Covid Italia, l’analisi: “7 giorni per capire se ci sarà discesa casi” 

Pubblicato da in data 15 Novembre 2020

Covid Italia, l'analisi: 7 giorni per capire se ci sarà discesa casi

Afp

Pubblicato il: 16/11/2020 12:02

“Nei prossimi giorni cominceranno a entrare sulla curva dei casi, dei posti occupati in terapia intensiva e delle ospedalizzazioni gli effetti delle ultime misure del governo, in particolare l’istituzione delle zone rosse di questa settimana; questi effetti dovrebbero mostrarsi anche sulla curva dei decessi. Grazie a tutto questo da qui a 7 giorni avremo un quadro molto più chiaro della situazione. In particolare, sapremo se queste ultime misure saranno state sufficienti a incominciare la tanto agognata discesa. Incrociamo le dita”. E’ l’analisi del gruppo di scienziati che si occupano della pagina Facebook ‘Coronavirus-dati e analisi scientifiche‘.

“L’andamento dei casi, degli ospedalizzati, delle terapie intensive e dei decessi, stanno tutti andando a velocità di crescita differenti, e stiano anche diminuendo il trend di crescita in maniera differente. A metà ottobre il tempo di raddoppio delle varie curve era: per i casi 7 giorni (raddoppio ogni settimana); ospedalizzati 9; terapie intensive 10 e decessi 6,5 giorni – riporta l’analisi – Gli ultimi dati disponibili dicono invece che questi valori raddoppiano in 35 giorni per i casi; per le ospedalizzazioni e le terapie intensive in 19 giorni; e per i decessi in 12 giorni”.

“La percentuale degli ospedalizzati a settembre, quando avevamo il massimo controllo, e quindi la rappresentazione più realistica dell’epidemia, si aggirava attorno al 6%, con la percentuale di letti in terapia intensiva occupati attorno allo 0,65% – ricostruisce l’analisi – Da quel momento però qualcosa è cambiato: gli sforzi ora vengono principalmente concentrati per seguire la ricerca dei nuovi casi, facendo sì che le guarigioni vengano accertate con meno efficienza. Questo ha gonfiato un po’ il denominatore del ‘totale positivi’, cosa che in condizioni normali dovrebbe abbassare il rapporto tra ospedalizzati e positivi, invece che alzarlo. Dove però la situazione è sfuggita al controllo e non si trovano più molti degli asintomatici o poco-sintomatici ci possiamo aspettare che nonostante questo effetto che ‘gonfia’ il denominatore sia comunque preponderante la sottostima dei nuovi casi, e cioè possiamo aspettarci che entrambi questi rapporti (terapia intensiva/positivi e ospedalizzati/positivi) crescano ben sopra quei valori di settembre”.

“I dati sembrano confermare le difficoltà ad avere una reale percezione del contagio in Piemonte e Liguria ma anche in Valle d’Aosta, Sicilia e Puglia. È bene comunque ricordare che le situazioni di queste 5 regioni sono diverse – proseguono gli scienziati – Le prime 3 hanno già molti casi ufficiali, e quindi scoprire che potrebbero avere un cospicuo sommerso è un grosso problema. La situazione è relativamente meno grave per le ultime due che hanno invece un numero di casi più basso”.


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