Trump-Biden, prima sfida in tv: duello sui programmi 

Pubblicato da in data 28 Settembre 2020

Trump-Biden, prima sfida in tv: duello sui programmi

(Afp)

Pubblicato il: 29/09/2020 16:07

Trump vs Biden. Lo scontro, che oggi avrà il suo primo duello televisivo con il dibattito a Cleveland, tra il presidente e il candidato democratico è così radicale, totale che sui singoli temi i due sfidanti rappresentano proprio due facce inconciliabili dell’America. E se nel duello televisivo di questa sera saranno protagonisti gli argomenti attuali, come la polemica per le rivelazioni su tasse e debiti di Trump e lo scontro per la nomina della nuova giudice della Corte Suprema, vi sarà anche la contrapposizione di due programmi di governo ideologicamente opposti.

COVID

Di fronte alle critiche per la sua risposta tardiva ed insufficiente alla pandemia negli Usa, che arrivano al voto con il triste primato di oltre 7 milioni di casi e 200mila morti, Trumpha sempre enfatizzato la necessità di riaprire e rilanciare l’economia che, a causa delle chiusure di aprile e maggio, ha conosciuto, come in tutto il resto del mondo, un tracollo con decine di milioni di persone che hanno perso il lavoro. Nota l’avversione personale per la mascherina, Trump ha cavalcato politicamente anche i movimenti dell’estrema destra americana anti misure e da settimane ha ripreso regolarmente a fare comizi senza grande attenzione per le misure di distanziamento sociale.

Biden da subito ha chiesto, e promesso in caso di vittoria, un programma nazionale di test gratuiti, creando un esercito di 100mila persone addette al tracciamento dei cluster. Ha proposto di di creare almeno 10 centri di test in ogni stato, con l’impiego delle risorse e degli esperti federali. Nei mesi del lockdown nelle sue rarissime apparizioni in pubblico, il 77enne democratico si è mostrato sempre con la mascherina, sostenendo che i governatori avrebbero dovuto renderla obbligatoria nei luoghi pubblici, e per questo è stato più volte preso in giro da Trump. Ma il presidente, nel tentativo di togliere terreno all’avversario, proprio ieri ha annunciato che il governo federale invierà negli stati 150 milioni di test rapidi, con i primi 6 milioni già questa settimana.

ECONOMIA E LAVORO Trump, eletto nel 2016 con la promessa di riportare posti di lavoro ed industria manufatturiera negli Stati Uniti, nel suo primo mandato ha mantenuto la promessa dei tagli fiscali, andati soprattutto in favore delle corporation e redditi più alti, della riduzione delle regolamentazioni federali imposte alle imprese e firmato ordini esecutivi a sostegno dei prodotti made in Usa. l risultati era stato un aumento di quasi mezzo milione di posti di lavoro nel manufatturiero ed in generale un tasso di disoccupazione ai minimi storici. Con lo shock della crisi del Covid la disoccupazione è salita a cifre che non si vedevano dai tempi della Grande Depressione, con oltre il 14% ad aprile, per poi scendere gradualmente, con l’8,4% ad agosto, man mano che la ripresa economica – sostenuta dai trilioni di dollari federali investiti nei pacchetti di stimolo – sta creando di nuovo milioni di posti di lavoro. E su questo ora Trump punta e scommette per la rielezione.

Biden di fronte all’impatto devastante del coronavirus ha invocato la necessità di investire “whatever it takes” per rafforzare le piccole imprese ed aiutare le famiglie. Tra le misure proposte, l’aumento di 200 dollari dei contribuiti previdenziali da parte dei datori di lavoro, l’abolizione dei tagli fiscali per i più ricchi di Trump ed il condono di parte dei debiti per gli ex studenti che hanno preso prestiti d’onore federali. Per il dem la ripresa significa “Build Back Better”, ricostruire in meglio con azioni in favore di giovani e lavoratori a basso reddito, per i quali promette l’aumento del salario minimo federale a 15 dollari all’ora, argomento diventato una sorta di totem per la sinistra dem. Promessi investimenti pari a 2 trilioni di dollari nell’energia pulita e per la creazione di posti di lavoro sindacalizzati in questo settore.

