Vaticano, parla Marogna: “Pagata da Becciu per mio lavoro, non ho rubato un euro” 

Pubblicato da in data 4 Ottobre 2020

Pubblicato il: 06/10/2020 00:17

Non sono la nipote del cardinale Becciu né la sua dama segreta, sono allusioni vergognose. Io ho lavorato per il Vaticano, è vero. Ho conosciuto l’ex sostituto quattro anni fa, e per la Santa Sede ho costruito una rete di relazioni diplomatiche di alto livello. Che servivano, certo, anche a prendere informazioni per provare a liberare preti e suore rapiti in territori difficili. Ma non ho rubato un euro”. A parlare, in una intervista al “Domani”, è Cecilia Marogna, la “donna dei misteri” che ha ricevuto 600mila euro da un fondo della segreteria di Stato sul conto corrente di una sua società in Slovenia, all’epoca in cui il sostituto agli Affari generali era il cardinale Angelo Becciu.

Ho una lettera del cardinale che mi autorizza a viaggiare ed avere relazioni diplomatiche per aiutare la Chiesa in territori difficili – spiega Marogna – Ma non l’ho mai dovuta mostrare glielo assicuro. Serviva per dimostrare a vescovi in posti lontani che non ero una mentitrice. Sa io conosco persone di un certo tipo, e da loro sono stimata. Conosco i vertici dei servizi segreti italiani. Io mi sono sempre comportata bene perché costruisco ponti e soluzioni, non litigo con nessuno. Sono proattiva. Io qui invece vedo sputtanamento di basso livello nei miei confronti”.

Per il cardinale Becciu e per la segreteria di Stato “ho costruito reti di alto livello – racconta – Nei paesi e nelle aree più a rischio. In Medio Oriente, in Africa, in Uganda, Mali, Burkina Faso. Ho fatto una mappatura delle missioni, delle diocesi più remote. Un lavoro che il Vaticano non aveva mai fatto: le nunziature non fanno certo report di geopolitica, analisi di dati sul territorio. Che c’è di male?”.

I 600mila euro? “Era il dovuto per il lavoro svolto in quelle aree – sottolinea Marogna al Domani – Ma questi soldi li ho girati per operazioni diverse, sempre per lo stesso fine. Se avete i miei report bancari vedrete che ci sono delle società in Somalia ha cui ho dato denari. Non è che in alcuni paesi vai a pagare le fonti col bancomat. Ci sono intermediari londinesi, pure”.

Quanto alle ipotetiche operazioni segrete per liberare ecclesiastici rapiti, “sono al corrente di queste situazioni – dice – Potevo avere informazioni sensibili riguardo a questo, ma non è che io andavo dai terroristi a prendere l’ostaggio. Posso parlare con gli intermediari per cercare di risolvere le situazioni. Ma le posso pure dire che io e Becciu non eravamo gli unici a gestire certe attività. Ma questi 600mila euro non servivano a pagare riscatti! Innanzitutto non mi risulta che il Vaticano abbia mai pagato nulla alle organizzazioni criminali. Poi, nel caso, servono molti più soldi per chiudere eventuali trattative, mica questi pochi spiccioli. Non c’è logica in queste presunte accuse”.

Alle indiscrezioni che parlano di viaggi, regali e oggetti di lusso acquistati con i soldi della beneficenza, Marogna replica: “Tutte spese che servivano a creare rapporti di cooperazione. Stiamo parlando di poche centinaia di migliaia di euro spesi in oltre quattro anni. E i bonifici che ha ricevuto la mia società dal Vaticano comprendevano anche il mio stipendio. Mica faccio la missionaria scusi? Potrò essere pagata per il lavoro che ho fatto? Tra viaggi e pagamenti vari quanti soldi posso aver tenuto per me? Ci pensi, suvvia”.

“Scrivono male di me semplicemente perché svolgo bene il mio lavoro, e mantengo sempre discrezione e riservatezza. Forse a qualcuno infastidiscono i miei risultati professionali. Comunque vivo in una casa in affitto e ho una Toyota da 10 anni. Lavoro e mantengo mia figlia e sono cointestataria del mutuo dei miei genitori. Magari fossi milionaria”, aggiunge ancora Marogna.

Quanto all’incontro con Becciu nel 2016, spiega: “L’ho voluto incontrare per fare con lui un confronto di analisi geopolitiche. Lui era stato nunzio in Angola, e volevo capire quello che aveva vissuto lui in Africa. Poi sono arrivate crisi gravi e sequestri a catena. Gli ho proposto di raccogliere dati. Ho speso i soldi che mi arrivavano direttamente sui territori. Poi certo c’è anche il mio compenso: io non lavoro gratis. Ma con 600mila euro non si pagano riscatti. Parliamo di altre cifre. Mica i terroristi hanno l’anello al naso”.


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