È morto Derek Mahon, poeta dell’iconica ‘Andrà tutto bene’ 

Pubblicato da in data 1 Ottobre 2020

È morto Derek Mahon, poeta dell'iconica 'Andrà tutto bene'

(Fotogramma)

Pubblicato il: 02/10/2020 16:45

di Paolo Martini

Lo scrittore nordirlandese Derek Mahon, uno dei poeti contemporanei di lingua inglese di maggiore originalità, con la sua voce che si è levata ostinatamente contro le tensioni e le violenze dell’Irlanda del Nord, è morto all’età di 78 anni dopo una breve malattia la notte scorsa nella città irlandese di Cork. Annunciando la sua scomparsa l’editore Gallery Press lo ha definito un “maestro della poesia” e un “artista puro”.

All’inizio della pandemia di coronavirus nello scorso marzo, sulla tv pubblica irlandese a conclusione del notiziario serale Mahon lesse la sua iconica poesia “Andrà tutto bene”. Pubblicata nel 2011, la poesia è diventata un mantra in Irlanda durante il Covid, dopo che si era diffuso lo slogan “Andrà tutto bene”.

Nelle sue raccolte poetiche ha affrontato temi legati alla quotidianità, ma anche all’identità, alle radici culturali, alla brutalità della storia, con un tono di volta in volta ironico, straniato o malinconico, stilisticamente consapevole della tradizione letteraria. Si è affermato con “Night crossing” (1968), un’opera poetica con cui ha elaborato temi tratti dalla vita quotidiana rivelando grande perizia tecnica. Alla sua opera lo studioso Enrico Reggiani ha dedicato il saggio “In Attesa della Vita, Introduzione alla poetica di Derek Mahon” (Vita e Pensiero, 1996). Tra le sue raccolte di versi tradotte in italiano “L’ultimo re del fuoco” (Trauben, 2000) e il racconto “Il ponte della pioggia” (Valige rosse, 2019).

Nato a Belfast il 23 novembre 1941, Mahon si è specializzato in francese presso il Trinity College di Dublino (1965); dopo aver insegnato per alcuni anni e aver trascorso un periodo in Canada e negli Stati Uniti, si è stabilito a Londra (1970), dedicandosi al giornalismo e svolgendo attività redazionale per varie riviste (“Atlantis”, “Vogue”, “New statesman”). Ha inoltre collaborato con la Bbc scrivendo numerosi adattamenti per la televisione. Straniamento, arguzia, ironia avvicinano Mahon a Louis MacNeice e a Samuel Beckett, anche se nelle sue raccolte poetiche diviene sempre più manifesto l’elemento malinconico e inquietante della sua ispirazione: “Lives” (1972) e “The snow party” (1975), spesso concentrate su figure dell’isolamento e della marginalità, “Light music” (1977) e “Poems 1962-1978” (1979).

In “The hunt by night” (1982), che trae il titolo da una poesia dedicata al dipinto “La caccia notturna” di Paolo Uccello, Mahon affronta il nodo civiltà-barbarie in un linguaggio asciutto che sottolinea l’impotenza dell’uomo di fronte alla violenza della storia. Lo stesso tema è sviluppato in “A Kensington notebook” (1984) e in “Antarctica” (1985), utilizzando modelli tratti da tradizioni antiche e moderne.

Ancora più scabro il linguaggio dei successivi “The Yaddo letter” (1992), “The Hudson letter” (1995), “The yellow book” (1997), dove la parola poetica, nel tentativo di dar voce a un universo sempre più disincarnato e muto, raggiunge le estreme frontiere della dicibilità. Tra le raccolte più recenti “Harbour lights” (2005).

Mahon è autore, oltre che di traduzioni, di adattamenti televisivi e riscritture teatrali dai classici greci (“The Bacchae: after Euripides”, 1991) e francesi (“The school for wives: a play in two acts after Molière”, 1986; “Racine’s Phaedra”, 1996, “Cyrano de Bergerac”, 2004). Ha curato, insieme a Peter Fallon, “The Penguin book of contemporary Irish poetry” (1990). Ha raccolto i suoi scritti giornalistici in “Journalism: selected prose 1970-1995” (1996). Numerose le raccolte delle sue poesie (“Collected poems”, 1999; “Selected poems”, 2000).


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