Caso Pamela, Oseghale in aula per dichiarazioni spontanee 

Pubblicato da in data 13 Ottobre 2020

Caso Pamela, Oseghale in aula per dichiarazioni spontanee

Pubblicato il: 14/10/2020 10:45

dall’inviata Silvia Mancinelli

Maglioncino grigio e pantaloni blu, è entrato in aula, scortato dagli agenti penitenziari, Innocent Oseghale, unico imputato per l’omicidio di Pamela Mastropietro. Nella nuova udienza del processo al tribunale di Ancona, proprio oggi sono attese le dichiarazioni spontanee dell’uomo accusato di aver violentato e ucciso la 18enne romana per poi farne a pezzi il corpo e abbandonarlo in due trolley.

Pochi minuti, prima dell’ingresso in aula del giudice Giovanni Trer, un agente della Polizia Penitenziaria ha allontanato l’interprete da Innocent Oseghale. “Troppo nervoso”, ha motivato il poliziotto che lo sorveglia. Oseghale e interprete sono stati ravvicinati e ha preso la parola il difensore di parte civile: “Oggi dobbiamo garantire un processo giusto in appello per arrivare a una sentenza giusta” ha detto.

Oseghale è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, distruzione e vilipendio di cadavere. Nell’aula il procuratore generale di Ancona Sergio Sottani ha mostrato le foto delle armi trovate nell’appartamento di via Spalato, a Macerata, con ancora le tracce del sangue della 18enne, nonostante l’uso della varechina. “Il coltello è l’arma del delitto, la mannaia è stata usata per scuoiare, decapitare, fare a pezzi e disarticolare Pamela” ha spiegato il procuratore al giudice Trerè, scusandosi per i dettagli nel suo racconto, ascoltati dalla mamma della vittima alle sue spalle, col capo chino e la mano sulla mascherina.

Oltre alle foto anche parti della relazione fatta dal medico legale Mariano Cingolani il 6 aprile 2018 in merito alle lesioni sul corpo della ragazza, morta tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio del 30 gennaio 2018. “Pamela non è morta di overdose, lo dicono le prove. E se non è morta per overdose è morta per lesioni. Da lì l’attività di depistaggio messa a punto da Innocent Oseghale attraverso lo scuoiamento, la decapitazione, il deprezzamento e la disarticolazione”, ha detto ancora Sottani, concludendo il suo intervento. “Il depistaggio è avvenuto proprio dove sono stati inferti i colpi o dove sarebbe stato possibile provare il rapporto sessuale – ha spiegato – quindi nel collo, nella vagina, sul seno e all’altezza del fegato. E stata un’operazione fatta non nella fretta per far sparire il corpo ma per eliminare le tracce del reato, così i consulenti non hanno potuto fare accertamenti più precisi”. Proiettata sullo schermo dell’aula dove è in corso l’udienza uno stralcio della sentenza della Corte d’Assise di Macerata che parla delle “inquietanti capacità mimetiche e simulatrici dell’imputato”.

“Ci aspettiamo la richiesta di conferma della sentenza di I grado del Procuratore – ha spiegato all’Adnkronos l’avvocato Simone Matraxia, difensore di Oseghale insieme al collega Umberto Gramenzi – e chiederemo la riforma parziale della sentenza che punta a escludere l’aggravante della violenza sessuale e alla riqualificazione dell’omicidio in morte come conseguenza di altro reato”. Nell’udienza di domani, dove difficilmente si arriverà a sentenza, le parti rassegneranno le proprie conclusioni.

Sono qui, lui è così vicino. Ma io non sono come lui, io vorrei parlarci un giorno”, ha detto all’Adnkronos Alessandra Verni, mamma di Pamela Mastropietro, presente anche oggi in aula. La donna non toglie mai gli occhi da Oseghale, seduto a pochi passi da lei e come l’ultima volta ascolterà la ricostruzione degli ultimi, terribili, attimi di vita della figlia. “Se è dura? Lo è tutti i giorni – dice – Non posso mancare, sono qui per quello che hanno fatto a Pamela, voglio giustizia”.


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