Vaticano, padre Guerrero: “Perdite Palazzo Londra non coperte con Obolo”  

Pubblicato da in data 30 Settembre 2020

Vaticano, padre Guerrero: Perdite Palazzo Londra non coperte con Obolo

Afp

Pubblicato il: 01/10/2020 13:23

“Per quel che so le perdite di Londra non sono state coperte con l’Obolo, ma con altri fondi di riserva della Segreteria di Stato”. Lo sottolinea il prefetto della Segreteria per l’Economia, padre Juan Antonio Guerrero Alves, in una intervista con i media vaticani nella quale spiega anche lo stato dei conti della Curia Romana nel bilancio 2019.

La vicenda del Palazzo di Londra disorienta molti. “Capisco. E’ vero. – osserva Guerrero – .Per questo è importante che sia fatta chiarezza, che ci sia trasparenza. Intanto posso dire una cosa. Per quel che so le perdite di Londra non sono state coperte con l’Obolo, ma con altri fondi di riserva della Segreteria di Stato”.

Il prefetto dell’Economia dice che “dobbiamo essere sempre grati al Santo Popolo di Dio che aiuta la missione del Papa. Anche per questo dobbiamo essere trasparenti. Come ha scritto Papa Francesco nell’ultimo messaggio alle Pontificie Opere Missionarie, ‘la Chiesa continua da sempre ad andare avanti anche grazie all’obolo della vedova, al contributo di tutta quella schiera innumerevole di persone che si sentono guarite e consolate da Gesù e che per questo, per il traboccare della gratitudine, donano quello che hanno’. Il nostro dovere è gestire il loro dono con l’onestà, la prudenza e la lungimiranza del buon padre di famiglia”.

“Papa ci chiede che Santa Sede sia casa di vetro”

Il deficit in Vaticano è pari ad “undici milioni”, continua il prefetto. Parlando dei dati del bilancio consolidato 2019, Guerrero osserva: “Come ho già detto in passato, da qualunque parte la si guardi, la Santa Sede non è una grande entità economica. Abbiamo avuto entrate per 307 milioni di euro, abbiamo speso 318 milioni di euro. Il nostro deficit è di 11 milioni”. “Abbiamo un patrimonio netto pari a 1.402 milioni di euro. Ci sono molte high school negli Stati Uniti che hanno un volume superiore a quello della Curia romana indicato in questo bilancio”, spiega padre Guerrero.

Il patrimonio netto del Vaticano è di circa quattromila milioni, registra il prefetto. “La Curia – premette – non è tutto il Vaticano. Aggiungendo il bilancio del Governatorato, dell’Obolo, dello IOR, del Fondo pensioni e delle Fondazioni che aiutano la missione della Santa Sede, si ottiene un patrimonio netto di circa 4000 milioni di euro. Se dovessimo consolidare tutto, nel 2019 non ci sarebbe deficit, né c’è stato nel 2016, l’ultimo anno in cui tutti questi conti sono stati consolidati. Con ciò non voglio però dire che non abbiamo difficoltà e che in questa crisi del coronavirus non ne avremo di più grandi”.

Quanto alle fonti di ricavo della Curia, il prefetto per l’Economia spiega che “nel 2019, il 54%, pari a 164 milioni di euro, è stato generato dallo stesso patrimonio. L’attività commerciale (visite alle catacombe che diversamente dai musei fanno parte della Santa Sede, produzioni vendute dal dicastero della comunicazione, Libreria Editrice Vaticana, ecc.) e i servizi (tasse per alcuni certificati, tasse accademiche di istituzioni universitarie, ecc.) hanno portato un 14%, cioè 44 milioni di euro. Le entità vaticane che non si consolidano in questo bilancio (IOR, Governatorato, Basilica di San Pietro) hanno contribuito per il 14% delle entrate, 43 milioni. E le donazioni delle diocesi e dei fedeli sono state pari a 56 milioni di euro, il 18%”.

Quanto ai costi della Curia, e a come sono ripartiti i suoi costi, padre a Guerrero spiega: “Potremmo dividere i costi in tre blocchi: quello che abbiamo chiamato asset management è di 67 milioni di euro, il 21% dei costi, e include 18 milioni di euro di tasse e 25 milioni di euro spesi per la manutenzione degli edifici. Potremmo dire che questi 67 milioni di euro sono quanto ci costa generare i 164 milioni di euro di entrate di cui ho parlato prima e che sono derivanti dalla proprietà. I servizi e l’amministrazione assorbono il 14% delle spese. E le spese di missione assorbono il 65% delle spese. In generale, ciò che mi ha colpito di più quando ho conosciuto meglio la Curia è che si fa molto con poco. Ho cercato i bilanci di vari Paesi e delle regioni, non ho trovato nulla di paragonabile al mantenere 125 nunziature e missioni permanenti nel mondo con 43 milioni di euro, con la rilevanza, la capacità di mediazione e la proposta della Santa Sede.

Il prefetto per l’Economia del Vaticano analizza: “Pubblicare un quotidiano ben noto, come L’Osservatore Romano, trasmettere più di 24 ore al giorno in 40 lingue, come fanno Radio Vaticana e Vatican Media, generare notizie e spiegarle come fa Vatican News, spendendo 45 milioni di euro: non ho trovato paragoni nel mondo della comunicazione. Il messaggio del Vangelo deve arrivare fino ai confini del mondo e, per quanto possibile, è auspicabile che arrivi nella lingua propria di ciascun popolo e in un modo che possa essere compreso nella propria cultura. E poi interessante vedere come la comunicazione della Santa Sede si sia modernizzata in questi anni, persino riducendo i costi. Ancora, se guardiamo alla Biblioteca, o agli archivi o all’archeologia cristiana, che si occupano di un patrimonio non solo della Chiesa, ma dell’umanità, e lo confrontiamo con istituzioni simili: possiamo dire che lo fanno con dignità e, relativamente, con poco. Lo stesso si può dire delle istituzioni universitarie, ecc. Ogni volta che trovo un termine di paragone con altre istituzioni simili o comparabili, mi sembra che la Santa Sede faccia molto con poco, grazie a molte persone che lavorano con enorme generosità. Non voglio dire che non dobbiamo migliorare in tante cose. Ma bisogna anche sottolineare che c’è molto di ben fatto”.

