Vaccino covid, Burioni e la frecciata  

Pubblicato da in data 15 Novembre 2020

Vaccino covid, Burioni e la frecciata

(Fotogramma)

Pubblicato il: 16/11/2020 16:06

Il vaccino covid, i topi di laboratorio e i clinici. Sono gli elementi al centro del posto con cui Roberto Burioni commenta le notizie relative al vaccino anti-covid sviluppato da Moderna. “Visto che alcuni clinici sottolineano l’importanza di chi ‘sta al letto del malato’ e ‘vede i pazienti tutti i giorni’ rispetto ai ‘topi di laboratorio’ che stando chiusi nelle stanze con i loro microscopi tutto il giorno non hanno un’idea di cosa sia questo virus, vorrei fare notare a tutti che questi vaccini che molto probabilmente ci salveranno la vita tirandoci fuori dalla più brutta esperienza degli ultimi 70 anni non li hanno messi a punto i clinici ‘al letto del malato’, ma proprio quei disprezzati ‘topi di laboratorio”, scrive il virologo del San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, in un post sul suo sito di divulgazione e informazione scientifica ‘MedicalFacts’, ai risultati del vaccino Moderna contro Covid-19.

“L’avevo detto, ci speravo ed è successo. Il fatto che il vaccino Pfizer avesse fornito dati così lusinghieri di efficacia mi portava a prevedere che anche altri vaccini, che si basano fondamentalmente sullo stesso principio (l’Rna messaggero), potessero funzionare molto bene”, ha osservato.

“Alle ore 13 sono stati rilasciati, finalmente, i risultati preliminari del vaccino Moderna e sono fantastici. L’efficacia misurata in maniera preliminare è del 94,5%. Su 95 pazienti infettati 90 erano non vaccinati, e solo 5 vaccinati – ha aggiunto Burioni – Ma c’è di più: tra questi 95 infettati ci sono stati complessivamente 11 casi di malattia molto grave. Ebbene, erano tutti tra i non vaccinati. Il che significa che forse il vaccino non solo previene l’infezione, ma quando non riesce a prevenirla la fa decorrere in maniera lieve”.

“Il fatto che due studi indipendenti, condotti su due vaccini diversi, eseguiti in maniera del tutto separata su popolazioni e in luoghi diversi abbiano dato risultati sostanzialmente identici ed egualmente fantastici ci dicono a caratteri cubitali una cosa: questo virus può essere sconfitto da un vaccino e quel vaccino lo abbiamo messo a punto”, evidenzia il virologo.

“Non siamo nelle condizioni di Hiv, epatite C o altri virus per i quali dopo decenni il vaccino non c’è. Dobbiamo mantenere un minimo di cautela perché finora i vaccini si sono dimostrati non solo efficaci, ma anche sicuri – ricorda Burioni – ma questa sicurezza è indispensabile confermarla su numeri più ampi. Però credetemi, mai e poi mai nei giorni terribili di marzo avrei pensato che il 15 novembre avremmo avuto 2 vaccini con una efficacia stimata oltre il 90%”.

“Vi dico oggi anche un’altra cosa: questa impresa incredibile, impensabile, inimmaginabile e senza precedenti della scienza non solo ci consentirà probabilmente di mettere il coronavirus nella stessa categoria della polio (vecchi virus scomparsi), ma potrà avere anche ricadute pesantissime in altri campi della medicina, in particolare nella cura dei tumori”.

“Occorre tenere duro, perché l’uscita dal tunnel pare vicina. Ma ricordatevi se non l’avete fatto di mettere quella bottiglia che conservate per le occasioni speciali nel frigorifero, perché presto ce la berremo tutti insieme abbracciandoci senza mascherina”, ha detto ancora.


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