Elezioni Usa, risultati e ricorsi: quando Bush vinse per 537 voti 

Pubblicato da in data 3 Novembre 2020

Elezioni Usa, risultati e ricorsi: quando Bush vinse per 537 voti

(Afp)

Pubblicato il: 04/11/2020 11:32

Negli Usa che ancora non sanno chi sarà il prossimo presidente, se Donald Trump o Joe Biden, è ancora vivo il ricordo delle elezioni del 2000 quando il vincitore si conobbe solo il 13 dicembre. Allora il centro della controversia fu il voto in Florida, dove i due candidati erano divisi da poche centinaia di voti. Alla fine la vittoria fu assegnata in questo stato a George Bush figlio con soli 537 voti di vantaggio. Così Bush jr ottenne 271 voti elettorali, uno solo in più della maggioranza necessaria, diventando il 43esimo presidente degli Stati Uniti.

Lo scontro iniziò la notte stessa delle elezioni del 7 novembre 2000, quando, dopo che il democratico Al Gore era sembrato inizialmente in vantaggio, Bush prevalse in Florida con soli 1.784 voti di vantaggio. La legge di questo stato imponeva un riconteggio, dato che vi era troppa poca differenza fra i due candidati. La prima riconta ridusse il vantaggio di Bush a soli 900 voti. Nel frattempo era diventato chiaro che la vittoria in questo stato significava diventare presidente degli Stati Uniti, perché permetteva di conquistare la maggioranza dei voti elettorali, che ogni stato porta in dote.

A questo punto i due campi diedero inizio ad una lunga battaglia legale per il riconteggio manuale delle schede nelle diverse contee della Florida, dove si era votato con diverse modalità, senza dimenticare le controversie sui voti arrivati per posta dall’estero. Il team legale di Bush era guidato da James Baker, ex segretario di Stato durante la presidenza di suo padre, e dal consulente politico Roger Stone, mentre Gore si affidò a Warren Christopher, ex segretario di Stato di Bill Clinton.

Lo scontro fu animato da diverse polemiche, a partire dal fatto che il governatore della Florida era Jeb Bush, fratello di uno dei candidati, e la segretaria di Stato locale Katherine Harris, cui spettava di certificare i risultati, era stata co-presidente della campagna di Bush in Florida. Si parlò anche di manovre repubblicane che avevano impedito di votare ad una parte degli afroamericani e si litigò a lungo sulle cosiddette ‘schede farfalla’ della contea di Palm Beach. Il loro formato, si disse allora, aveva tratto in inganno diversi anziani elettori che, invece di votare Gore, avevano scelto inconsapevolmente un altro candidato, Pat Buchanan, che qui ottenne un record di 3.407 voti invece delle poche centinaia previste.

Il 9 dicembre la Corte Suprema degli Stati Uniti decise con cinque voti contro quattro di accogliere un ricorso di Bush, sospendendo così il conteggio manuale. Il 12, citando la differenza degli standard di voto fra le diverse contee, la Corte decise, con la stessa maggioranza, di rimandare il caso ai giudici supremi della Florida. Ciò mise fine di fatto al riconteggio, a causa dei limiti di tempo imposti dalla Corte Suprema della Florida.

Gore dissentì dalla decisione della Corte Suprema, ma il 13 concesse la vittoria per evitare una crisi costituzionale. Allora si sottolineò che i giudici liberal avevano espresso voti contrari. Molti se ne ricordano oggi, dopo che Donald Trump ha spostato ulteriormente l’equilibrio a favore dei conservatori, imponendo la recente nomina di Amy Barrett al posto della defunta icona liberal Ruth Bader Ginsburg.


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