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Twitter banna Trump, Navalny: “Censura inaccettabile” 

Twitter banna Trump, Navalny: Censura inaccettabile

(Afp)

Pubblicato il: 09/01/2021 22:49

”Penso che bannare Donald Trump da Twitter sia un atto inaccettabile di censura”. Lo afferma il dissidente russo Alexei Navalny sul suo account di Twitter. ”A mio parere, la decisione di bandire Trump” da Twitter à ”basata su emozioni e preferenze politiche personali”, ha aggiunto. ”Non mi si venga a dire che è stato bannato per aver violato le regole di Twitter. Ricevo minacce di morte qui ogni giorno da molti anni e Twitter non bandisce nessuno (non che io lo chieda)”, prosegue il dissidente.

”Questo precedente sarà sfruttato dai nemici della libertà di parola in tutto il mondo. Anche in Russia. Ogni volta che hanno bisogno di mettere a tacere qualcuno, diranno: ‘Questa è solo una pratica comune, anche Trump è stato bloccato su Twitter'”, scrive Navalny in un altro post. A suo avviso è necessario che Twitter formi ”una sorta di comitato che possa prendere tali decisioni. Dobbiamo conoscere i nomi dei membri di questo comitato, capire come funziona, come votano i suoi membri e come possiamo fare ricorso contro le loro decisioni”.

Il dissidente russo afferma poi che ”ovviamente Twitter è una società privata, ma abbiamo visto molti esempi in Russia e in Cina di società private che sono diventate le migliori amiche dello stato e li hanno favoriti quando si tratta di censura”. Citando i negazionisti della pandemia in atto, Navalny scrive che ”coloro che hanno negato il Covid-19 esistono liberamente e comunicano su Twitter. Le loro parole sono costate migliaia di vite. Eppure è stato Trump a essere stato bandito pubblicamente e ostentatamente. Tale selettività indica che si è trattato di un atto di censura”. Inoltre ”tra le persone che hanno account su Twitter ci sono assassini a sangue freddo (Putin o Maduro), bugiardi e ladri (Medvedev). Per molti anni Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati come base per la “fabbrica di troll” di Putin e gruppi simili di altri paesi autoritari”.