COMMERCIO

Eletto con la promessa di mettere l’America First, Trump ha puntato la sua politica commercia nello scontro con la Cina, non mancando di coinvolgere anche alleati storici, come la Ue con l’imposizioni di tariffe su beni europei. E come i Paesi del Nord America, Canada e Messico, che ha costretto a rinegoziare un acccordo, il Nafta, considerato ingiusto per gli Usa, arrivando alla firma dell’Usmca. Ed ha abbandonato accordi multilaterali, come la Trans-Pacific Partnership, negoziato da Barack Obama con 12 Paesi alla fine del suo mandato. Per quanto riguarda il fronte principale, quello della guerra commerciale con la Cina, per quanto sia stato raggiunto, proprio prima dello scoppio della crisi del Covid una “fase uno di accordo”, gran parte delle tariffe reciproche che i due Paesi si sono imposti rimangono. Come rimangono, ed anzi sono salite alle stelle, le tensioni politiche tra Washington e Pechino.

Biden ha il suo attivo tre decenni di attività al Congresso in favore di accordi di libero scambio, e gli otto anni nell’amministrazione Obama che ha sostenuto in pieno una visione globalizzata dell’economia. In questi anni ha criticato la guerra dei dazi con la Cina di Trump come disastrosa e controproducente, ma secondo alcuni esperti, in caso di vittoria, per lui sarebbe difficile fare immediatamente marcia indietro su molti di questi dazi. Anche perché cruciale per il democratico è il sostegno dei sindacati che chiedono la protezione dei posti di lavoro. Non a caso il suo programma promette 400 miliardi federali per l’acquisto di beni americani – in materiali, servizi, ricerca e tecnologia – ed il rafforzamento di leggi per “Buy American”. Diverso il discorso per quella che recentemente un suo consigliere ha chiamato “la guerra artificiale” che Trump ha lanciato con la Ue, con la quale Biden presidente tornerebbe a cercare il massimo di cooperazione su questioni come clima, commercio e proprio la spinosa relazione con la Cina.

POLITICA ESTERA

Anche su questo fronte Trump ha promesso ed attuato, “con orgoglio” come ha rivendicato nel recente discorso all’Onu, una politica di “America First” che significa “riaffermare la sovranità americana ed il diritto di tutte le nazioni di determinare il proprio futuro”. Parole che nei fatti si sono tradotte anche in politica estera dall’ uscita da accordi come quello di Parigi sul clima fino al clamoroso ritiro dall’Oms, accusato di aver fatto gli interessi della Cina nella crisi del Covid. Non sono mancate tensioni con alleati storici come quelli della Nato, messi sotto accusa per non fare abbastanza dal punto di vista finanziario e militare per l’Alleanza, in particolare con la Germania, ‘punita’ con il ritiro di migliaia di militari di stanza nel Paese dal dopoguerra. Al contrario, a Trump viene imputato di cercare il dialogo con Paesi avversari, guidati da leader autoritari di cui subisce il fascino, come Russia e Corea del Nord. Ma i temi di politica estera che stanno catalizzando l’attenzione della campagna elettorale è la guerra alla Cina e i recenti accordi di pace, i cosiddetti accordi di Abramo, che Trump ha raggiunto in Medio Oriente tra Israele e Emirati Arabi Uniti, in chiave anti Iran, altro arci nemico dell’amministrazione Trump che ha ritirato Washington dell’accordo sul nucleare.

Da presidente Biden promette di riparare le alleanze con gli alleati, in particolare quelli della Nato maltrattati da Trump, ritornando a restaurare la reputazione dell’America come leader mondiale in una rete di relazioni multilaterali. Ma evidentemente per Biden sarà difficile allontanarsi dalle politica anticinese, sottolineando la necessità che Pechino venga considerata responsabile per le pratiche commerciali ed ambientali ingiuste. Ma il democratico cercherà di farlo coinvolgendo gli alleati storici e le altre democrazie in una coalizione che la Cina “non si potrà permettere di ignorare”.

