Danza: ‘La Commedia’ dantesca firmata Sergei Polunin debutta a Ravenna  

Pubblicato da in data 9 Ottobre 2020

La 'Commedia' dantesca firmata Sergei Polunin debutta a Ravenna

Sergei Polunin debutta a Ravenna l’8 novembre con un omaggio alla ‘Commedia’ dantesca

Pubblicato il: 10/10/2020 17:27

Ravenna Festival, dopo la prova di creatività e coraggio di quest’estate, torna in scena a novembre. Apre, letteralmente, le danze Sergei Polunin, stella ribelle del balletto che per il Festival affronta la sfida di una coreografia tripartita tra Inferno, Purgatorio e Paradiso. In prima mondiale venerdì 6 novembre, ‘Metànoia’ è la risposta di un artista contemporaneo a un capolavoro assoluto quale la Commedia, ma anche un viaggio nel profondo della natura umana.

Mentre ‘Metànoia’ è in programma al Pala De André (repliche 8, 10, 12, 13 novembre) con uno speciale allestimento per 600 spettatori, sarà il Teatro Alighieri ad accogliere ‘Faust rapsodia – Dal ciel sino all’inferno’, nuova produzione che completa questa Trilogia d’Autunno, dedicata a Dante nel triplice segno di danza, musica e parola. Il 7, 11 e 14 novembre è tempo per un altro viaggio ultraterreno, sui testi di Goethe e le musiche di Robert Schumann, nell’adattamento drammaturgico e musicale di Luca Micheletti e Antonio Greco. A Teatro saranno disponibili 200 posti, anche in questo caso nel pieno rispetto delle normative vigenti.

Il progetto di Cristina Mazzavillani Muti, che dal 2012 ha esteso la programmazione del Festival ai mesi autunnali, si reinventa per il contesto inaspettato e complesso di quest’anno, sviluppando la formula di ‘trittico’ nei linguaggi artistici, la danza, la musica e la parola poetica, per una dedica che si inserisce nell’anno di celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante. Vita e opera del Poeta sono da sempre motivo ispiratore per la manifestazione, che per questa Trilogia ha commissionato il nuovo lavoro in cui Sergei Polunin presenta la propria contemplazione della Commedia.

‘Metànoia’, sempre alle 21 al Pala, è un vocabolo greco che indica la conversione e, nella psicologia junghiana, l’autoguarigione spontanea dell’anima, il raggiungimento di un equilibrio attraverso la crisi. Dante e Polunin, in cerca di una casa perduta, scoprono il proprio paradiso attraverso l’arte e la creatività, poiché “poca favilla gran fiamma seconda” (Paradiso I, 34), una piccola scintilla può far divampare l’incendio che illumina il mondo.

Protagonista di una ricca e variegata leggenda del tardo Medioevo tedesco, Faust ha trovato nella penna di Goethe un profilo universale. Attraverso il suo dantesco viaggio fra cielo e inferno conosce le potenze del male e la redenzione per tramite della donna amata. In un allestimento inedito e visionario, con una buca allargata alla platea per garantire il distanziamento dell’orchestra e pubblico in palchi, galleria e loggione, ‘Faust’ rapsodia è una ragionata scelta di numeri dall’oratorio profano di Schumann in dialogo con quadri del poema goethiano. Elaborazione drammaturgica e regia sono curate da Luca Micheletti, mentre Antonio Greco è maestro concertatore e direttore dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e del Coro Cherubini.

Nei panni di Faust il baritono Vito Priante e l’attore Edoardo Siravo, Margherita è il soprano Elisa Balbo, interpretano Mefistofele il basso Riccardo Zanellato e l’attore Roberto Latini. Firmano scene, luci e costumi rispettivamente Ezio Antonelli, Fabrizio Ballini e Anna Biagiotti. L’appuntamento all’Alighieri delle 21 sarà preceduto da un breve momento di spettacolo, di circa 30 minuti e accessibile con il biglietto di ‘Faust rapsodia’.

Alle 19.30 nella Basilica di San Francesco, Quanto in femmina foco d’amor è un “mistero per voci e pellegrine”, una meditazione sulle figure femminili della Commedia da un’idea di Cristina Muti, su testo di Francesca Masi e con la mise en espace di Luca Micheletti. Le testimonianze di Francesca, Pia, Sapia, Piccarda e Cunizza intessono una preghiera di donne, una litania che si dipana fra Eva e Maria, inizio e fine del dinamismo del mondo, cantato e danzato dall’edenica Matelda.


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