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Lockdown a Natale e Capodanno? Cosa dicono gli esperti 

Lockdown a Natale e Capodanno? Cosa dicono gli esperti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 14/12/2020 15:17

Italia in lockdown a Natale e a Capodanno? Da Lopalco a Gismondo, da Pregliasco a Viola, le immagini del weekend -con gli assembramenti nei centri delle grandi città presi d’assalto per lo shopping natalizio– fanno discutere gli esperti, con la maggior parte di loro favorevoli a una nuova possibile stretta del Governo e al varo di misure per ridurre i rischi di contagio.

Pregliasco – “Disporre nuove restrizioni” anti-Covid mirate, magari nei giorni più a rischio di assembramenti per lo shopping natalizio, “a questo punto sarà necessario”, secondo il virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco. Anche se la decisione riguardo alle sfumature di un eventuale nuovo ‘rosso lockdown’ sarà necessariamente “politica”, agli occhi del tecnico non può che apparire “preoccupante” la folla che in molte città si è riversata per strada e nei negozi durante il primo giorno di libertà ritrovata. “Non va bene”, commenta il medico all’Adnkronos Salute. “E’ davvero fondamentale arrivare a dover stringere un po’, se no fra 15 giorni ci ritroviamo con effetti pesanti”. Il rischio reale, conferma Pregliasco, è che in un’Italia tornata quasi tutta gialla in previsione delle feste il coronavirus trovi un’autostrada lungo la quale riprendere la sua corsa. Quanto si è visto per esempio nella prima domenica ‘free’ di Milano “è stato un eccesso – osserva il virologo – E’ vero che nessuno ha fatto niente di illegale”, considerando che la riapertura c’è stata, “ma così, tutti insieme appassionatamente” affollati, “non va bene. E se non c’è la responsabilità di ognuno – è l’amara riflessione dell’esperto – finisce che bisogna arrivare a dare delle regole”. Quindi “assolutamente sì: le modalità le deve definire la politica”, ma “per non gettare la cappa in terra” servirà forse imporre nuovi paletti.

Viola – “Cosa non è ancora chiaro nel fatto che le mezze misure, anche se protratte nel tempo, non funzionano? Che chiudere per mesi dalle 18.30 in poi non risolve nessun problema? E che è inutile scagliarsi contro le persone che fanno quello che è lecito fare? Servono misure molto restrittive e tempestive, che siano programmabili nel tempo, piuttosto che mezze misure che cambiano di settimana in settimana. E servono i controlli. Perché, come ho già detto tante volte, il problema non è causato da chi rispetta le regole, ma da chi continua a infischiarsene”, scrive su Facebook l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola. Al quesito ricorrente “arriverà la terza ondata?”, Viola risponde premettendo “io credo che la domanda giusta sia: stiamo davvero uscendo dalla seconda? I contagi sono ancora alti – avverte – così come è inaccettabile il numero di decessi giornaliero. Il virus continua a circolare e continua ad arrivare dove non dovrebbe: le persone anziane e fragili”.

Lopalco – Per Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Puglia, “durante il periodo natalizio esistono due elementi di criticità: gli assembramenti legati allo shopping e il rischio di riunioni familiari frequenti e numerose. Entrambi questi elementi destano preoccupazione. La speranza che i cittadini riescano ad autoregolarsi viene meno dopo le immagini degli ultimi giorni. In assenza di una efficace campagna di comunicazione che spieghi con forza il rischio legato a questi comportamenti, purtroppo la scelta di ulteriori misure restrittive sembra una strada da percorrere”.

Gismondo – Parla di “incoscienza” Maria Rita Gismondo, microbiologa dell’ospedale Sacco di Milano, secondo la quale “nuove misure restrittive” contro Covid-19 “nessuno le avrebbe volute, nessuno le vorrebbe e non le vorrei nemmeno io, da cittadina”. Ma le immagini di persone riversate fra strade e negozi per lo shopping natalizio indicano purtroppo che “c’è un’assoluta incoscienza rispetto al momento che stiamo vivendo”, dichiara all’Adnkronos Salute . Quindi “se è questo il comportamento” dell’Italia ‘gialla’, “se la responsabilizzazione non basta, e se per evitare qualcosa di molto più grave bisogna avere nuove restrizioni dall’alto” come sembra prospettarsi in queste ore in cui si torna a parlare di zone rosse e lockdown, “allora che le restrizioni vengano. Perché l’obiettivo – sottolinea la scienziata – è sicuramente evitare nuove morti”. “Vedere le immagini delle città superaffollate mi ha lasciato davvero molto perplessa”, osserva la direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze del Sacco.

Clementi – La narrazione sulle scene di folla immortalate in diverse città d’Italia “è stata forse un po’ drammatica, ma è ciò che non dovrebbe accadere. Il problema per noi è sempre quello di riuscire ad arrivare con il minor numero possibile di danni al traguardo della vaccinazione anti-Covid. Se c’è una ripresa dei contagi non si arriva bene. Quindi, non mi sento di negare che in questo momento qualche segnale di limitazione dovesse essere dato. Sarà un Natale diverso, mettiamoci il cuore in pace e speriamo che sia l’ultimo”, è la riflessione del virologo Massimo Clementi per il quale un segnale di stretta va dato. E guardando alla situazione attuale, l’esperto chiarisce: “Qualche miglioramento si è visto nei numeri” di Covid-19. “Osserviamo un leggero calo sia dei ricoveri sia delle terapie intensive, molte persone vengono curate a casa, c’è più disinvoltura nel trattare dal punto di vista clinico la patologia, visto anche l’alto numero di pazienti con pochi sintomi. Però tutto questo avviene molto lentamente. Il decremento è più lento di quello che mi aspettavo, sinceramente”. I messaggi di apertura e chiusura continua “non aiutano, ma non è un problema che riguarda solo l’Italia. Certo è che adesso un segnale di stop alle persone va dato”, conclude.

