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San Patrignano: mamma ex ospite, ‘triste rivangare errori con serie tv, Muccioli ci salvò’ 

San Patrignano: mamma ex ospite, 'triste rivangare errori con serie tv, Muccioli ci salvò'

La falegnameria di San Patrignano

Pubblicato il: 07/01/2021 15:24

“Chi non conosce la droga, chi non ha vissuto i suoi effetti, chi non l’ha vista consumare un figlio, non sa, non può discutere di San Patrignano. La cosa più triste è rivangare errori commessi in una realtà oggi molto diversa. Luca, il mio Luca, era lì, in comunità. L’ho affidato a Vincenzo Muccioli quando ero ormai finita, disperata, quando tutti mi dicevano ‘non possiamo fare niente signora, se non vuole uscirne lui’. A San Patrignano è entrato nel ’92, aveva 25 anni. Ad agosto del ’95 è uscito. Mio figlio era rinato, Vincenzo sarebbe morto un mese dopo”. Paola Uguccioni è la mamma di un ex ospite della comunità di San Patrignano e all’Adnkronos racconta l’esperienza più dura che un genitore possa vivere. Il documentario in onda su Netflix lei lo ha vissuto per tre anni ogni giorno, senza mai nemmeno avere la percezione di quella violenza che oggi sembra voler macchiare l’intera realtà.

“Luca ha puntato il fucile contro di me e il suo babbo per tre volte. Ho bussato a tutte le porte, a psicologi, a centri di assistenza: nessuno mi rispondeva – racconta – Ecco, pur non avendola vista, credo che in questa serie manchi una cosa fondamentale, la voce, la disperazione dei genitori. Mio figlio e tutti i ragazzi finiti lì dentro potevano essere i potenziali assassini di Roberto Maranzano (l’ex tossicodipendente ucciso a botte nella macelleria della comunità e scaricato in una discarica in Campania avvolto in una coperta di San Patrignano, ndr). Ogni mamma ha desiderato le catene, intese come contenimento, per il proprio figlio succube della droga. Io a mio marito tutte le sere dicevo ‘spezzagli un braccio, spezzagli una gamba, fai in modo che non vada via, che non si vada a drogare. Lui mi diceva ‘perché non lo fai tu?'”.

E continua, la mamma di Luca: “L’impotenza dei genitori è enorme, la droga ti fa fare cose assurde e ancora oggi non ne siamo fuori, sembra siamo tanti lontani ma non è così, ancora oggi siamo nel ’78, ancora oggi dobbiamo assistere a funerali, ancora oggi le Istituzioni sono carentissime rispetto a questi problemi. Non è colpa loro, purtroppo non ci sono i soldi, se ne aiutano due non ne possono aiutare quattro, ma pure gli altri due sono figli e loro chi li aiuta? San Patrignano è una delle poche realtà che apre le porte senza chiedere niente. Quando mio figlio è entrato lì è stato come fosse entrato in paradiso: è un posto di fatica, dolore e grande rispetto ma è stato il sollievo di una disperazione. I ragazzi entrano lì incoscienti, inconsapevoli”.

“Mio figlio lo accompagnò mio marito a San Patrignano – ricorda Paola – Io non avevo la forza, ero finita. In comunità ha affinato le conoscenze che già aveva, noi siamo piccoli artigiani nel mondo del mobilificio. Luca lì faceva bellissime cose. Un giorno mi raccontò che Vincenzo (Muccioli, ndr) stava già male, lui era nei falegnami e doveva sistemare una tavola di un pavimento in legno. Antonietta, la moglie, che pure li conosceva uno ad uno, gli aveva detto di rimandare perché Vincenzo stava riposando. Lui, che dall’altra stanza evidentemente l’aveva sentita, le disse ‘lascia fare ai ragazzi il loro dovere’. Per lui venivano sempre prima, loro e il loro percorso. In quella comunità ho conosciuto una grande umanità, pur con tutte le difficoltà che si affrontano quando un problema è grande. Perché oggi rivangare una cosa così quando Sanpa è una realtà ormai davvero diversa dagli errori raccontati?”.

“Chi non ha conosciuto Muccioli ha perso davvero tanto. Grazie a quella realtà noi siamo vivi, mio figlio è inserito socialmente, ha una famiglia. Oggi mi sento una donna fortunata e lo devo a Sanpa – conclude Paola Uguccioni – Così mio figlio Luca che non ha mai nascosto il suo problema e in camera da letto ha ancora una foto di Antonietta e Vincenzo”.

(di Silvia Mancinelli)