Tumore pancreas, in Italia 14mila casi l’anno: “Può essere preso in tempo” 

Pubblicato da in data 18 Novembre 2020

Tumore pancreas, in Italia 14mila casi l'anno: Può essere preso in tempo

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Pubblicato il: 19/11/2020 12:16

In Italia ogni anno si registrano oltre 14mila nuove diagnosi di tumore al pancreas. Una malattia insidiosa, spesso silenziosa e con un trend di casi in aumento che lo classifica tra le patologie emergenti. La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, in collaborazione con Associazione Nastro Viola e Fondazione Nadia Valsecchi, accendono i riflettori per la Giornata mondiale. Un’occasione, quella celebrata oggi con l’incontro online ‘Il Gemelli per i pazienti, i pazienti con il Gemelli’, per far sentire il supporto e la vicinanza alle persone con tumore al pancreas e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce, unica arma nella lotta a questo tumore.

Il messaggio della campagna lanciata dal Gemelli è che ‘Il tumore al pancreas può essere preso in tempo’. L’iniziativa vede coinvolti il Centro chirurgico del pancreas del Gemelli e il Centro di ricerche malattie del pancreas della Università Cattolica, insieme per sottolineare come il riconoscimento di alcuni campanelli di allarme e dei fattori di rischio siano fondamentali per diagnosticare tempestivamente questa patologia e renderla operabile.

La campagna è stata illustrata oggi alla presenza di Marco Elefanti, direttore generale Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, e Rocco Bellantone, direttore Governo clinico Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica. “L’iniziativa sarà al 100% digital con attività sul web e sui social – riporta una nota del Gemelli – Cuore dell’iniziativa il sito www.centropancreasgemelli.it: un portale interamente dedicato a un organo per certi versi ancora misterioso che i pazienti e non solo potranno consultare per ottenere informazioni, azzerare dubbi e conoscere il percorso più idoneo da intraprendere”.

“Fumo, alcol, obesità, diabete e familiarità i 5 principali fattori che possono contribuire all’insorgenza del cancro al pancreas: a causare il 25-30% dei casi è il tabacco, mentre il consumo di bevande alcoliche può far aumentare la probabilità di sviluppare una pancreatite cronica (in 7 casi su 10) che predispone all’adenocarcinoma pancreatico – ricordano gli esperti – Nel mirino anche una dieta ricca di grassi animali e zuccheri raffinati (il 12% dei tumori è correlato all’obesità) e la presenza di diabete. Una volta diagnosticato, il tumore al pancreas può essere sconfitto solo se preso in tempo”.

“Ad aumentare le possibilità di superare uno dei tumori più aggressivi, seconda causa di morte per cancro nel 2030 dopo quello al polmone, è l’intervento chirurgico”, sottolinea Sergio Alfieri, direttore Centro chirurgico del pancreas Gemelli. L’operazione chirurgica, quindi, ha un ruolo primario nella lotta al tumore al pancreas: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi può infatti passare dall’8% al 20-30% se il paziente è operabile. Ma a fare la differenza sono i centri ad alto volume.

“Oggi solo il 20% è operabile alla diagnosi e nel 50% dei casi è già metastatico. Con oltre 700 ricoveri effettuati lo scorso anno per patologie del pancreas e 110 interventi di resezione chirurgica (quest’anno, nonostante l’emergenza sanitaria, sono già oltre 130 i pazienti operati), il Gemelli è al primo posto al Centro-Sud per volumi di pazienti trattati per neoplasie del pancreas – commenta Antonio Gasbarrini, direttore Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche – Nel nostro Paese sono solo 10 i centri ad alto volume, ma rivolgersi alle strutture specializzate, in cui si concentrano elevati livelli di expertise, know how e multidisciplinarietà, è di primaria importanza poiché condiziona l’esito del trattamento e le prospettive di vita dei pazienti. Purtroppo ancora oggi le persone che scoprono un tumore al pancreas brancolano nel buio. Se non operato in tempo, il tumore al pancreas non perdona”.

Se da un lato l’intervento chirurgico rappresenta la carta vincente, dall’altro non può prescindere da terapie mirate e personalizzate. Numerosi sono i passi avanti compiuti dalla ricerca scientifica negli ultimi anni.

“Le neoplasie del pancreas costituiscono circa il 4% di tutti i tumori di nuova diagnosi. Oggi stiamo cominciando a comprendere meglio l’identikit molecolare di questo tumore e ciò ci spalanca le porte verso sfide future – avverte Giampaolo Tortora, direttore Uoc Oncologia medica e del Comprehensive Cancer Center – Sono stati recentemente identificati diversi sottogruppi di tumore del pancreas che sembrano avere sensibilità diverse alle terapie disponibili e ai nuovi farmaci in sviluppo. Scoperte recenti ci consentono di somministrare un nuovo farmaco biologico specifico, dopo la chemioterapia, a chi ha una particolare alterazione genetica, la mutazione di Brca (8% dei casi)”.

“Esperti del nostro team hanno avuto un ruolo importante in queste studi e sono coinvolti nel Consorzio internazionale del Genoma del cancro che sta sequenziando, tra gli altri, anche il Dna dei tumori del pancreas – aggiunge Tortora – Siamo impegnati in diversi progetti che mirano a modificare il microambiente tumorale del pancreas, alleato del tumore, tra cui l’iniezione a livello locale di farmaci biologici per cercare di rendere il tumore sensibile all’immunoterapia, attualmente inefficace in questo tumore”.

Promuovere e svolgere attività scientifiche, di base e applicate, nell’ambito delle patologie pancreatiche e neoplastiche è tra gli obiettivi principali del Gemelli Pancreatic Advanced Research Center. Inoltre, l’utilizzo di approcci mini-invasivi consente al Centro di prendere in carico anche i casi più complessi.

“Nel nostro Centro l’endoscopia terapeutica si è quasi completamente sostituita all’approccio chirurgico tradizionale – evidenzia Guido Costamagna, direttore Uoc Endoscopia digestiva chirurgica – Con un approccio endoscopico mini-invasivo è possibile affrontare e risolvere tutte le principali conseguenze della crescita locale dei tumori del pancreas: l’ostruzione delle vie biliari mediante il posizionamento di endoprotesi transtumorali o la creazione sotto guida ecoendoscopica di anastomosi bilio-digestive; l’ostruzione del duodeno mediante l’inserimento di protesi duodenali o la creazione di anastomosi gastro-digiunali ecoendoguidate. Nondimeno la cura del dolore neuropatico mediante l’alcolizzazione dei plessi nervosi sotto guida ecoendoscopica”.

Diagnostica d’avanguardia, radiologia interventistica, eco-endoscopia, chirurgia tradizionale e mininvasiva e terapie target possono oggi cambiare le prospettive di vita di un paziente con tumore al pancreas. “Un approccio multidisciplinare è imprescindibile nella cura di questa impattante patologia – conclude Alfieri – Al Centro chirurgico del pancreas del Gemelli ciascun caso clinico viene studiato e discusso settimanalmente (al tumor board del pancreas) da chirurghi del pancreas oncologi medici e radioterapisti, insieme a diabetologi, endocrinologi, medici nucleari, anatomo-patologi, nutrizionisti, psicologi e terapisti del dolore. Obiettivo, infatti, è quello di personalizzare il percorso diagnostico-terapeutico tenendo conto delle esigenze di ciascun paziente. Solo così è possibile aumentare le probabilità di sopravvivenza e migliorare la qualità della vita dei pazienti, trattando una patologia per la quale fino a qualche anno fa il paziente veniva giudicato incurabile”.


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