Brusaferro: “I 21 parametri sono affidabili e funzionano”  

Pubblicato da in data 17 Novembre 2020

Brusaferro: I 21 parametri sono affidabili e funzionano

(Fotogramma)

Pubblicato il: 18/11/2020 10:16

“I 21 indicatori sono affidabili e per 26 settimane ci hanno guidato correttamente”. In un’intervista a ‘La Stampa’, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro difende il meccanismo del monitoraggio che regola il ‘semaforo’ delle chiusure e delle aperture regionali in base alla valutazione del rischio Covid-19. Il numero uno dell’Iss apre tuttavia a qualche correttivo richiesto dalle Regioni. A cominciare, in accordo con l’Ue, dalla possibilità di accertare il contagio anche con il solo tampone rapido, senza poi l’obbligo di sottoporsi anche a quello molecolare.

Le Regioni chiedono di semplificare il sistema di monitoraggio riducendo gli indicatori da 21 a 5 Si può fare? “Mi faccia prima dire – premette Brusaferro – che da parte delle Regioni c’è sempre stato un impegno enorme nel raccogliere i dati e renderli disponibili. E devo dire che per completezza sono superiori a quelli di tanti Paesi che prendiamo come punto di riferimento. Venendo al nocciolo della domanda, va chiarito che i 5 indicatori dei quali parlano le Regioni – la percentuale dei tamponi positivi, l’Rt, il tasso di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e nei reparti di medicina, le risorse destinate al contact tracing – sono già compresi nel monitoraggio. Gli altri indicatori vanno a completare proprio quei 5. E’ un punto di forza del sistema di sorveglianza”.

“Si è scelto di utilizzare tutti quegli indicatori – precisa Brusaferro – perché proprio nelle emergenze è più alto il rischio che i dati risentano del sovraccarico dei sistemi sanitari e possano essere quindi incompleti o trasmessi in ritardo. In questo caso, la presenza di più indicatori ci consente di rilevare degli alert anche quando qualche dato è carente. E devo dire che in 26 settimane gli allarmi, come quello lanciato ai primi di ottobre sulla crescita della curva epidemica, sono sempre stati tempestivi e confermati dalla realtà dei fatti”. Quanto all’Rt, secondo alcuni inattendibile, “potrebbe essere così – chiarisce il presidente Iss – se l’indice di contagiosità fosse calcolato anche sui positivi asintomatici, ma nei nostri calcoli vengono inseriti soltanto i sintomatici. E le persone che stanno male difficilmente sfuggono al tracciamento”.

Commentando l’invito delle Regioni a inserire nel monitoraggio qualche indicatore predittivo della curva epidemica, Brusaferro spiega che “prima di introdurre nuovi indicatori bisogna testarli bene e valutarne impatto e affidabilità. Si possono sicuramente incrociare nuovi dati. Quello sulla mobilità delle persone, per esempio, è in fase di analisi e studio. La fotografia che forniamo però è tutt’altro che ingiallita – assicura – Il dato sull’occupazione dei posti letto è fornito in tempo quasi reale e il monitoraggio offre anche una previsione sui rischi di saturazione delle terapie intensive e dei reparti di medicina a 30 giorni. Altri dati sono della settimana precedente perché devono essere consolidati affinché siano affidabili. Ma calcolando che il tempo di incubazione del virus varia da 4 a 14 giorni, siamo comunque in grado di individuare il trend e di capire dove stiamo andando”.

Possiamo pensare con un po’ di ottimismo al Natale? “L’Rt sta scendendo. E la sequenza è che prima si riduce l’indice di contagiosità, poi quello dei ricoveri e per ultimo, purtroppo, quello dei morti – evidenzia il presidente dell’Iss – In questi giorni stiamo validando l’impatto delle misure adottate a ottobre. L’obiettivo resta quello di portare l’Rt sotto il livello di 1. Perché così diminuisce in modo significativo il numero dei casi e questo a sua volta consente di tornare ad avere un tracciamento sistematico dei contatti stretti e di allentare la pressione sugli ospedali. Speriamo di raggiungere l’obiettivo ‘Rt inferiore di 1’ prima di Natale. I presupposti ci sono. Ma serve anche l’impegno di ciascuno di noi nel rispetto delle regole, recuperando lo spirito di marzo e aprile”.

Non è che poi, riaprendo i ristoranti la sera e spostando più avanti il coprifuoco, ci ritroviamo dritti dentro la terza ondata? “Il rischio c’è – non nega Brusaferro – ma solo se non rispettiamo la triade ‘mascherina-distanziamento-igiene delle mani’. Non ci sono scorciatoie. Per parecchi mesi non si potrà abbassare la guardia. Almeno fino a quando, grazie ai vaccini, avremo ottenuto l’immunità di gregge. Ma sono certo che tutto il Paese collaborerà. Lo sta già facendo”.


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