Vaticano, verbale Giovannini: “Quel giro vorticoso di telefonate e il gioco al rialzo di Torzi” 

Pubblicato da in data 30 Settembre 2020

Vaticano, verbale Giovannini: Quel giro vorticoso di telefonate e il gioco al rialzo di Torzi

Foto Fotogramma

Pubblicato il: 01/10/2020 18:48

“Torzi ha cominciato a sparare sempre più in alto e oggi sono in difficoltà a ricordare tutti i passaggi delle sue richieste”. Così il preside di Giurisprudenza dell’Università Guglielmo Marconi di Roma Renato Giovannini, ascoltato come persona informata sui fatti (non indagato) dagli inquirenti dell’Ufficio del Promotore Vaticano Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi, avrebbe spiegato alcuni passi della lunga e complessa trattativa che ha portato il Vaticano a versare 15 milioni di euro al broker Gianluigi Torzi per il rilascio di mille azioni con diritto di voto della Gutt Sa, la società veicolo con la quale lo stesso Torzi aveva rilevato per conto del Vaticano le quote della società che deteneva l’immobile di Londra dal finanziere Raffaele Mincione.

Giovannini, a quanto si legge nelle carte, avrebbe ricostruito davanti agli inquirenti l’escalation nelle richieste di Torzi. “Purtroppo nelle cifre non riesco ad essere troppo preciso perché come spiegherò a un certo punto Torzi ha cominciato a sparare sempre più in alto e oggi sono in difficoltà a ricordare tutti i passaggi delle sue richieste”, avrebbe riferito il professionista, raccontando poi: “Dopo il 26 dicembre 2018 si scatena un giro vorticoso di telefonate. Io nel frattempo insieme alle famiglie, con Intendente (l’avvocato entrato in gioco nella compravendita del palazzo di Sloane Avenue tra Mincione e Torzi, poi, secondo gli investigatori, passato a rappresentare gli interessi di Torzi nella trattativa con il Vaticano, ndr) e altri amici mi sono spostato a Ortisei per la settimana bianca. Torzi in queste telefonate ha cominciato a giocare a rialzo accampando varie pretese aggiuntive. Ricordo che Torzi a un certo punto ipotizzò anche una cifra intorno ai 18 milioni. Giunse perfino a ipotizzare 24 milioni per restituire l’immobile alla Santa Sede. Milanese (Giuseppe Maria Milanese, definito dagli inquirenti un altro “emissario della Segreteria di Stato”, ndr) mi contattò per sollecitare una chiusura ragionevole dell’accordo. Intendente teneva i rapporti con Torzi e veicolava le richieste di quest’ultimo alla Santa Sede, anche se non so con chi”.

Torzi “ha sfruttato la posizione di titolare delle quote della società veicolo con la quale aveva rilevato il valore dell’immobile londinese, per farsi corrispondere somme, perché altrimenti non avrebbe restituito l’immobile”, avrebbe detto ancora Giovannini, che, agli investigatori che gli chiedevano se dunque il broker avesse fatto un’estorsione, avrebbe replicato: “Non sono in grado di qualificare giuridicamente l’accaduto ma ritengo che effettivamente Torzi stesse chiedendo una somma importante e non giustificata”. Giovannini, dunque, secondo gli investigatori, “pur non volendosi impegnare nella qualificazione giuridica, non ha negato come l’atteggiamento di Torzi avesse assunto i toni di un ricatto”.

Dal canto suo, Giovannini ha precisato, attraverso il suo legale, l’avvocato Giorgio Amato, che, sia quale titolare della omonima società di consulenza aziendale sia quale Rettore Vicario della Università Guglielmo Marconi, “non ha mai rivestito alcun ruolo nella vicenda afferente la cessione delle quote da parte del signor Torzi alla Santa Sede né ha mai agito per conto o nell’interesse di una o dell’altra parte, sia quale professionista che nella veste accademica”. E ha spiegato che, “in sede di semplice audizione da parte degli ‘inquirenti vaticani’ quale persona informata sui fatti, non ha mai affermato di ‘non poter negare che le richieste dell’imprenditore’ avessero i toni di una estorsione”.


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