘strisciassero’ anche il badge degli altri colleghi sul lettore digitale, collocato all’ingresso degli uffici attestandone falsamente la presenza sul luogo di lavoro e con ciò, realizzando i reati contestati.

A carico di 5 indagati è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre per gli altri 10 indagati è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E’ stato, inoltre, disposto dal Gip il sequestro preventivo per equivalente delle somme indebitamente percepite (circa 12mila euro complessivamente) quali giornate di lavoro risultanti, ma, di fatto, non effettuate a carico dei 15 destinatari delle misure cautelari personali ed a carico di ulteriori 3 indagati.


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