Aspi, su dossier pende l’ultimatum ma confronto continua 

Pubblicato da in data 9 Ottobre 2020

Aspi, su dossier pende l'ultimatum ma confronto continua

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Pubblicato il: 10/10/2020 06:45

Sono ancora giornate cruciali per il dossier Aspi. Sulla partita pende, in queste ore, la spada di Damocle dell’ultimatum imposto dal governo per arrivare a una soluzione ed evitare la revoca della concessione. Giorni intensi come dimostra il fitto carteggio tra le parti in causa: giovedì la lettera di Aspi al Governo, resa nota dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli in cui Aspi dice sì al testo dell’accordo transattivo, ma senza la clausola che vincola l’efficacia dell’intesa al passaggio di Aspi sotto il controllo di Cdp. Lettera che verrà ora approfondita con il Mef e la presidenza del Consiglio prima di arrivare a una decisione probabilmente in occasione del prossimo Cdm che, come annunciato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte nei giorni scorsi, farà il punto sulla situazione e prenderà “le valutazioni conseguenti”.

La lettera è stata inviata da Aspi al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Chieppa e ai capi di gabinetto del Mit e Mef, Alberto Stancanelli e Luigi Carbone. E quest’ultimo, a sua volta, avrebbe trasmesso una lettera ai vertici di Atlantia, l’ad Carlo Bertazzo e il presidente Fabio Cerchiai, nella quale, secondo il carteggio riportato da organi di stampa, verrebbe respinta l’accusa di presunta incompatibilità della cessione a Cdp “con un processo trasparente e a condizione di mercato”. Cioè proprio quello che Atlantia pone come condizione e che l’operazione così come configurata dall’accordo di metà luglio non garantirebbe. Non ci sarebbero in questa lettera toni ultimativi e minacce di revoca. E comunque anche da parte di Atlantia ci sarebbe disponibilità al dialogo senza pregiudizi nell’ambito del percorso attivato.

Alla luce di questi sviluppi, rimane comunque difficile il possibile approdo di una vicenda annosa, che a metà luglio sembrava aver imboccato l’ultimo tornante e che invece si è arenata a fronte degli scogli incontrati nel corso della trattativa tra Atlantia e Cdp, a cominciare dal problema della manleva chiesta dalla Cassa per continuare con il nodo del debito.

Intanto il viceministro ai Trasporti, Giancarlo Cancelleri ha battuto di nuovo il pugno sul tavolo considerando l’atteggiamento di Aspi “vergognoso e inaccettabile”. Per Cancelleri, “dopo mesi di trattative e interlocuzioni mi sembra evidente che l’atteggiamento di Aspi sia tutt’altro che ragionevole o di chi ha intenzione di trovare un accordo. Il Governo non tratta al ribasso! Da subito dopo la tragedia del Ponte Morandi, il Governo ha chiarito che le concessioni autostradali andavano riviste, anche la Corte dei Conti ha confermato che si trattava di concessioni troppo sbilanciate a favore del concessionario e mentre sono ancora in corso le indagini della magistratura per trovare i responsabili di 43 vittime, quello da parte di Aspi continua ad essere un tono prepotente”. Il viceministro ha sottolineato inoltre che “forse non è chiaro un dettaglio” ma “la procedura di revoca è già stata avviata”. Atlantia in data 14 luglio, ha rilevato, “si è impegnata, sottoscrivendo un documento, al fine di evitarla, ma è chiaro che non ci sono le condizioni, perché ieri ci hanno fatto sapere che non intendono rispettare una parte di quegli impegni presi. Se le cose stanno così, la revoca rimane l’unica via”.

Ma la revoca comunque rappresenta un rischio per lo Stato. Lo ha ricordato il presidente della Commissione Trasporti della Camera ed esponente di Iv, Raffaella Paita sottolineando all’Adnkronos che “c’è il rischio grosso che i costi della revoca vengano pagati dai cittadini, quindi reiterare su una strada che fino ad oggi non ha portato a una soluzione del problema, e anzi ha complicato la vicenda, sicuramente non è condivisibile”.

Paita si è detta anche preoccupata per il tema investimenti “perché nel tempo intercorso di questa vicenda non ho chiari, e chiedo che lo siano, quali sono gli investimenti di manutenzioni su cui società Autostrade è andata avanti. Altra questione su cui mi auguro ci sia un chiarimento riguarda gli investimenti delle opere nuove, a Genova stiamo aspettando la Gronda che è un’opera fondamentale, è chiaro che il continuo rinvio delle questioni e dei problemi non aiuta ad avere opere essenziali come la Gronda”.

