Covid, Zangrillo: “Positività non significa malattia” 

Pubblicato da in data 5 Novembre 2020

Covid, Zangrillo: Positività non significa malattia

(Fotogramma)

Pubblicato il: 06/11/2020 16:56

“Siamo certi che questa numerosità di tamponi eseguiti risponda a un razionale? Pensate che la numerosità dei tamponi eseguiti e il risultato che ne traiamo possa in qualche modo aiutare per esempio noi a gestire meglio i malati? Assolutamente no, perché la tempestività di intervento, la protezione degli anziani, l’adozione di corrette misure sono completamente indipendenti dalla positività, dai nuovi positivi”. A sottolinearlo è stato Alberto Zangrillo, responsabile dell’Unità operativa di Terapia intensiva generale e Cardiovascolare dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele, facendo il punto sulla situazione Covid-19 in Lombardia, ospite della trasmissione ‘Iceberg’ di Telelombardia.

“Anche se c’è qualche buontempone, magari anche che lavora vicino a me, che sostiene che l’equivalenza tra positività e malattia è accertata, vi assicuro di no. La malattia è malattia conclamata quando presenta quelle che sono le caratteristiche che purtroppo molti di noi hanno conosciuto, sia come pazienti che come medici. E quindi è lì che noi dobbiamo correttamente operare con tempestività”, ha puntualizzato. “Io dico che in questo momento bisogna dare retta ed apprezzare le persone che ragionano con razionalità e che non mettono per forza di cose il terrore, perché il terrore è cattivo consigliere e porta tutta una serie di persone nei nostri ospedali che in larga misura non dovrebbero arrivare“.

Per Zangrillo “non dobbiamo concentrarci sulla numerosità dei nuovi positivi, perché non facciamo altro che confondere le persone e dare loro l’apparenza che in qualche modo siano dei potenziali malati e che possano anche ammalarsi gravemente per cui queste persone arrivano in ospedale”.

Il fatto che l’Ats di Milano abbia detto stop ai tamponi per i contatti diretti per lo specialista è “un passo in avanti molto importante, perché io che sono venuto a contatto con un positivo cosa faccio? Cerco di fare un tampone nella speranza che invece il mio sia negativo. Se per caso il mio è negativo cosa faccio da un’ora dopo? Mi comporto probabilmente in modo poco responsabile, perché dico ‘sono negativo anche se sono venuto a contatto con Mario Rossi.’ Invece quello a cui tutti noi dovremmo tendere è anche una questione veramente di responsabilità sociale, è quello di eseguire il tampone quando è strettamente necessario”.

“E’ molto più importante stare riparati in casa, cercare di proteggere le persone che per causa nostra potrebbero ammalarsi – ha concluso Zangrillo – Questo è un comportamento responsabile, razionale, da nervi saldi”.


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