Crisanti: “Servono misure per evitare terza ondata” 

Pubblicato da in data 2 Novembre 2020

Crisanti: Servono misure per evitare terza ondata

(Fotogramma)

Pubblicato il: 03/11/2020 09:22

“Bisogna prendere delle misure per evitare la terza ondata. Anche se oggi avessimo un lockdown nazionale, poi a Natale si aprirebbe di nuovo tutto: e a febbraio ci ritroveremmo in emergenza”. Ne è convinto il virologo Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell’università di Padova intervenuto ad ‘Agorà’ su RaiTre. “Se adesso facciamo un lockdown estremamente rigido, in sei settimane a ridosso di Natale i casi saranno diminuiti, ma ci saranno mille pressioni per rimuovere queste misure e poi”, dopo gli assembramenti delle vacanze natalizie, “a febbraio saremo di nuovo in questa situazione. La vera sfida adesso è evitare la terza ondata”.

Per Crisanti “nessun reset ha effetto se non abbiamo un piano per impedire che i casi risalgano e consolidare i risultati di qualsiasi misura. Ma non si può andare avanti con misure di restrizione per mesi e mesi: penso – dice – che l’agenda politica dovrebbe essere quella di preparare un piano nazionale per consolidare i risultati di queste nuove restrizioni altrimenti a febbraio ci ritroviamo in questa situazione, a meno di non aver il miracolo di un vaccino distribuito a tutti per i primi mesi dell’anno prossimo, cosa che non credo sia possibile.

Secondo il virologo, ordinario di Microbiologia dell’università di Padova, se l’Ordine dei medici di Milano chiede per la città un lockdown immediato, “sono d’accordo”. “Penso che dovremmo usare indicatori più precoci tempestivi di gravità, perché quando ci sono 9mila casi al giorno, il sistema sanitario non è più in grado di fronteggiare la situazione”.

Insomma, “si doveva pensare a chiudere in maniera mirata determinate zone 15 giorni fa, e non saremmo a questo punto. Questi indicatori in fase di definizione – aggiunge l’esperto a proposito delle misure annunciate nel nuovo Dpcm – come ad esempio il numero dei posti letto occupati in terapia intensiva, sono tutti indicatori tardivi. Si va in terapia intensiva 10-15 giorni dopo che ci si è infettati”, dunque “questi indicatori leggono una situazione di 15 giorni prima”.


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