Ciccozzi – Secondo Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus BioMedico, il Governo deve “prendere una decisione e seguirla, anche se impopolare”, perché “andare per tentativi è pericoloso: le persone non capiscono più nulla, non sanno a cosa credere e sono disorientate”. “Se diciamo agli italiani che possono fare acquisti e loro vanno a farli, dotati di mascherina e rispettando le misure, poi non possiamo dire loro che hanno sbagliato – sottolinea lo specialista – Sta al Governo decidere se prendere una decisione ‘alla Merkel’, ben sapendo che finora la Germania è rimasta aperta e noi no. E sapendo anche che cambiare approccio può essere confondente”. “La curva dei casi di Covid – osserva l’esperto – da noi sta rallentando molto lentamente, e il numero dei decessi è ancora molto alto: penso dovremo aspettare almeno la prossima settimana per vedere una riduzione. E’ vero anche che la Germania, che finora di fatto era rimasta aperta, ha annunciato un lockdown duro fino al 10 gennaio, ma è anche vero che noi abbiamo optato settimane fa per un lockdown ‘light’. Adesso questa nuova improvvisa paura che fa parlare di ulteriori misure per i giorni delle feste da dove viene? Credo che tutto sommato si voglia evitare un problema legato al pranzo di Natale e a quello di Capodanno, perché gli acquisti si fanno prima, come abbiamo visto nei giorni scorsi. Insomma, la curva scende piano perché abbiamo fatto un lockdown soft, e se si lasciano le cose così occorre fidarsi delle persone e sperare che non facciano stupidaggini”.

Bassetti – Di diverso avviso Matteo Bassetti, per il quale “parlare oggi di un lockdown totale o di una zona rossa per tutto il Paese stride molto, non aspettiamo neanche i nuovi dati?”. “Non abbiamo fatto il lockdown settimane fa quando la curva è salita molto – aggiunge – e lo facciamo ora che sta scendendo? Lavoriamo bene in questi 10 giorni che ci separano dal Natale cercando di fare capire l’importanza di mantenere alta l’attenzione. Ieri c’è stato effettivamente un grande afflusso di persone nei centri delle città per lo shopping, ma da quello che ho potuto vedere erano tutti all’aria aperta e le persone portavano la mascherine”. “Non mi pare si possa dire che gli italiani hanno fatto qualcosa di male, uscire e andare in giro per lo shopping è consentito dai colori delle Regioni”, sottolinea il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria.

Salmaso – Più cauta anche Stefania Salmaso, epidemiologia delle malattie infettive che ha diretto il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss) fino al 2015. “In Italia ancora non si è esaurita la circolazione del virus, abbiamo un’incidenza di casi alta che riguarda ancora gran parte del Paese. I dati però ci dicono anche che gli anziani, la fascia più colpita dai decessi nelle ultime settimane, si contagiano in famiglia e non fuori: quindi non è detto che stare tutti dentro casa a Natale possa davvero servire”, sottolinea all’Adnkronos Salute. “Nella prima ondata ci sono voluti due mesi di lockdown per far abbassare la curva dei contagi – ricorda Salmaso – pensare che pochi giorni di serrata possono intervenire allo stesso modo è del tutto fuorviante. Sappiamo da sempre che le tre misure migliori sono: il distanziamento tra le persone, l’uso della mascherina e il lavaggio frequente delle mani”.

Signorelli– Per Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, “più che pensare a nuove misure restrittive per ridurre il contagio da coronavirus, bisognerebbe lavorare di più sui controlli per far rispettare le misure giù previste: distanziamento, uso corretto delle mascherine, lavaggio delle mani. Tenendo conto che il rischio maggiore è nei luoghi chiusi. Le immagini degli assembramenti in piazza preoccupano. Ma preoccupano molto di più, visti i pericoli maggiori, gli assembramenti sui mezzi di trasporto, come è accaduto ieri nella metropolitana di Milano”, commenta all’Adnkronos Salute. Ci deve essere in questa fase, secondo l’esperto, “il massimo rigore per gli ambienti confinati per il rispetto delle norme che ormai conosciamo tutti. Il che vuol dire che in questo momento si deve porre particolare attenzione ai luoghi sovraffollati, al trasporto pubblico locale, ai negozi ecc. Bisognerebbe potenziare verifiche e controlli”. La scelta di introdurre nuove misure restrittive, continua Signorelli, “è una responsabilità della politica, che deve fare una sintesi tra le diverse necessità. Noi, come comunità scientifica, possiamo dire che meno interazioni tra persone ci sono, minore è la possibilità che ci sia una terza ondata o che ci si arrivi presto. Ovviamente non si può fermare tutto. Serve trovare una soluzione intermedia e questo non può che essere compito della politica che ha gli strumenti di monitoraggio della situazione sanitaria ma anche sociale ed economica. E che deve fare la somma di queste situazione, considerare tutto e arrivare a una sintesi”, conclude.