Teatro: Shammah, ‘attenti a chiusura, si dà idea che sia pericoloso e non un servizio’  

Roma, 21 en. (Adnkronos)

“Per me il problema non è se essere aperti o no, ma l’aver fatto passare l’idea che i teatri sono luoghi dove ci si infetta. Nelle zone gialle è tutto aperto, inclusi i musei, mentre i teatri sono ancora chiusi ed ecco allora che quando riapriremo sarà già arrivato nel subconscio a livello subliminale un triplice messaggio: si può fare a meno del teatro; si può vedere il teatro in streaming che è lo stesso; il teatro è un luogo pericoloso”. La direttrice del Teatro Franco Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah, riflette con l’Adnkronos sulle conseguenze delle scelte compiute dal governo, in particolare, con l’ultimo Dpcm.

Mentre le scuole riaprono, mentre si va in Parlamento e si partecipa a riunioni su riunioni, i teatri restano chiusi“, osserva la direttrice, che fa notare anche un altro particolare di quanto stabilito dal governo nell’ultimo decreto: “Nelle zone arancioni e rosse i musei sono chiusi e i supermercati no. Cosa succede in un museo per cui ci si può contagiare più che ad Ikea? E ancora, se i teatri ricevono un contributo pubblico perché sono ritenuti un servizio al cittadino, perché ora restano chiusi? E’ il governo che decide cosa è un bene cosa no? E allora perché dà il contributo pubblico ai teatri? Il governo non deve riaprire i teatri per andare incontro a chi fa teatro, perché allora tutti possono lamentarsi per aver perso il lavoro, ma deve riaprirli perché ha tolto ai cittadini un servizio”.

“Non credo che il compito del governo sia semplice, gestire una pandemia non lo è – dice la direttrice Shammah – ma in altre città, in altri Paesi alle prese come noi con la pandemia i teatri sono aperti, perché? Vedi la Russia o Barcellona. Non voglio essere arrogante o dare l’idea di avere la verità in tasca, ma mi pongo delle domande. E sono certa che quando riapriremo (e, come è possibile prevedere, il Covid non sarà un capitolo totalmente chiuso perché per una vaccinazione globale passerà almeno 1 anno) non solo dovremo ancora avere un numero contingentato di spettatori con mascherina per via delle distanze da tenere, ma dovremo anche combattere con l’idea che i teatri sono posti non sicuri, e la fatica sarà enorme. Io ho impiegato tutta la vita per far sentire il teatro come casa propria alla gente, per far sentire che il teatro è un luogo sicuro dove le persone si confrontano con altri cittadini…e ora…Questo è un peccato e un danno”.

(di Veronica Marino)