E’ vero che la Segreteria di Stato vaticana rimarrà senza “portafoglio” e che i suoi fondi saranno gestiti dall’Apsa?” La Segreteria di Stato è in questo processo da mesi. Sta svolgendo il suo compito. Sta facendo un grande lavoro di chiarezza, trasparenza e ordine. Ha portato tutti i suoi fondi allo Ior e all’Apsa e parteciperà al processo di centralizzazione degli investimenti, con una gestione più tecnica e professionale”, sottolinea ancora.

“Questa affermazione sulla perdita del “portafoglio”, per quanto ne so, – dice – non è esatta. La gestione sarà fatta in altro modo, come accade agli altri dicasteri che hanno un portafoglio. In questi mesi ho visto che in Vaticano, come nel resto della Chiesa, c’è un sacro rispetto per la destinazione dei fondi, per la volontà espressa dai donatori. Quando una donazione è stata accettata per uno scopo specifico, questo viene rispettato. Molti dei fondi gestiti dalla Segreteria di Stato sono stati ricevuti per uno scopo specificato, sempre naturalmente legato alla nostra missione. Se i fondi saranno gestiti da un altro ente, dovranno rimanere associati a quello scopo, con gli stessi beneficiari”.

“L’aiuto dei fedeli all’Obolo è un modo concreto di collaborare con la missione del Santo Padre per il bene di tutta la Chiesa. Nel 2019, il fondo dell’Obolo ha coperto il 32% delle spese per la missione della Santa Sede. La struttura e i servizi sono invece coperti da fondi propri. L’incasso dell’Obolo è stato di 53 milioni di euro, di cui 10 milioni di euro donati per scopi specifici”, spiega ancora padre Guerrero Alves.

“In altre parole, – dice – il fondo ha collaborato con la missione del Santo Padre per 66 milioni di euro, 23 in più di quanto raccolto. Questo è successo negli ultimi anni. Ciò significa che ha anche decapitalizzato. Però sempre per la missione alla quale è destinato. L’Obolo deve essere amministrato con la saggezza dell’amministratore onesto, come si investono i talenti, come fa qualsiasi buon padre di famiglia, al fine di garantire al Papa l’esercizio della sua missione”.

L’Apsa è “il dicastero progettato per gestire le risorse di tutti i dicasteri”, ricorda quindi spiegando anche le ragioni della richiesta rivolta ai dicasteri lo scorso aprile perché trasferissero le loro liquidità all’Apsa.

“In aprile, – spiega -vista l’incertezza rappresentata dal lockdown, l’ho sottolineato, non sapendo quanto sarebbe durato, e ho anticipato che avrebbe influito sui ricavi. Avevamo deciso di non tagliare le donazioni e gli aiuti alle persone e alle Chiese bisognose – altri potrebbero infatti stare peggio di noi – e nemmeno gli stipendi delle persone che lavorano per la Santa Sede. E per questo sono aumentati le donazioni e gli aiuti. L’APSA doveva pagare gli stipendi, non sapevamo quanto tempo sarebbe durata la chiusura, né se avremmo ottenuto i ricavi previsti. Abbiamo quindi chiesto ai dicasteri di mantenere la loro liquidità in Apsa”.

E’ possibile – aggiunge – che, in alcuni casi, la Santa Sede sia stata, oltre che mal consigliata, anche truffata. Credo che stiamo imparando da errori o imprudenze del passato”, ammette il prefetto affrontando anche la questione degli scandali finanziari.

“Ora – dice – si tratta di accelerare, su impulso deciso e insistente del Papa, il processo di conoscenza, trasparenza interna ed esterna, controllo e collaborazione tra i diversi dicasteri. Abbiamo inserito nei nostri team professionisti di altissimo livello. Oggi esiste comunicazione e collaborazione fra i dicasteri di contenuto economico per affrontare queste questioni. La collaborazione è un grande passo in avanti”.

“Segreteria di Stato, APSA e SPE collaborano di buon grado. Possiamo certamente commettere errori, sbagliare o essere truffati, ma mi sembra più difficile – osserva Guerrero- che questo accada quando collaboriamo e agiamo con competenza, trasparenza e fiducia fra noi”.

Quanto a possibili rischi per il futuro, il prefetto per l’Economia considera: “Grandi Stati, aziende e società sono in difficoltà economiche. Messi a dura prova dalla crisi sanitaria ed economica, assumono crediti che saranno difficili da pagare, rimandano tutti i pagamenti al futuro, cercano di mantenere la liquidità di fronte all’incertezza che si prospetta. Noi che siamo piccoli non possiamo non essere in difficoltà. Dipendiamo dai rendimenti dei beni e dalle donazioni, e la crisi sta colpendo entrambi negativamente. La cosa peggiore che potremmo fare è non riconoscere la difficoltà o scegliere l’opzione “ognuno per sé”. Dobbiamo camminare insieme. Dobbiamo resistere. Resistere insieme, condividere i sacrifici. Come ha detto il Papa, la crisi può essere una situazione privilegiata che ci rende migliori. Può anche essere un’opportunità per introdurre i cambiamenti necessari, che già si sono visti”.


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