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San Patrignano, in un libro tutti i segreti della comunità  

San Patrignano, in un libro tutti i segreti della comunità

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 09/12/2020 14:18

In un momento storico nel quale l’uso di sostanze stupefacenti è tornato ad emergere con allarmante urgenza, “Tutto in un abbraccio”, il libro di Giorgio Gandola oggi in edicola con ‘Panorama’, ripercorre gli oltre 40 anni di storia di San Patrignano, “le complessità e i cambiamenti che hanno portato l’audace visione del suo fondatore, Vincenzo Muccioli, ad essere oggi – si spiega – porto sicuro per migliaia di giovani che si sono smarriti in uno dei più grandi drammi del nostro tempo, oltre che autorevole punto di riferimento ed eccellenza internazionale nel recupero dei tossicodipendenti”.

Per usare le parole di Alessandro Rodino Dal Pozzo, presidente della Comunità San Patrignano, il libro di Giorgio Gandola, è “una vera e propria camminata nel tempo, in una San Patrignano fatta di gioie e dolori. Un vissuto di oltre 40 anni che l’autore descrive in maniera fluida dando al lettore una fotografia molto fedele della realtà. Un’immagine che partendo da ieri, arriva a oggi, esprimendo lo stesso comune denominatore: il problema droga da una parte e una comunità che cerca di fare qualcosa per contrastarlo dall’altra. A non cambiare, nel tempo, quei valori su cui San Patrignano è stata fondata”.

“Tutto in un abbraccio”, grazie ad una preziosa raccolta di testimonianze inedite di chi, fin dalla fondazione della Comunità, ha prodigato la sua vita all’accoglienza e al recupero di tantissimi giovani approdati a San Patrignano da tutta Italia e da molti altri paesi nel mondo, “è il racconto – si spiega – di un modello che è riuscito a rispondere per oltre 40 anni alle mutevoli e innumerevoli sfide che la Comunità si è trovata ad affrontare: dal continuo mutare del fenomeno della tossicodipendenza, alla piaga dell’Aids nei primi anni, alle nuove sfide educative e di preparazione a un reinserimento nel mondo del lavoro”.

San Patrignano e il Covid-19

”Nell’anno bisestile della pandemia mondiale il virus bussa alla porta di San Patrignano solo a fine ottobre, dopo che per tutta la prima ondata era rimasto miracolosamente fuori. Vengono riscontrati un centinaio di casi su 1.200 ospiti e 200 operatori, quasi tutti asintomatici e paucisintomatici”. E’ il racconto dal titolo ‘Covid-19 il nuovo nemico’ fatto da Giorgio Gandola in ‘Tutto in un abbraccio. ”Nei settori dei ragazzi positivi viene organizzata una quarantena volontaria e l’intera comunità è sottoposta a screening. Il protocollo è lo stesso che aveva superato indenne la dura prova di marzo e aprile, quando Sanpa era rimasta immune dal contagio mentre le sirene delle ambulanze squarciavano il silenzio di un’Italia in lockdown. Un caso nazionale che va raccontato. ‘In occasione della prima ondata siamo stati bravi ma anche fortunati’, è il commento del direttore sanitario Antonio Boschini, l’infettivologo che combattè l’Aids negli anni più duri. ‘Abbiamo ingannato il virus giocando d’anticipo, prendendo precauzioni decisive prima che lo facessero le istituzioni. Il decreto di chiusura del Paese è arrivato l’8 marzo, noi avevamo chiuso tutto il 7 e molte attività anche prima. Sono state decisioni drastiche e difficili, ma siamo contenti di averle prese’. Per tre mesi dentro la comunità le abitudini cambiano, le tradizioni vengono sospese – racconta Gandola – Si vive una Pasqua senza quegli abbracci che facevano parte della terapia di Vincenzo Muccioli. Attività ridefinite o fermate, blocco totale di ingressi e uscite. L’organizzazione sopperisce alle restrizioni con due novità: la mancanza delle visite dei genitori viene superata con le videochiamate e la sospensione delle attività scolastiche in presenza è sostituita dalle lezioni online, come nel resto d’Italia”.

”A fine maggio 2020 la comunità riapre le braccia alla sofferenza, in quella che è la sua posizione naturale di accoglienza. Il 29 entra il primo ragazzo, altri 15 nei successivi 30 giorni. Ripartono le attività, ma i tre mesi di blocco fanno sentire il loro peso economico esattamente come nel resto d’Italia e del mondo. Si rivedono alcuni programmi, si adattano i budget alla stagione più anomala della storia tenendo conto anche della seconda ondata, che puntualmente arriva in ottobre. Nuova emergenza, nuova chiusura. Nell’attesa che tutto finisca, il presidente Alessandro Rodino Dal Pozzo osserva l’orizzonte fra l’Adriatico e il monte Titano, e ritrova immediatamente i punti cardinali della missione. ‘Bisogna aprire le porte a chi ci chiede aiuto, è questa la nostra vita’. Dal sogno visionario di Vincenzo a oggi, tutto in un abbraccio”.

