Covid, Conte: “Il governo non è mai andato in vacanza” 

Pubblicato da in data 8 Novembre 2020

Covid, Conte: Il governo non è mai andato in vacanza

Giuseppe Conte (Fotogramma)

Pubblicato il: 09/11/2020 09:04

“Non posso accettare che passi il messaggio di un presidente e di un governo che hanno abdicato ai propri doveri approfittando della pausa estiva, che un solo weekend passato al mare o una singola cena a margine di un appuntamento istituzionale vengano così strumentalmente sottolineati”. Si legge in una lettera del premier Giuseppe Conte su Repubblica.

“Chiarisco, allora, che questa estate non ho mai concesso pause alla mia attività istituzionale. Anche nel mese di agosto sono stato sempre immerso nello studio dei vari dossier e nella soluzione dei vari problemi, avendo cura, insieme ai ministri competenti e ai vari esperti, che la piena ripresa delle varie attività sociali ed economiche avvenisse in piena sicurezza”.

“Anche nel periodo più caldo agostano ho preferito non allontanarmi da Palazzo Chigi, rimanendo a mezz’ora dal mio ufficio e continuando a fare riunioni pressoché quotidiane da remoto. A dirla in breve, caro Direttore, il governo la scorsa estate non è mai andato in vacanza”, sottolinea Conte.

“Non ricerchiamo alibi: possiamo e dobbiamo fare di più. Ma non abbiamo mai tirato i remi in barca”, scrive ancora Conte, aggiungendo che “questo governo non ha la bacchetta magica, ma ha le maniche della camicia sempre ben arrotolate, da quando è iniziata la pandemia. Dobbiamo prendere atto che siamo alle prese con uno tsunami che sta scuotendo l’intera Europa mettendo in difficoltà tutti i Paesi. Questa seconda fase viene per lo più descritta come una violenta ondata che si abbatte ben al di sopra di quelle che erano le pur prudenti attese degli altri Paesi europei. Questa descrizione invece non varrebbe per l’Italia: per molti la portata e gli effetti di questa seconda ondata sarebbero da imputare solo ed esclusivamente alle responsabilità di chi governa”.

“È un approccio singolare – prosegue il premier -, comprensibile nella logica di chi vuole alimentare polemiche politiche. Ad ogni buon conto non mi unisco a chi ogni giorno vende panacee a buon prezzo. Abbiamo sempre cercato di essere ciò che questi mesi difficili richiedono di essere: donne e uomini che sanno di avere una grande responsabilità, ovvero lavorare per far uscire il Paese da questa sofferenza. Ed è quello che continuiamo a fare, è quello che siamo certi di riuscire a fare. Con l’aiuto di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del nostro Paese”.

“Si può certo mettere in discussione la piena efficacia degli sforzi organizzativi sin qui compiuti – spiega -. Ma non è corretto paragonare l’azione dell’esecutivo a quella delle cicale, che oziano e friniscono nella canicola. Qualche esempio: oggi abbiamo il doppio dei posti letto in terapia intensiva rispetto all’inizio dell’emergenza; abbiamo immesso nei servizi sanitari 36.000 nuovi medici e infermieri; mentre all’inizio dell’emergenza riuscivamo a fare 25.000 tamponi oggi arriviamo a farne 230.000 e siamo predisposti a farne molti di più; in primavera stentavamo a reperire dispositivi di protezione individuale anche per le categorie professionali più esposte, mentre oggi siamo pienamente autosufficienti e le distribuiamo gratuitamente ogni giorno a studenti, docenti, personale sanitario e forze di sicurezza. Senza gli innumerevoli tavoli di confronto, i 12 mila cantieri che hanno consentito di avere 40 mila aule in più, le gare per banchi e dispositivi digitali, non avremmo mai visto i nostri ragazzi rientrare in classe”.

“Personalmente, durante la pausa estiva, ho preferito rinviare eventi e sospendere interviste investendo tutte le energie nell’efficientamento di una macchina amministrativa che non è mai stata sollecitata, dal dopoguerra ad oggi, in modo così duro, complesso e repentino. Peraltro, quando si valuta l’impatto di questo intervento di efficientamento bisognerebbe tenere in debito conto i pesanti dazi che il ‘sistema-Italia’ è stato costretto a pagare in anni passati con la destrutturazione di comparti fondamentali quali sanità, scuola e mobilità pubblica”.


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