Usa: Columbus day, con Covid e statue rimosse festa italoamericana sotto assedio 

Usa, Columbus day sotto assedio tra Covid e statue rimosse

(Ipa/Fotogramma)

Pubblicato il: 11/10/2020 16:52

Non ci sarà quest’anno a New York ed in decine di altre città americane la “Columbus Day Parade”, la tradizionale sfilata con cui ogni anno negli Stati Uniti si ricorda il 12 ottobre, quella che un tempo veniva chiamata la scoperta dell’America. E’ l’emergenza Covid ad aver spinto ufficialmente il sindaco Bill de Blasio e gli altri colleghi di Chicago, Cleveland, Pittsburgh ed altre città ad annullare la sfilata e magari trasformarla, come nel caso di New York, in un evento virtuale.

Ma in realtà mai come quest’anno la già da tempo diventata controversa festa che ricorda l’italiano più famoso d’America, Cristoforo Colombo, e che per questo gli italoamericani sentono e difendono come la celebrazione della propria comunità, è sotto assedio. E decine di stati e città americane hanno cambiato la festa del 12 ottobre, dedicandola alle Popolazioni indigene.

Quest’anno poi il Columbus Day cade in una vigilia elettorale incandescente, che arriva dopo che decine di statue dell’esploratore genovese sono state abbattute, decapitate o sfregiate durante le proteste esplose nei mesi scorsi dopo l’assassinio di George Floyd. Ed altre sono state rimosse per decisione delle autorità locali che hanno ordinato di rimuovere pacificamente nel rispetto delle istanze da tempo avanzate da chi considera Colombo responsabile del genocidio delle popolazioni native.

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Trump si scaglia contro gli estremisti che attaccano grande eroe italiano

Le proteste contro la violenza della polizia ed il razzismo sistematico hanno infatti rilanciato un più vasto movimento contro i simboli del genocidio dei nativi e dello schiavismo che sono alla base della storia americana.

Non sono state prese di mira solo le statue dei generali confederati – che va ricordato che sono dei simboli identitari quanto mai attuali per i gruppi suprematisti e razzisti americani – ma anche quelle di Colombo, dei missionari spagnoli Junipero Serra e Juan de Onate, accusati di aver preso parto al genocidio delle popolazioni native americane condotte della potenze coloniali.

Nel proclama per il Colombus Day, che ogni anno il presidente americano pubblica alla vigilia della festa, Trump si scaglia contro “gli estremisti che stanno minando l’eredità” di questo “grande, intrepido, eroe italiano” e li accusa di revisionismo storico. Ma la critica alla figura storica di Colombo e quindi l’opposizione al Columbus Day non è appannaggio solo dei gruppi estremisti che ne attaccano le statue, e sono molti gli stati che non celebrano la festa federale.

“Non crediamo che per migliorare la società si debbano abbattere le statue”. Così all’Adnkronos Marco Circelli, direttore esecutivo di Filitalia International & Foundation, un’organizzazione non profit di Philadelphia che, insieme ad altre associazioni italoamericane del territorio, è impegnata in un ricorso legale contro la decisione di rimuovere anche nella città della Pennsylvania il monumento dedicato al navigatore italiano.

“La statua non rappresenta solo Colombo ma rappresenta la storia dell’immigrazione italiana – afferma Circelli contestando la decisione presa la scorsa estate da una commissione della città a guida democratica – Gli italiani che hanno inteso creare quelle statue all’inizio del ‘900 lo facevano per identificarsi loro stessi nella figura di Colombo, nel’idea di scoperta di ignoto, c’era un’identificazione che fa all’infuori della storia di Colombo in sé”.

“Colombo non è il generale sudista, non è identificabile con gli occhiali della storia del ‘900 quindi si tratta di una figura di 500 anni fa” e come tale deve essere “contestualizzata”, aggiunge sottolineando più volte come voglia evitare “strumentalizzazioni” perché “la discussione per noi è prettamente sociologica e culturale non è politica”. Per quanto, riconosce, l’elettorato italoamericano della città della Pennsylvania, che viene indicata tra gli stati che decideranno le sorti del voto di novembre, “si sta spostando verso il partito repubblicano”.