Vaticano, verbale Milanese: “Io, emissario della Santa Sede per risolvere grana palazzo Londra” 

Pubblicato da in data 29 Settembre 2020

Vaticano, verbale Milanese: Io, emissario della Santa Sede per risolvere grana palazzo Londra

Fotogramma /Ipa

Pubblicato il: 30/09/2020 19:59

Su richiesta del Papa si sarebbe prestato a fare da intermediario nella drammatica trattativa per convincere il broker molisano Gianluigi Torzi a rimettere nella disponibilità del Vaticano il palazzo di Sloane Avenue a Londra, ma anche il suo tentativo, come diversi altri, è andato a vuoto. Questo almeno è quanto sostiene Giuseppe Maria Milanese, uomo importante nel mondo della cooperazione (oltre a essere il presidente della cooperativa sociale Osa, è al vertice di Confcooperative Sanità e vicepresidente di Confcooperative Lazio), che vanterebbe un’amicizia con il pontefice. Sarebbe stato proprio Francesco, sempre a detta di Milanese, a chiamarlo per dare una mano a districare una vicenda a cui la Santa Sede non riusciva a trovare soluzione. Anche se nell’ordinanza d’arresto di Torzi, a quanto apprende l’Adnkronos, si spiega che Milanese sarebbe invece stato coinvolto nella trattativa da un altro “emissario”, Renato Giovannini, preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Gugliemo Marconi di Roma.

Oggi il nome della cooperativa di cui è presidente, la Osa, peraltro, è stato tirato in ballo da Repubblica, in un articolo nel quale si dice che “grazie alla raccomandazione di Tirabassi” (l’allora dirigente dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, indagato nell’inchiesta sull’immobile di Londra, ndr) la Osa avrebbe ottenuto “un contratto record dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Affidato ad un soggetto che viene segnalato ‘per forti legami e ambienti e persone della camorra pugliese'”. Un articolo contro il quale la cooperativa, rappresentata dall’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, ha già predisposto querela per diffamazione, come conferma lo stesso Milanese.

La versione di Milanese, sempre a quanto risulta all’Adnkronos, è la seguente: il professionista sarebbe stato contattato a inizio dicembre 2018. Ascoltato dagli inquirenti vaticani, il manager (che non è indagato) avrebbe spiegato che sarebbe stato il Papa a chiedergli “di dare una mano su questa vicenda” in una riunione avvenuta il 18 dicembre 2018. E di essere venuto a sapere in quell’occasione dal Sostituto agli Affari Generali, mons. Edgar Pena Parra, del fatto che il broker si era tenuto mille azioni con diritto di voto della Gutt Sa, con la quale aveva rilevato da Mincione le quote della società che deteneva il palazzo di Londra, e che non voleva più consegnare l’immobile.

Sempre secondo quanto avrebbe riferito il presidente di Osa agli inquirenti vaticani, Torzi non si sarebbe fatto scrupolo ad avanzare le sue richieste neanche davanti al pontefice, salvo poi disattendere gli impegni presi. E’ proprio Milanese infatti a raccontare che il broker incontrò il Papa il 26 dicembre 2018 nella Domus Santa Marta: alla riunione parteciparono anche il cardinale Pena Parra, lo stesso Milanese, che agiva nell’interesse della segreteria, e altre due persone.

In quella occasione, in cui anche Bergoglio, appunto, fece una rapida comparsa, Torzi si sarebbe detto disponibile a rinunciare alle 1000 azioni che di fatto gli consentivano la piena disponibilità dell’immobile di Londra previo risarcimento delle spese e con un piccolo margine guadagno, costi che in un successivo incontro vennero quantificati, “con mio disappunto” dice Milanese, in 3 milioni di euro. Tuttavia, nonostante l’accordo davanti al Papa, Torzi non restituì le azioni residue della Gutt Sa.

Milanese, sempre a dar retta ad alcune indiscrezioni sulle sue dichiarazioni, avrebbe spiegato agli inquirenti di aver immediatamente percepito che Torzi non voleva mantenere gli impegni presi e di essere venuto a sapere che somme di denaro sarebbero state date o promesse anche ad altri protagonisti di questa storia oscura. E che qualche giorno prima in un incontro a Milano sarebbero arrivati a offrire al broker molisano 9 milioni di euro per riprendersi le azioni.

L’uomo delle cooperative avrebbe sottolineato agli investigatori che avrebbe inutilmente tentato di richiamare Tirabassi (dirigente ufficio amministrativo della segreteria di Stato) e Crasso (gestore delle finanze vaticane tramite Sogenel) al rispetto degli impegni presi con il Santo Padre. E racconta che, per giustificare l’ingente somma, gli raccontarono dei costi sostenuti, delle spese di registro, delle spese delle società lussemburghesi, delle due diligence nonché di presunti ammanchi di cassa che sarebbero stati provocati da società lussemburghesi.

“Io ho contestato loro la fondatezza di questi costi”, avrebbe assicurato Milanese agli investigatori.


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