Tumori, “guarisce metà donne e quasi 40% uomini europei” 

Tumori, guarisce metà donne e quasi 40% uomini europei

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Pubblicato il: 28/09/2020 19:01

Il 51% delle donne e il 39% degli uomini europei che hanno avuto un tumore guariscono e in meno di 10 anni le persone guarite tornano ad avere un’attesa di vita simile a chi non si è ammalato. Questo accade per i tumori della tiroide, del testicolo, dello stomaco, del colon retto, dell’utero e per il melanoma. Sono i principali risultati dello studio sulla probabilità di guarire dopo una diagnosi di cancro condotto a partire dai dati di Eurocare su 32 tipi di tumori in Europa. L’indagine finale coordinata dal Centro di riferimento oncologico (Cro) di Aviano sono stati pubblicati sull”International Journal of Epidemiology’.

Lo studio rientra nell’ambito del programma Eurocare, attivo da oltre 30 anni sotto la responsabilità dell’Istituto Superiore di Sanità e della Fondazione Ircss Istituto nazionale dei tumori di Milano, ed è stato condotto grazie al supporto dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), della Commissione Europea, di Cariplo e della Compagnia di San Paolo. In Europa, le persone con una pregressa diagnosi di tumore sono circa 25 milioni su una popolazione di 500 milioni di abitanti.

“Questo studio è una bussola importante in tema di oncologia – commenta il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro – ci racconta di progressi significativi in questa malattia e mostra contemporaneamente come sia necessario non distogliere l’attenzione dalle patologie oncologiche neppure in questo momento di emergenza sanitaria. Anche in questi mesi è importante – continua – dare continuità a tutti i programmi di screening e ai percorsi di cura”.

“Le stime di guarigione dal tumore presentate dallo studio sono da ritenersi prudenti – sottolinea Silvia Francisci, ricercatrice dell’Iss a Roma e corresponsabile dello studio – è ipotizzabile, infatti, che le persone con diagnosi successive al 2007 abbiano una probabilità di guarire maggiore di quanto documentato da questa ricerca”. Si tratta, infatti, di indicatori misurati grazie ai dati su oltre 7 milioni di pazienti raccolti in 17 Paesi europei dal 1990 al 2007 e seguiti per almeno 18 anni, spiega Francisci.

“Attraverso lo studio – commenta Luigino Dal Maso, epidemiologo del Cro e coordinatore dello studio – si è osservato che, in 10 anni, l’aumento della probabilità di guarire è stato di circa il 10% per la maggior parte dei tumori. Dopo 5 anni dalla diagnosi possono ritenersi ‘guarite’ le persone a cui era stato diagnosticato un tumore del testicolo o della tiroide; dopo meno di 10 anni le persone con tumori dello stomaco, del colon retto, dell’endometrio e il melanoma. La maggior parte delle persone con tumori della prostata o della mammella non morirà a causa del tumore, anche se saranno necessari oltre 10 anni dalla diagnosi perché la loro attesa di vita raggiunga quella di chi non ha avuto un tumore. Lo studio evidenzia che sono molti i tumori dai quali si può guarire, non solo essere curati”.

“Migliorare le conoscenze sull’esito del percorso di cura, inclusa la guarigione – commenta Roberta De Angelis ricercatrice dell’Iss e membro della direzione scientifica di Eurocare – completano il quadro delle pubblicazioni Eurocare-5 che documentano progressi e criticità nella cura dei pazienti oncologici in tutta Europa. E’ un obiettivo qualificante della Joint Action sul Cancro della Commissione Europea iPaac (Innovative Partnership for Action Against Cancer) che ha supportato lo studio”.

“Lo studio suggerisce l’opportunità di non considerare più ‘irreversibile’ l’esperienza di malattia tumorale”, spiega Diego Serraino, direttore della struttura di Epidemiologia oncologica dell’Irccs di Aviano e coautore del lavoro. “Sapere quali sono i tempi di guarigione per sesso, età dei pazienti e, soprattutto, tipo di tumore, offre ai clinici l’opportunità di calibrare meglio i loro interventi sui pazienti e consente anche ai decisori politici di organizzare l’assistenza oncologica nella maniera più efficace ed efficiente”, conclude.

“Ciò significa potersi riappropriare della propria vita e tornare a una condizione di normalità – afferma Francesco De Lorenzo, presidente di Favo (Federazione associazioni di volontariato in oncologia) e past president dell’European cancer patients organisation (Ecpc) –. Tuttavia una percentuale non indifferente di persone guarisce infatti con più o meno piccole disabilità, e circa il 15% va incontro all’insorgenza di seconde neoplasie”.

“È pertanto urgente e necessario – avverte De Lorenzo – che i governi nazionali riconoscano concretamente che a tutte queste persone va assicurata una particolare sorveglianza socio-sanitaria attraverso percorsi ben definiti di prevenzione terziaria e, soprattutto, di riabilitazione non soltanto fisica, ma anche psicologica, sessuale, nutrizionale, insieme alle indispensabili tutele previdenziali e lavoristiche. Per questi motivi – conclude – la Commissione Ue ha formalmente riconosciuto tale esigenza sia attraverso la Mission on cancer, sia attraverso l’European cancer plan in corso di approvazione”.