Storico francese Guedj : “Nizza e Conflans non su stesso piano, reinventare modello Repubblicano” 

Pubblicato da in data 29 Ottobre 2020

Storico francese Guedj : Nizza e Conflans non su stesso piano, reinventare modello Repubblicano

Pubblicato il: 30/10/2020 15:29

Non bisogna mettere l’attentato di Nizza e quello di Conflans-Sainte-Honorine sullo stesso piano. Non è un confronto appropriato. L’attentato al professore Samuel Paty è stato un attacco a uno dei rappresentanti della Repubblica, alla libertà di espressione. L’attentato di ieri, invece, rientra in uno schema più generale: è un attacco a una chiesa, a una parte della cultura francese ma non è un attacco alla Repubblica”. Ad affermarlo in un’intervista all’Adnkronos è Jérémy Guedj, storico dell’Università Côte-d’Azur, l’ateneo di Nizza il giorno dopo l’attentato che ha fatto tre vittime nella cattedrale di Notre Dame, nel centro della città. “Questo terzo attentato a Nizza, che arriva dopo l’aggressione a tre militari nel gennaio del 2015 e dopo quello del 14 luglio 2016, giunge in momento in cui la Francia è indebolita da una lunga ondata di violenza terroristica e sta facendo fronte all’emergenza coronavirus e alle ripercussioni della crisi a livello sociale ed economico”, rileva Guedj.

Per lo storico francese a differenza dell’autore di Conflans, “che era una persona che è arrivata da anni in Francia e che avrebbe dovuto avere il tempo di conoscere i valori della Repubblica e della Francia”, in questo caso si tratta di una persona “che è arrivata in Francia da poco tempo utilizzando le vie migratorie. La questione quindi non si pone con la stessa intensità rispetto agli attentati a ‘Charlie Hebdo’ che in un certo qual modo sono stati commessi dagli ‘Enfants de la République’, dalla gioventù cresciuta in Francia ed educata nella scuola della Repubblica”.

Questa nuova ondata di attentati, rileva Guedj, “ha fatto sì che in un certo modo ci sia stata unanimità in Francia sulla necessità di raccogliersi intorno ai valori della Repubblica. Forse non durerà. Spesso si è parlato nel passato di atti isolati e di squilibrati. Ora sembra che finalmente si sia capito che il problema è più ampio. Non c’è solo da affrontare la questione del terrorismo sul quale si può cercare di lottare ma la più grande sfida è riaffermare il modello Repubblicano e dei valori francesi e universali“.

Infatti, rileva lo storico francese, “è la comprensione dell’ideale Repubblicano che è malata perché un modello basato sull’universalismo è un concetto molto difficile da capire che si scontra con la tendenza attuale che è un ripiegarsi sulle proprie identità. Una parte importante e crescente della società si ripiega intorno a un gruppo di appartenenza e non è più in grado di elevarsi all’universalismo. In Francia – osserva Guedj – si è pensato per troppo tempo che questo modello Repubblicano fosse definitivo, che sarebbe stato in grado di sopravvivere da solo senza necessità di essere sostenuto o alimentato. Invece l’universalismo non ha più il successo di una volta anche a causa della crescita del modello identitario, del ripiego intorno a una comunità e al rifiuto degli ideali Repubblicani. Ora c’è la necessità più che mai di reinventare il modello Repubblicano, di alimentarlo nuovamente, senza compromettere i suoi valori fondamentali”.

Per fermare questa ondata di violenza serve quindi lottare con forza con il terrorismo ma anche lavorare a livello pedagogico. “C’è un arsenale giuridico di cui dispone il Governo francese – sostiene Guedj – che può permettere di impedire azioni terroristiche e violenti ma non sarà una lotta facile. E poi c’è il lavoro pedagogico e culturale da svolgere nell’ambito dell’istruzione. Ed è una questione molto delicata da affrontare. In Francia c’è una tradizione di libertà di espressione, di laicità che consente di criticare le religioni sia come istituzioni sia come fede e quindi anche di fare satira. Quello che non viene capito è che questa libertà di criticare le religioni non è un attacco ai fedeli stessi”.

C’è un’area sfocata, osserva lo storico francese, “che non viene capita da alcune persone che sostengono che questa libertà di espressione riguardo alle religioni sia razzismo. Anche tra i più grande difensori di ‘Charlie Hebdo’ ci sono persone in disaccordo con lo stesso giornale satirico ma che difendono la libertà di espressione perché la libertà di espressione è proprio accettare qualcosa di cui non per forza si è d’accordo. C’è molta pedagogia da fare su questo punto in Francia”.

Inoltre, osserva lo storico francese, “spesso e volentieri in Francia quando ci sono critiche all’islam queste vengono catalogate come rifiuto dei musulmani o come islamofobia mentre, a seconda dei casi, non è per forza razzismo: possono essere soltanto considerazioni che vengono fatte a nome della libertà di espressione”. Lo spirito della Repubblica francese, poi, rileva Guedj, “non è il multiculturalismo. In Francia ci si rivolge all’individuo e non ai gruppi di appartenenza. Ora invece molti individui si identificano ai propri gruppi di appartenenza e non più alla comunità nel suo insieme. E’ un problema culturale profondo. Serve tornare ai valori repubblicani e all’universalismo”. La questione della laicità francese, poi, aggiunge, “è un modello e un valore che è difficilmente comprensibile in Europa e nel mondo, ma che pone anche un problema di comprensione in Francia”.

Per lo storico francese “la Scuola può essere uno dei mezzi per riaffermare i valori della Repubblica ma deve essere messa nelle condizioni materiali e intellettuali di farlo. Serve la formazione, serve tempo. Certi temi non possono essere trattati in 10 o 20 minuti durante una lezione. E poi c’è anche un rischio: abbiamo visto quello che può costare. In questo momento bisogna riaffermare chiaramente quelli che sono i valori della Repubblica e tornare ad essere una comunità nazionale. E’ un lavoro molto impegnativo anche perché negli ultimi 30 anni c’è stato in Francia un ritorno delle identità che spesso ha sostituito l’appartenenza alla comunità nazionale. Io questo la chiamo ‘archipélisation'”, ossia una frammentazione in un arcipelago.

Con l’attentato di Nizza, poi, conclude Guedj, si rischia anche di riproporsi il tema migratorio. “Un tema di predilezione del Front National (oggi Rassemblement National) dagli anni 70-80 che ha impedito agli altri partiti in Francia di affrontare la questione perché temevano di fare il gioco del partito di estrema destra. Anche la questione dell’accoglienza è una sfida difficile da affrontare per la Francia”.


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