Sileri: “No a proroga stato emergenza per ora, casi sotto controllo”   

Pubblicato da in data 29 Settembre 2020

Sileri: No a proroga stato emergenza per ora, casi sotto controllo

Pierpaolo Sileri (Fotogramma)

Pubblicato il: 30/09/2020 10:00

“Su una proroga dello stato di emergenza al momento direi di no. E’ chiaro che valuteremo anche l’andamento nei prossimi giorni dell’epidemia” da coronavirus Sars-CoV-2. A puntualizzarlo è stato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenendo ad ‘Agorà’ su Rai3. “E’ chiaro che se dovessimo avere 4 volte i numeri di oggi, le cose potrebbero cambiare. Ma non è questo il caso, né credo avremo questo incremento in pochi giorni”.

“La situazione – sottolinea – è davvero sotto controllo, i numeri lo dimostrano. Ma gli italiani sono quelli che hanno sofferto di più in questi mesi. Hanno avuto il lockdown in assoluto più lungo, hanno messo regole più rigide fin dall’inizio, iniziato a usare la mascherina molto prima degli altri. Oggi la mascherina è molto valutata dall’Oms stessa e vedete altri Paesi europei che si stanno adeguando a misure simili alle nostre. I casi saliranno. Abbiamo 1.600 positivi, di questi un terzo ha dei sintomi e di questi ultimi una piccola parte di questi richiede un intervento in ospedale e terapia intensiva. Se i numeri salgono molto lentamente vuol dire che siamo in grado di controllare bene i focolai. E’ il numero dei focolai fuori controllo che deve preoccupare. Se improvvisamente dovessimo arrivare a 2mila o 2.500 casi da un giorno all’altro, magari con un aumento così mantenuto per due o tre giorni dovrà farci preoccupare”.

“Sicuramente è necessaria una rivisitazione del nostro servizio sanitario nazionale che dal ’78 a oggi è stato un po’ modificato, ma necessita di un restyling – dice ancora Sileri a proposito degli investimenti che si potrebbero fare con i fondi del Recovery Fund -. Come ha detto il ministro, si tratta innanzitutto di investire sul territorio”. Un esempio degli aspetti a cui mettere mano? “Il Dm 70 che ha riorganizzato la rete degli ospedali cercando di renderla omogenea sul territorio nazionale probabilmente è troppo rigido e deve essere rivisto. Così come soprattutto l’esperienza Covid ci ha insegnato che sul territorio dobbiamo investire di più e cercare di arrivare quanto più vicino alle famiglie”.

Oggi – spiega il viceministro – purtroppo ci sono troppe differenze soprattutto a livello territoriale. E poi dobbiamo rivedere la sanità come aiuto in un percorso di vita, la sanità deve arrivare alla casa del cittadino, dobbiamo fare in modo che ci sia prossimità. Ognuno ha avuto l’esperienza di un familiare malato e spesso ci siamo trovati sprovvisti di un servizio a casa. Questo è mancato forse in questi anni e lì dobbiamo investire”. Puntando su “personale, strutture e tecnologie, perché sono 20 anni che in Italia si parla di digitalizzazione e telemedicina ora è il momento di farlo”.

Quanto al Mes, afferma Sileri, “non si tratta di una bandiera politica, ma di un dato di fatto: il Mes ha un trattato alle spalle che è scritto. Quindi salvo che non cambi il trattato pone dei vincoli, soprattutto in meccanismi di alert, che potrebbero diventare controproducenti non oggi quando arrivano i soldi, ma magari fra qualche anno quando ci viene richiesto di fare altri tagli. Guarda caso proprio su sanità e scuola, le due aree che hanno più sofferto in questi anni”.

“Non si tratta di un no per appartenenza politica, ma di un no magari anche con un punto interrogativo. Sarebbe da cambiare il trattato: a parole si dice che non ci sarà condizionalità? Sì, ma c’è un trattato con degli articoli. Oggi si dice di no ma magari fra qualche anno quei soldi che hai preso li dobbiamo tagliare. Questa cosa dei tagli alla sanità è già accaduta e quello che abbiamo vissuto in questi ultimi dieci anni deriva da tagli maledetti che sono stati fatti. Tagli che in alcuni casi hanno reso il sistema virtuoso perché ci sono degli sprechi in sanità ed è innegabile, i soldi che sono arrivati spesso in alcune aree e regioni sono stati gestiti male. I tagli a volte dunque sono necessari per rendere il sistema migliore, però quando sono tanti e trasversali quello è il risultato: mancano posti letto, si chiudono ospedali, il personale non ha aumenti di stipendio, non vengono fatte assunzioni. Non possiamo soffrire di nuovo questa cosa”.


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