IMMIGRAZIONE

E’ stata questa, con l’immagine della costruzione del Muro, il fondamento e la carta vincente della carriera politica dell’immobiliarista diventato presidente. Ed ora che cerca la rielezione, Trump promette che di continuare la costruzione del Muro che in questi quattro anni è stato realizzato per 445 miglia, vale a dire 716 chilometri, lungo un confine di 772 miglia. Con la sua base elettorale, Trump può rivendicare tutte le misure che l’hanno esposto in questi anni alle critiche interne, internazionali e a decine e decine di cause nei tribunali: il travel ban con il divieto d’ingresso per cittadini di Paesi islamici, l’arresto per chi attraversa il confine senza documenti con la conseguente separazione dai genitori dei minori che in migliaia sono stati detenuti, alcune volte in vere e proprie gabbie di filo spinato, come mostrano le foto che hanno fatto inorridire il mondo. Poi le decine di migliaia di deportazioni da parte della temutissima polizia antiimmigrati, l’Ice, di persone che vivevano e lavoravano da anni negli Usa. Se vince il secondo mandato, Trump promette di andare ancora oltre: abolire la lotteria dei visti, i ricongiungimenti familiari e varare un sistema di immigrazione solo su base dei meriti. Nei mesi scorsi la Corte Suprema, prima della morte di Ruth Ginsburg, ha inflitto una dura sconfitta a Trump bocciando il tentativo di abolica il Daca, la misura che protegge dal rimpatrio 650mila giovani entrati bambini nel Paese.

Biden promette nei primi 100 giorni di smontare tutto quello che Trump ha fatto contro i migranti, dalle misure per separare le famiglie, il limite imposto al numero delle richieste d’asilo ed i divieti di ingresso per cittadini di molti Paesi musulmani. Ed in particolare promette una misura permanente di protezione per i ‘dreamers’, i giovani entrati da bambini nel Paese, che permetta loro anche di avere prestiti federali per iscriversi all’università.

SANITA

Se riletto, Trump spera di contare sulla nuova Corte Suprema con sei giudici conservatori su nove per dare il colpo mortale all’Obamacare che non è riuscito a fare nei quattro anni del primo mandato, pur passando molto misure che hanno smontato elementi chiave della riforma sanitaria di Barack Obama. In cambio Trump promette di abbassare i prezzi dei medicinali anche a costo di importarli dall’estero. E di continuare la guerra alla dipendenza dagli oppiacei, che sta diventando una piaga negli Usa, ma che molti vedono in contraddizione con il suo sforzo ideologico di smantellare l’Obamacare e togliere quindi l’assistenza a milioni di americani.

L’appello di Biden è chiaro: votate per me per difendere l’Obamacare ed anzi allargare il sistema di assistenza sanitaria varato quando era vice presidente per garantire la copertura al 97% degli americani. Ma qui Biden potrebbe avere dei problemi a sinistra dal momento che non sostiene i programmi di assistenza sanitaria universale pubblica che sono il cavallo di battaglia di Bernie Sanders ed altri leader della sinistra. Biden promette di mantenere la possibilità di scegliere tra sistema privato e pubblico, con questo modellato sul Medicare, il sistema pubblico che copre gli over 65, età che vuole far scendere a 60 anni. Secondo il Committee for a Responsible Federal Budget, il piano avrebbe un costo totale di 2,5 trilioni in 10 anni.

PROTESTE E TENSIONI RAZZIALI

Presentatosi al voto del 2016 come un grande sostenitore delle forze dell’ordine, Trump ha scelto di presentarsi come presidente del “law and order” durante le proteste esplose la scorsa estate in tutto il Paese contro la violenza della polizia contro gli afroamericani e il razzismo sistematico. Pur avendo introdotto alcune riforme per la riduzione degli abusi da parte della polizia, in questi mesi Trump ha usato le proteste, specialmente nelle grandi città a guida democratica, per presentare il rischio che una vittoria di Biden porterebbe al definanziamento della polizia, attribuendo, senza fondamento, al candidato democratico argomenti dell’estrema sinistra. Anche dal punto di vista dell’ampio dibattito sul razzismo che si è avviato nel Paese, Trump ha preso una netta posizione contro la rimozione delle statue dei leader confederati e contro ogni forma di analisi critica della storia americana, scagliandosi contro i programmi di storia delle scuole ‘controllati dalla sinistra’.

Biden, come tutto il partito democratico, si è mostrato invece ricettivo di fronte alle istanze emerse dalle proteste, senza condonarne le violenze, riconoscendo che esiste un problema di razzismo che deve essere affrontato con un ampio programma di sviluppo economico e sociale con 30 miliardi di investimenti. Questo investe anche riforme nel settore della giustizia, con la riduzione dell’incarcerazione, con l’eliminazione del minimo obbligatorio per le sentenze, la decriminalizzazione della marijuana, anche retroattiva, insieme a programmi di riabilitazione e reinserimento degli ex detenuti. Contrario al definanziamento della polizia, Biden afferma che alcuni degli ingenti fondi che le città tradizionalmente riservano ai dipartimenti di sicurezza pubblica possono essere diretti invece ai servizi sociali.


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