Terapie intensive Lombardia, “no pressione? Qui finiti i letti” 

Pubblicato da in data 15 Novembre 2020

Terapie intensive Lombardia, no pressione? Qui finiti i letti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 16/11/2020 17:28

“Io non so quale sia la situazione dell’Italia in generale, ma in Lombardia di pressione sulle terapie intensive ce n’è tantissima: non abbiamo più posti liberi per i malati Covid e tutti i giorni dobbiamo inventarli. Oggi, per esempio, alle 17 del pomeriggio, sono rimasti due soli letti, ma probabilmente anche questi saranno occupati se non lo sono già. I malati li mettiamo nelle sale di risveglio delle sale operatorie finché qualcuno non allestisce un posto in più. Ecco qual è la situazione in tempo reale e va così da giorni”. A dichiararlo all’Adnkronos Salute è Antonio Pesenti, direttore del dipartimento di Uoc Anestesia-Rianimazione del Policlinico di Milano e coordinatore delle terapie intensive nell’Unità di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza coronavirus.

Lo specialista, commentando le parole del commissario straordinario Domenico Arcuri, che assicura come non ci sia attualmente a livello nazionale pressione sui reparti di terapia intensiva, descrive una situazione diversa per la Lombardia. “Ormai nella nostra regione soffriamo dappertutto”.

“Se Monza o Varese sono fra le realtà messe peggio, le più in affanno insieme a Milano, Lecco, Como, i malati li mandiamo dappertutto nella rete, quindi anche a Bergamo o Lodi, per esempio. La sofferenza – spiega – è dunque generalizzata. Speriamo aprano presto ulteriori letti in più e vediamo se domani o dopodomani la situazione si libera un po’”.

In molti guardano con speranza e attesa ai numeri, c’è chi segnala spie dei primi effetti delle misure. Pesenti si mantiene cauto: “La curva dei contagi dipende da tante cose, da quanti tamponi si fanno e a chi. Io per ora credo che se i ricoveri diminuiscono davvero lo vedremo con una settimana o due di ritardo”, rispetto all’andamento dei positivi. “Quindi dovremo andare avanti così ancora per diversi giorni”.


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