Il ‘metodo’ di Muccioli e le polemiche su ‘Sanpa’

“Negli anni 90 la cortina di ferro comincia a cedere, San Patrignano rappresenta un valore sociale troppo grande per essere un bersaglio, e Vincenzo un capro espiatorio scomodo”, ricostruisce Giorgio Gandola . Eppure, per lunghi anni la comunità fondata da Muccioli e il suo ‘metodo’ sono stati al centro delle polemiche: “Le intemperanze, le fughe, le dicerie su quei ragazzi in cima alla collina creano una diffidenza che sfocia nell’ostilità – scrive Gandola – La sinistra che storicamente governa l’Emilia Romagna e Rimini vede nel rigore proibizionista di Muccioli, sostenuto dall’alta borghesia milanese, un ostacolo all’antiproibizionismo di tendenza nella cultura e nei movimenti giovanili. Anche la Chiesa è perplessa”.

Il punto, però, scrive Gandola, è che sono i ragazzi a chiedere a Muccioli di fermarli, di impedirgli di tornare a drogarsi: “‘Fermami. Se voglio tornare a bucarmi mi devi fermare!’. Sono i ragazzi a chiederglielo. Come sono loro a decidere di limitare le sigarette giornaliere a dieci, a telefonare ai genitori solo quando si sentono pronti, a creare o condividere passo dopo passo regole che diventano il programma di quei tre anni e mezzo di cammino per tornare alla vita. Vincenzo fermali. La prima richiesta è la più impegnativa, Muccioli sa che il rischio è alto e risponde: ‘Volete farmi andare in galera’. E nel 1980 ci va, arrestato con altri 11 collaboratori e con un’accusa complicata: ‘sequestro di persona e maltrattamenti’ per avere rinchiuso e incatenato alcuni giovani in crisi di astinenza. Trentatré giorni in isolamento. Condannato in primo grado nel 1985, viene assolto due anni dopo in Appello e infine in Cassazione”.

Racconta Marcello Chianese, responsabile dell’Ufficio legale della comunità: “Lui ti diceva: puoi scegliere di non entrare, ma se entri farò il possibile perché non torni a cercare la droga. C’erano ragazzi che nella fase più acuta volevano andarsene per ricominciare a bucarsi, lui li metteva in una stanza sempre con un’altra persona. E quando avevano superato la crisi venivano reinseriti nel percorso. Arrivarono alcune denunce in procura, poi ritrattate perché lui salvava vite anche così. L’assoluzione definitiva ci fu perché i giudici riconobbero quello che tecnicamente viene definito ‘il consenso dell’avente diritto'”.

Aggiunge Marco Stefanini, responsabile dell’Ospitalità, protagonista di quegli anni: “Sentivo ragazzi gridare e quasi implorare: quando sto male mi devi trattenere sennò torno a farmi. Il metodo nasceva e si modificava dal confronto con loro”. Ancora Stefanini: “Soffriva perché la gente non coglieva l’essenza del bene che stava facendo. I ragazzi venivano percepiti come appestati. All’inizio e per un buon decennio abbiamo avuto tutti contro: Stato, Chiesa, Comune, magistrati e giudici”.

A complicare le cose, “nel 1989 viene ritrovato nella discarica napoletana di Terzigno il cadavere di un ragazzo appartenente alla comunità, Roberto Maranzano, ucciso con percosse. Due anni più tardi, in seguito alla confessione di un testimone che aveva assistito alla sua morte, emerge che il giovane fu ammazzato da tre ospiti di Sanpa. Per depistare le indagini il cadavere fu trasportato in auto nel Sud Italia, cercando di far passare l’idea di un delitto legato alla criminalità organizzata. Muccioli viene assolto dall’accusa di omicidio colposo per non aver commesso il fatto. È condannato in primo grado a 8 mesi per favoreggiamento, ma gli viene riconosciuta l’attenuante per ‘avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale’. L’Appello non ci sarà mai perché Vincenzo, il 19 settembre 1995, viene a mancare”.

Negli anni ’90 però, la situazione, in parte cambia. Complici anche memorabili duelli televisivi con il leader dei Radicali. “All’inizio degli anni 90 la battaglia politica si fa aspra e Marco Pannella spinge sull’acceleratore dell’antiproibizionismo – ricorda Gandola – Muccioli non si ritrae, non è nel suo carattere. I loro duelli televisivi producono effetti inattesi. Ricorda Pino D’Acquisto, responsabile delle Coltivazioni: ‘Il mio primo incontro con Vincenzo avviene nel 1991, nel mio periodo di massima tossicità. Lo vedo in tv in un dibattito con Pannella. Dovrei fare il tifo per il leader radicale, ma Muccioli mi affascina. Dice verità profonde, spiega al pubblico cose che sento dentro e non riesco a esprimere'”. Poco dopo entrerà a San Patrignano.

“Tutto in un abbraccio. La storia di San Patrignano e dei 26mila ragazzi tornati alla vita”, edito e distribuito da Panorama, sarà disponibile dal 9 dicembre in edicola, e successivamente acquistabile sullo shop online della Comunità: shop.sanpatrignano.org/