“Pazienti Covid in oltre 50% dei posti letto medicina interna” 

Pubblicato da in data 20 Novembre 2020

Pazienti Covid in oltre 50% dei posti letto medicina interna

Foto Fotogramma

Pubblicato il: 21/11/2020 10:19

In Italia “oltre il 50% dei posti letto internistici è occupato da pazienti Covid, con punte regionali-provinciali elevatissime (Piemonte 93%, P.A. Bolzano 104%). Non tutte le Regioni partivano dallo stesso livello di dotazione di posti letto quando è scoppiata la pandemia: la Calabria ad esempio aveva circa un terzo dei posti letto internistici del Friuli, rapportati alla popolazione, la Campania partiva da una condizione di posti letto per 100mila abitanti inferiore del 30% rispetto alla media nazionale”. E’ quanto sottolinea uno studio dell’Anaao-Assomed, il sindacato dei medici del Ssn.

“Le politiche di tagli hanno così determinato una drastica riduzione di posti letto su tutto il territorio nazionale – avverte il sindacato – E come prevedibile, oggi ci troviamo costretti a dover fronteggiare in emergenza una pandemia che ripropone drammaticamente il problema della carenza dei posti letto insieme a quella del personale medico specialista”.

In questo studio l’Anaao Assomed, regione per regione, i posti letto al 2018, i posti attivati nel 2020 e i rapporti con il numero di abitanti, poi li ha confrontati con il numero dei ricoveri Covid, mettendo in risalto regioni virtuose e regioni da ‘bocciare’. “Così facendo, si comprende il dramma delle nostre strutture sanitarie: Lombardia satura al 129%, Liguria al 118%, Lazio al 91%, Campania 87%, Piemonte al 191%”, denuncia il report.

“Dai dati a disposizione, sembra che le Regioni abbiano aumentato i posti letto di degenza ordinaria e di terapia intensiva, ma probabilmente è come il gioco delle tre carte e permette di avere indicatori non ‘rossi’ ma ‘gialli’ o ‘arancioni’: si convertono posti letto per acuti di altre branche specialistiche e si fanno risultare come posti letto Covid – denuncia il sindacato – attivati o attivabili, riducendo drasticamente le possibilità di cure ordinarie del cittadino, non garantendo più risposte al bisogno di salute della popolazione per tutto ciò che non riguarda Sars-CoV-2”.


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