Elezioni Usa, tra Corte suprema e riconteggi: ecco cosa succede 

Pubblicato da in data 4 Novembre 2020

Elezioni Usa, tra Corte suprema e riconteggi: ecco cosa succede

(Afp)

Pubblicato il: 05/11/2020 13:11

Il conteggio dei voti per le elezioni statunitensi si trascina ancora in alcuni Stati chiave rendendo incerto il nome del vincitore. Joe Biden sembra avere le maggiori possibilità di arrivare alla Casa Bianca, ma il presidente Donald Trump non è ancora fuori dai giochi. Il repubblicano non sembra accettare la sconfitta ed i suoi legali hanno presentato ricorsi con l’obiettivo di fermare lo spoglio elettorale in Michigan, Pennsylvania e Georgia, denunciando massicci brogli. La condotta di Trump, associata ai ritardi conclamati nello spoglio, pongono una serie di domande, 10 per la precisione, a cui tentiamo di dare una risposta.

Che sta succedendo?

L’annuncio del nuovo presidente sembra questione di ore, con Biden avanti e distante solo una manciata di grandi elettori dal ‘magic number’ 270 che gli consentirà di vincere la presidenza. In alcuni Stati sembra decisivo il voto postale, ma lo spoglio procede a rilento. In questo spazio si è infilato Trump, che ha rivendicato la vittoria in Pennsylvania, Georgia, North Carolina e Michigan, ribadendo l’intenzione già espressa in campagna elettorale di invalidare i voti per corrispondenza. Visto il margine molto ridotto tra i due candidati, lo staff del presidente ha già depositato varie istanze di riconteggio con la speranza di ribaltare alcune situazioni.

Come farà Trump ad invalidare questi voti?

“Andremo alla Corte suprema, vogliamo che questo si fermi”, ha chiarito Trump nel discorso pronunciato nella notte elettorale dalla Casa Bianca. Secondo il presidente, il massimo organo giudiziario deve intervenire per difendere la sua “chiara vittoria elettorale”, bloccando in qualche modo il conteggio delle schede elettorali arrivate per posta. La campagna di Trump si è già rivolta alla Corte suprema chiedendole di intervenire contro una decisione della Corte suprema della Pennsylvania che permette il conteggio dei voti arrivati dopo l’election day.

Quante speranze ha Trump di ‘convincere’ la Corte suprema?

E’ una domanda da un milione di dollari. La questione era stata presentata alla Corte Suprema già prima delle elezioni, ma i sommi giudici non avevano considerato di dover emettere una misura di emergenza, accettando però di considerare il caso. Un dato potrebbe pesare. La Corte ora è composta da sei giudici di nomina repubblicana e tre democratica. Ma questo non significa che la Corte si schiererà dalla parte di Trump. Ad alcuni giudici, come Brett Kavanaugh, tuttavia non piace l’idea che i voti per posta vengano contati dopo l’Election Day.

E’ mai successo in passato che un candidato abbia fatto ricorso alla Corte Suprema?

Sì nel 2000, quando i candidati erano Bush Jr e Al Gore. Allora il centro della controversia fu il voto in Florida, dove i due erano divisi da poche centinaia di voti. I legali dei due schieramenti diedero inizio ad una lunga battaglia per il riconteggio manuale delle schede nelle diverse contee dello Stato. Il 9 dicembre la Corte Suprema degli Stati Uniti decise con cinque voti contro quattro di accogliere un ricorso di Bush, sospendendo così il conteggio manuale. Il 12 la stessa Corte decise di rimandare il caso ai giudici supremi della Florida. Ciò mise fine di fatto al riconteggio, a causa dei limiti di tempo imposti dalla Corte Suprema della Florida. Alla fine la decisione dei giudici portò Bush alla Casa Bianca.

Quanto tempo servirà ancora per conoscere i risultati finali?

Era ampiamente previsto che ci sarebbero voluti giorni per contare tutti i voti postali. Di solito conosciamo il vincitore prima del conteggio finale perché il risultato è abbastanza chiaro negli Stati chiave. Non è questo il caso. I due candidati sono ancora troppo vicini per la ‘chiamata’ in alcuni ‘battleground States’ e sono decisivi i voti per corrispondenza. Le operazioni vanno avanti, ma in teoria potremmo sapere i risultati in pochi minuti, ore o giorni.

Cosa sta accadendo al Congresso?

Contemporaneamente alle elezioni presidenziali erano in palio alcuni seggi per la Camera dei Rappresentanti ed il Senato. Qui non c’è testa a testa, ma la maggior parte degli osservatori prevede che i Democratici manterranno il controllo della Camera ed i Repubblicani del Senato.

Cosa succede se un presidente non ha la maggioranza in uno dei due rami?

Non è una buona notizia per il nuovo capo della Casa Bianca, ma non sarebbe la prima volta che accade. Possiamo aspettarci che avrà più di qualche problema nell’attuazione del suo programma, a meno che – scenario improbabile – non riesca a conquistare il consenso dello schieramento rivale.

I sondaggisti hanno sbagliato tutto di nuovo?

I risultati delle elezioni sembrano in contrasto con quanto ci hanno detto per mesi sondaggi e sondaggisti. In realtà alcuni esperti come Nate Silver di FiveThirtyEight hanno sempre lasciato aperta la possibilità di una vittoria di Trump. Di certo non c’è stata l’attesa valanga democratica.

Alla vigilia c’erano timori di disordini post-voto. Ci sono stati?

Sì ci sono stati disordini in alcune città come Portland e New York, ma niente di paragonabile alle proteste del movimento Black Lives Matter scoppiate sulla scia della morte di George Floyd. Un fattore preoccupante sono alcuni episodi già visti in Arizona in cui presunti sostenitori di Trump hanno assediato un centro elettorale per fermare il conteggio dei voti.

Come è andato Kanye West?

Malino. Ha ottenuto meno di 100mila voti, ma non sembra voler rinunciare al sogno di arrivare alla Casa Bianca. Anzi, ha già annunciato che tornerà alle prossime elezioni.


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