**Coronavirus: i ‘secret bar’, ‘Noi segreti per gioco ma con restrizioni orario si rischia clandestinità’**  

Pubblicato da in data 9 Ottobre 2020

Coronavirus, i 'secret bar': Noi segreti per gioco ma con restrizioni orario si rischia clandestinità

Pubblicato il: 10/10/2020 12:30

Segreti per gioco, dunque in teoria ma non in pratica. Con un limite: adesso. Perché se con il nuovo Dpcm le restrizioni sugli orari si faranno ancora più stringenti, i ‘secret bar’, locali notturni ormai diffusi in tutta Italia, anche detti ‘speakeasy’ (tradotto letteralmente luoghi cioè in cui e di cui si parla in modo ‘sussurrato’, ‘piano’, ‘con tranquillità’), si potrebbero diffondere clandestinamente come ai tempi del proibizionismo, quando tra gli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo una legge di fatto vietò il commercio e il consumo di alcol in tutti gli Stati Uniti d’America.

Ad oggi in una Roma spelonca di notte, tra saracinesche abbassate, marciapiedi vuoti e locali dismessi, dietro neri portoncini anonimi o finte porte di armadio all’interno di osterie si nasconde la sorpresa: atmosfere calde, accoglienti, luci rigorosamente soffuse, banconi con barman in papillon e gente, ben distribuita, senza assembramenti. Sono i secret bar, locali notturni pubblicizzati on-line ma conosciuti soprattutto grazie al ‘passa parola’ discreto e silenzioso; frequentati da appassionati di miscelazioni antiche e innovative, degustabili tra le 22 e le 4 del mattino.

“L’essere segreti è un gioco, perché il profitto è il primo obiettivo di ogni attività per cui conviene essere conosciuti”, racconta all’Adnkronos Valerio Boccitto, il bar manager del Derriere, secret bar romano dove si entra aprendo un armadio da scoprire all’interno del ristorante le Coppelle. “Ma in caso di chiusura anticipata alle 23 ci dovremmo reinventare e verrebbe meno il discorso del cocktail bar notturno portato avanti da noi e da altri speakeasy, locali anti-movida – rimarca il barman – finalizzati alla scoperta del prodotto, non al bere fine a se stesso”.

E il popolo della notte dei ‘secret’, fatto di ‘hater della movida’, amante di ritrovi senza insegne luminose, o grandi vetrate? “Resta, perché ama degustare il suo cocktail nella quiete notturna ed in penombra. Ha il suo rituale, che non può essere sostituito da quello dell’aperitivo. Per questo – afferma il barman – se la cosa fosse prolungata nel tempo, misure restrittive di questo tipo potrebbero favorire la nascita di locali clandestini aperti fino all’alba”. Come un tempo bar che si nascondevano nei retrobottega dei negozi più improbabili: macellerie, mercerie, drogherie, barberie e spesso anche case private…

Lo sanno bene guardando indietro negli anni anche al Jerry Thomas, primo secret bar italiano, nascosto a Roma in uno stretto vicolo dietro Corso Vittorio Emanuele: si bussa a un portoncino nero anonimo e chi si affaccia dalla feritoia apre solo a chi usa la parola d’ordine o ha già prenotato un tavolo. Tutti gli altri fuori. All’interno atmosfera stile Grande Gatsby tra divanetti bassi e distanziamento rispettato. “E’ nato come luogo di ritrovo dei barman della Capitale – ricorda miscelando un cocktail uno dei barman del locale – Nessun accesso al pubblico, ma con lo spargersi della voce progressivamente hanno aperto agli esterni”.

In vigore resta però sempre la diffidenza verso il curioso o l’improvvisato dell’ultima ora, del quale a quanto pare non c’è bisogno: “Nel weekend siamo stati costretti a mettere un dipendente all’esterno, per evitare le continue suonate di campanello che disturbano i clienti e gli assembramenti fuori dal locale. Abbiamo dovuto ridurre i posti per il covid ma anche scelto di puntare più sulla qualità che sulla quantità, coniugando l’eleganza iniziale con l’informalità successiva”. (di Roberta Lanzara)


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