Covid, identificata nuova ‘spia’ di gravità 

Pubblicato da in data 17 Novembre 2020

Covid, identificata nuova 'spia' di gravità

(Afp)

Pubblicato il: 18/11/2020 17:10

Zero sintomi, una brutta influenza, una grave polmonite, una malattia letale. Sono le mille facce del coronavirus Sars-CoV-2. Cosa determina reazioni così diverse di fronte al suo attacco ed è possibile prevedere il livello di gravità della malattia? Scienziati italiani hanno identificato un biomarcatore che potrebbe fare proprio questo: la molecola PTX3, che secondo uno studio pubblicato su ‘Nature Immunology’ sembra funzionare bene come una sorta di ‘bussola’, un indicatore di gravità di malattia nei pazienti con Covid-19, che si potrebbe rilevare con un test basato su un semplice esame del sangue.

Basato su due casistiche indipendenti, il lavoro è stato portato avanti rispettivamente da una task force dell’Irccs Humanitas guidata dall’immunologo Alberto Mantovani, che comprende ricercatori e medici in prima linea contro Covid, e dal gruppo di medici e ricercatori dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, guidato da Alessandro Rambaldi. Nello studio sono stati coinvolti 96 pazienti in Humanitas e 54 al Papa Giovanni XXIII. In più, grazie all’accesso ai dati e all’analisi bioinformatica supportata da intelligenza artificiale, sono stati esaminati i dati di pazienti residenti in Israele e Usa. I ricercatori hanno indagato i meccanismi dell’immunità innata a livello del sangue circolante e del polmone.

“L’analisi ha portato alla luce il ruolo di un gene scoperto dal mio gruppo anni fa, la PTX3: una molecola coinvolta nell’immunità e nell’infiammazione – spiega Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e professore emerito di Humanitas University – Nei pazienti malati di Covid-19, questa molecola è presente a livelli alti nel sangue circolante, nei polmoni, nelle cellule della prima linea di difesa (i macrofagi) e nelle cellule che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni (l’endotelio vascolare)”. Informazioni “importanti”, le definisce lo scienziato, “dal momento che i pazienti malati di Covid-19 presentano una fortissima infiammazione (la sindrome di attivazione macrofagica) che porta a trombosi del microcircolo polmonare a livello delle cellule endoteliali. A seguire, abbiamo verificato che la PTX3 potesse essere un marcatore di gravità, grazie a reagenti e a un test messo a punto dai ricercatori di Humanitas”.

Gli esperti spiegano che le due casistiche indipendenti, quella di Milano e quella di Bergamo, hanno confermato che la misura della PTX3 costituisce, ad oggi, “il più importante fattore prognostico associato all’aggravamento delle condizioni dei pazienti”. Questi dati, spiega Rambaldi, direttore dell’Unità di ematologia e del Dipartimento di oncologia ed ematologia del Papa Giovanni XXIII di Bergamo, “confermano la centralità del danno endoteliale nella patogenesi delle manifestazioni più gravi osservate nei pazienti Covid”.

“I livelli circolanti di PTX3, misurati nel sangue – prosegue lo specialista – serviranno a guidare la valutazione della risposta ai trattamenti di questi pazienti. La validazione dei risultati ottenuta in due coorti indipendenti di pazienti sottolinea la robustezza e la riproducibilità di questa osservazione e l’importanza di poter utilizzare materiale biologico opportunamente conservato al momento del ricovero di questi pazienti”. Prossimo passaggio sarà il trasferimento della scoperta dal bancone della ricerca al letto del paziente. “Lo studio, che necessita di ulteriori verifiche e conferme, potrebbe costituire uno strumento importante per guidare i medici nella definizione delle terapie per ogni paziente”, osserva Mantovani.

“In Humanitas – spiega – stiamo mettendo il test a servizio di medici impegnati con i pazienti Covid grazie alla collaborazione del Laboratorio di analisi cliniche dell’ospedale guidato da Maria Teresa Sandri. Ci auguriamo possa aiutare i clinici a valutare tempestivamente la gravità della malattia e curare sempre meglio i malati”. Partito da un approccio ad alta tecnologia, evidenziano i ricercatori, lo studio arriva a definire un test per il quale serve un semplice esame del sangue per valutare il livello della PTX3, a basso costo e potenzialmente condivisibile con tutti. E’ un lavoro, conclude Rambaldi, che “dimostra che l’avanzamento delle conoscenze si fa grazie alla raccolta di campioni biologici e dati personali e sanitari della popolazione, indispensabili per un’efficace ricerca su Covid, secondo procedure operative standard internazionali consolidate”.


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