Mali, dal golpe di agosto al nuovo governo: un Paese sempre su orlo crisi 

Pubblicato da in data 8 Ottobre 2020

Mali, dal golpe di agosto al nuovo governo: un Paese sempre su orlo crisi

(Foto Afp)

Pubblicato il: 09/10/2020 15:00

Un Paese fortemente instabile, teatro di recente dell’ennesimo colpo di Stato e sotto la costante minaccia jihadista, da pochi giorni con un nuovo governo che dovrebbe portare a elezioni dopo una fase di transizione di 18 mesi. E’ questa la turbolenta situazione del Mali, dove ieri le autorità hanno annunciato il rilascio di quattro ostaggi in mano a presunti gruppi jihadisti: i due italiani Padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, la francese Sophie Pétronin e il leader dell’opposizione maliana Soumaila Cisse.

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E proprio da quest’ultimo bisogna partire per ricapitolare i recenti eventi che hanno scosso il Mali negli ultimi mesi. L’episodio che ha fatto degenerare la situazione sono state le elezioni parlamentari di marzo, vinte tra accuse di brogli dall’allora presidente Ibrahim Boubacar Keita.

Sul voto, tuttavia, ha pesato in modo determinante il rapimento di Cisse, avvenuto tre giorni prima dell’apertura dei seggi. Il sequestro ha scatenato forti proteste contro il governo, facendo da detonatore per una latente insofferenza della popolazione.

Il verdetto ad aprile della Corte costituzionale che ha attribuito altri 31 seggi al partito di Keita ha esasperato ancora di più gli animi. Sono iniziate manifestazioni contro il governo, sotto accusa per i sospetti brogli, la corruzione e una gestione approssimativa – secondo i dimostranti – dell’emergenza Covid e delle sue conseguenze economiche, oltre che per l’incapacità nel risolvere i problemi di sicurezza legati ai gruppi jihadisti. La folla ha chiesto le dimissioni di Keita.

Dopo mesi di proteste, poco dopo Ferragosto, il 18 per la precisione, un gruppo di soldati si è ammutinato nella base militare di Kati, alla periferia di Bamako. Era il segnale dell’inizio di un nuovo colpo di Stato che ha portato all’arresto e poi alle dimissioni di Keita su pressione della giunta militare.

Il 25 settembre, a quasi sei settimane dal golpe, il presidente del governo di transizione ed ex ministro della Difesa, Bah N’Daw, ha giurato per un periodo di 18 mesi. Due giorni dopo, N’Daw ha firmato la nomina dell’ex ministro degli Esteri Moctar Ouane come primo ministro del governo transitorio. Il vice di N’Daw è il leader della giunta militare, Assimi Goiti.

Lunedì scorso il presidente in carica ha nominato il nuovo governo, nel quale i militari ricoprono ruoli chiave. Quattro ministeri strategici ovvero Difesa, Sicurezza, Amministrazione territoriale e Riconciliazione nazionale, infatti, sono stati affidati a colonnelli. Sadio Camara, che era a capo della base di Kati da cui è partito il colpo di Stato, è il nuovo ministro della Difesa.

Gli eventi delle ultime settimane, con la nascita di un governo e la promessa di un passaggio dei poteri ai civili tra un anno e mezzo, hanno convinto oggi l’Unione africana a revocare la sospensione della membership del Mali a seguito del colpo di stato.

In un messaggio pubblicato su Twitter, il massimo organo dell’organizzazione panafricana ha indicato che “in considerazione dei recenti eventi politici positivi” si è deciso “di revocare la sospensione che era stata imposta al Mali”. D’ora in poi il Paese “è autorizzato a partecipare a pieno titolo a tutte le attività dell’Ua”.


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