Vittorio Domenichelli, già ordinario di diritto amministrativo all’Università di Padova, in un intervento pubblicato su ‘Il Sole 24 Ore’ ha espresso le sue preoccupazioni per il dossier. Non c’è dubbio, argomenta il giurista, che in caso di accertamento delle responsabilità per crollo del ponte Morandi la decadenza della concessione “sarebbe un atto dovuto”, secondo quanto previsto dalle regole in caso di violazione degli obblighi imposti al concessionario. “Ma quel che sconcerta – sostiene Domenichelli – è la strada intrapresa dal Governo che, a quanto si legge, sta trattando la chiusura ‘transattiva’ del procedimento di revoca, quando ancora non risultano accertate le effettive responsabilità della concessionaria, a fronte della cessione da parte di Atlantia del controllo di Aspi alla Cassa Depositi e Prestiti”.

“Ora, qualsiasi studente di giurisprudenza sa – spiega ancora Domenichelli – che utilizzare un potere pubblico – qual è il potere di revoca – per finalità diverse da quelle per cui il legislatore lo ha attribuito costituisce un vizio del provvedimento, che si chiama eccesso di potere per sviamento, proprio perché integra un uso deviato del potere amministrativo. E non pare dubbio che potrebbe integrare questo vizio, il più grave tra le patologie dei provvedimenti amministrativi, una revoca che fosse assunta non a causa del comportamento colpevole, debitamente accertato, della società concessionaria, ma perché un soggetto diverso – la società che la controlla e alla quale non si può imputare alcuna responsabilità di quanto è accaduto, per causa o meno della concessionaria – non abbia inteso sottostare alle pretese del Governo e abbia rifiutato di cederne il controllo all’acquirente designato dal Governo stesso”.

“E’ evidente – prosegue il giurista – che così operando si sta coartando la libertà negoziale di un soggetto privato, che costituisce la principale espressione dell’autonomia privata, un baluardo degli ordinamenti liberi e democratici, che non può essere assoggettata al potere pubblico se non nei casi espressamente previsti dalla legge. E certo nessuna legge consente al Governo, massimo esponente del potere pubblico, di imporre ad una persona, fisica o giuridica che sia, di alienare a terzi alcuno dei beni che questa possieda. Né costituisce un’attenuante, anzi appare piuttosto un’aggravante, che il potenziale acquirente indicato dal Governo sia la Cdp, un ente controllato dallo Stato, che oltretutto sembrerebbe voler comprare a un prezzo non verificato dal mercato: il che espone il Governo all’accusa di voler favorire sé stesso e la Cassa a quella di tradire la sua natura di ‘market unit’ che le impone di operare nel mercato alla stregua di qualsiasi operatore privato. Tutta la complessa vicenda è oggetto di incaute dichiarazioni a mezzo stampa di esponenti di primo piano del Governo che ovviamente incidono pesantemente sui titoli di una società quotata in borsa”.

L’opposizione, intanto, continua a puntare il dito contro il Governo. “A questo punto non so dire se ha fatto più danni Autostrade o il governo, sembrano dei bambini all’asilo che litigano. Trovo imbarazzante che il Paese sia ostaggio di persone che non sanno decidere”, spiega all’Adnkronos l’esponente della Lega ed ex viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Edoardo Rixi commentando gli sviluppi del dossier Aspi. “Fino ad ora – prosegue Rixi – il governo ha pensato solo a bloccare le opere … Pensassero invece a quando fare la Gronda o a quando sbloccare i piani economici per i sovrappassi. Sulla revoca facciano quello che vogliono basta che prendano una decisione”. A questo punto, conclude Rixi, “non vedo soluzioni per la vicenda, mi sembra di essere nel giorno della marmotta, riviviamo sempre la stessa scena”.

La tragedia del ponte Morandi, sottolinea dal canto suo il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova, “impone di accertare le responsabilità, punire i colpevoli e risarcire nel limite del possibile i danni (ben sapendo che vi sono danni irreparabili). Questo non c’entra però nulla con l’atteggiamento attuale del Governo: evocare la revoca della concessione se Autostrade non venisse ceduta a Cdp alle condizioni e al prezzo imposti dall’esecutivo, configura una minaccia di esproprio che finirebbe per danneggiare tutti gli azionisti e gli stakeholder e già sta minando la credibilità dell’Italia come luogo dove gli investimenti sono tutelati dalle regole dello stato di diritto e dove anche gli operatori pubblici si devono muovere secondo regole eque e prevedibili”.

Il M5S, aggiunge, “sta imponendo al Governo anche in questo caso una deriva populista e illiberale, che, ripetiamo, nulla c’entra con l’urgenza di avere giustizia per una tragedia inescusabile. Il governo, se davvero ritiene che sia interesse degli italiani tornare alla nazionalizzazione del principale gestore italiano dei servizi autostradali, operi a condizioni di mercato senza cercare dannose e demagogiche scorciatoie”, conclude.


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