Migranti: Anvcg a Lampedusa con opere di Pietro Perrone per Giornata Memoria e Accoglienza  

Pubblicato da in data 2 Ottobre 2020

Anvcg a Lampedusa con opere di Pietro Perrone per Giornata della Memoria e dell'Accoglienza

Pubblicato il: 03/10/2020 13:07

Il 3 ottobre -come ogni anno- avrà luogo la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, in ricordo di tutte le vittime dell’immigrazione. L’isola di Lampedusa è tradizionalmente il centro della commemorazione di questa ricorrenza, che è fissata nel giorno del naufragio nel Mar Mediterraneo in cui persero la vita 368 migranti.

Anche quest’anno, l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG) sarà presente per la celebrazione della ricorrenza, con la convinzione che, all’interno del complesso fenomeno “migrazione”, debba essere riconosciuta la specificità di coloro che fuggono da guerre e conflitti, cui deve essere garantito quel diritto alla vita sancito in modo univoco dalle convenzioni internazionali, naturalmente nel rispetto della sicurezza delle popolazioni ospitanti.

“Secondo l’ultimo report dell’UNHCR sulle migrazioni forzate nel mondo, la gran parte delle oltre 79 milioni di persone costrette a lasciare la propria casa proviene da paesi sconvolti da anni di guerre, conflitti e situazioni di crisi interna endemica”, dichiara il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Giuseppe Castronovo. “Si tratta quindi a tutti gli effetti di vittime civili di guerra ed è per questo che l’ANVCG è sempre voluta essere presente qui per questa ricorrenza, in nome di una solidarietà umanitaria che va al di là di ogni confine”.

Tra le tante iniziative nate intorno la celebrazione di questa Giornata, un posto di rilievo spetta al Museo della fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo, inaugurato nell’estate del 2016 alla presenza del Presidente Mattarella e riaperto lo scorso 2 luglio, grazie alla collaborazione tra il Comune di Lampedusa e Linosa, il Comitato 3 ottobre e l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. Il museo ospita un’esposizione permanente di fotografie, dipinti, testi e altri oggetti recuperati in mare e appartenenti ai migranti che hanno affrontato il Mediterraneo per fuggire dai loro paesi di origine, oltre ad altre opere d’arte e materiali mostrati allo scopo di far comprendere la drammatica realtà del fenomeno migratorio.

Quest’anno, grazie all’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e al Comitato Tre Ottobre e con la collaborazione della curatrice Romina Guidelli, il Museo si è arricchito con l’installazione di tre importanti tele del maestro Pietro Perrone provenienti dalla serie Macerie, eseguite dall’artista tra il 2018 e il 2019. Due di queste – intitolate “Mare Nostrum” e “Mare Nostrum 2” – ritraggono, con vigorose pennellate d’olio e segni incisi, prue di imbarcazioni come violenti simboli di naufragio. La terza importante tela, “L’origine”, ritrae invece lo sguardo smarrito e profondo di una madre.

Pietro Perrone – tra gli artisti più apprezzati del momento – ha espresso soddisfazione per essere stato coinvolto in questo progetto dal così alto valore etico. “La Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione sia un primo momento per prendere coscienza di una situazione drammatica che nessuno si può permettere di evitare. Questo è un problema a livello mondiale che tutti hanno la responsabilità di risolvere. Le persone che sono in difficoltà non si possono mandare via, bisogna trovare una soluzione tutti insieme”.

Parlando delle sue opere, Perrone ha spiegato come sono nate “Mare Nostrum” e “Mare Nostrum 2”: “Stavo preparando una serie di lavori sulle macerie, le macerie delle città, perché l’origine di tutte queste migrazioni nasce anche da tutta questa distruzione che c’è stata in questi ultimi 20 anni. E la gente vede solo la televisione. Quindi, per capire un po’ meglio, perché non ho mai fatto un viaggio in un paese di guerra, sono andato ad Amatrice subito dopo il terremoto perché volevo capire bene, e da lì vedi veramente la tragedia e la distruzione. Penso sia la stessa cosa di una guerra. E quando si distrugge una popolazione, la popolazione che rimane da qualche parte deve andare. Ha il diritto di ricominciare. E una delle grandi responsabilità di tutte queste guerre è l’occidente. Non possiamo nasconderlo il problema, questa è una realtà”.

Poi un accenno alla direzione della prua: “L’idea era di fare queste grandi prue in acqua, al buio, dove lo spettatore, guardando, è il naufrago, sta nell’acqua; perché di fatto, anche noi siamo naufraghi, naufraghi di una situazione drammatica e non possiamo nasconderci. Tutti siamo responsabili. Questa era l’idea. Poi ho iniziato a lavorare ad una mamma che al buio, perde un figlio, gli scivola nell’acqua; ho pensato al dolore e alla disperazione di una persona in queste condizioni. E da lì è iniziata questa serie di lavori”.

Su “L’origine”, invece, Perrone ha dichiarato: “Se leggiamo la storia dell’uomo, le origini del mondo vengono da una donna nera. E quella è l’origine. La nostra mamma, di tutto questo mondo, è una donna nera. E invece noi adesso cosa facciamo? La nostra mamma la cacciamo. Anzi, chiediamo pure, se sta su una nave, di affondarla”.

“Insieme a Romina Guidelli, che è la curatrice della mostra, ho cercato di mettere questi lavori proprio in un punto dove lo spettatore fosse in basso, sott’acqua, guardando la prua da sotto; in modo tale da sentirsi, anche per un solo momento, in quelle condizioni, spinto a riflettere la condizione di una persona, di un essere umano, o di un bambino, o di una madre con il bambino in braccio, al buio in mezzo al mare. Le mie sono tele migranti perché il pensiero dell’artista è migrante. Migra dove sente che c’è qualcosa da dire oppure per mettere lo spettatore nella condizione di osservare per imparare, per ragionare. Poi queste tele sono migranti perché sono nate qui e hanno fatto questo grande viaggio in nave e sono state portate nell’isola di Lampedusa dove hanno trovato una casa ed un’accoglienza. Quello che cercano anche i migranti.L’arte può aiutare a riflettere sulle responsabilità. Penso che in questo momento la parola più importante sia responsabilità, che è un qualcosa che un po’ abbiamo dimenticato”.

E sull’importanza dell’arte come messaggio civile, Perrone ha precisato: “Beh, è chiaro, lo vediamo da quello che sta succedendo. Nel momento in cui un essere umano chiede che vengano lasciati in mezzo al mare donne e bambini affamati, gente malata, vuol dire che ormai non c’è più riflessione. Le merci non si bloccano mai e le persone sì”.


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