Greta, Oms e attivisti di Hong Kong tra candidati a Nobel per la pace 

Pubblicato da in data 4 Ottobre 2020

Greta, Oms e attivisti di Hong Kong tra candidati a Nobel per la pace

(AFP)

Pubblicato il: 05/10/2020 15:29

Da Greta Thunberg agli attivisti di Hong Kong, passando per l’Organizzazione mondiale della sanità. Sono solo alcuni dei candidati al Premio Nobel per la pace 2020, il cui vincitore verrà annunciato venerdì 9. Sono 318 i candidati di quest’anno, il quarto numero più alto di sempre, mentre già si conoscono i nomi di due candidati per il 2021: il presidente americano Donald Trump e il rivale democratico alle eleziooni del mese prossimo Joe Biden.

Nonostante la Fondazione Nobel non riveli la lista completa dei candidati per 50 anni, questi vengono spesso annunciati pubblicamente da coloro che li propongono per il riconoscimento. E anche quest’anno – per la gioia dei bookmakers – alcuni nomi sono emersi con largo anticipo. Tra le 211 persone fisiche candidate, una delle più quotate per la vittoria è Greta Thunberg, che potrebbe diventare la seconda persona più giovane di sempre a ricevere un Nobel, dopo il riconoscimento assegnato alla pachistana Malala Yousafzai nel 2014, per aver promosso il diritto dei bambini all’istruzione. La 17enne attivista svedese fu nominata anche l’anno scorso per aver ispirato un movimento globale di sensibilizzazione sul cambiamento climatico.

Membri del partito della Sinistra tedesca hanno nominato la ‘talpa’ americana Edward Snowden, per aver rivelato l’esistenza di programmi di sorveglianza di massa negli Stati Uniti, il fondatore di WikiLeaks Julian Assange e l’ex analista dell’intelligence militare statunitense Chelsea Manning, che ha lavorato con Assange per far trapelare un’enorme quantità di materiale classificato nel 2010.

L’ex presidente del Consiglio europeo e leader del Partito Popolare Europeo, Donald Tusk, ha proposto la nomina degli oppositori bielorussi Sergey e Svetlana Tikhanovskaya: “Credo sarebbe un segnale forte se l’Ue nominasse Svetlana Tikhanovskaya e suo marito Sergey, che è ancora in prigione, per il Premio Nobel per la pace. Per rendere omaggio a tutti i bielorussi coinvolti nel movimento più pacifico visto da anni”, ha scritto su Twitter. Tra gli altri dissidenti in lizza c’è anche il russo Alexei Navalny, leader dell’opposizione e critico del Cremlino, avvelenato con un agente nervino nell’agosto scorso, secondo quanto da lui stesso denunciato su ordine di Vladimir Putin. “Navalny era sulla nostra lista già prima di essere avvelenato, e l’accaduto dimostra quanto è difficile essere un politico dell’opposizione in Russia”, ha detto alla Cnn Henrik Urdal, direttore del Peace Research Institute di Oslo, che ogni anno stila una lista di cinque probabili vincitori.

Intanto il presidente americano Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden estendono la loro rivalità anche all’assegnazione del Nobel per la pace: sono entrambi stati nominati per il 2021. Trump per aver negoziato gli accordi di normalizzazione dei rapporti di Israele con gli Emirati Arabi ed il Bahrein, Biden per aver promosso la forza del dialogo e non esser mai ricorso a soluzioni violente. Una sfida nella sfida che al momento vede Trump in leggero vantaggio, essendo già stato nominato tre volte.

Sono poi 107 le organizzazioni candidate al Nobel per la pace 2020. Stando ai bookmaker online, l’Oms sarebbe quella con più probabilità di vittoria, in particolare per il ruolo svolto nella gestione della pandemia di coronavirus. Ma Urdal ed altri esperti hanno detto di essere “abbastanza scettici, principalmente a causa delle critiche mosse all’Organizzazione”, come quelle del presidente americano Trump, che l’accusa di essere troppo ‘filocinese’. La grande maggioranza dei leader globali ne ha però difeso l’operato. Tra le altre organizzazioni, sono presenti anche gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong, proposti da legislatori in Norvegia e negli Stati Uniti, e Black Lives Matter, per aver riportato i temi del razzismo sistemico e la brutalità della polizia all’attenzione globale.

Il Comitato norvegese per il Nobel potrebbe scegliere anche il movimento di rivolta popolare in Sudan, che ha estromesso il presidente Omar al-Bashir, in particolare assegnando il premio alle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc) e alla giovane attivista simbolo delle manifestazioni Alaa Salah.

Dan Smith, direttore dello Stockholm International Peace Research Institute, ha suggerito invece che il comitato per il Nobel potrebbe prendere in considerazione un premio specifico per i diritti umani o il cambiamento climatico, visti pochi progressi nel mondo “sui conflitti, pace e la sicurezza”. C’è “una netta connessione tra cambiamento climatico e pace – ha detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa – a causa dell’impatto sulla stabilità politica e sul benessere delle persone”. Ciò potrebbe motivare un premio a Greta o ad altri attivisti e organizzazioni.

Infine, la proposta di Henrik Urdal: un premio per la libertà di stampa e dei media, citando il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) con sede a New York, e Reporter senza frontiere (Rsf). “I giornalisti sono spesso in prima linea per riportare gli eventi di guerra e pace”, ha sottolineato alla Cnn, aggiungendo che la comunità internazionale ha bisogno di “informazioni accurate” per poter valutare e rispondere ai conflitti.


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