Sangiuliano firma una biografia su Reagan: “L’ottimismo con cui risvegliò gli Usa fa riflettere”

Roma, 3 feb. (Adnkronos)

“Benedetto Croce affermava che la storia è sempre contemporanea, nel senso che dalla storia possiamo trarre validi orientamenti per il presente. Credo che oggi sia quantomai attuale una riflessione su quell’ottimismo con cui Reagan risvegliò l’America dopo la crisi degli anni Settanta e il post Vietnam. Inoltre, il suo conservatorismo liberale merita una considerazione”. Così il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano commenta con l’Adnkronos l’uscita del suo nuovo libro, ‘Reagan – il presidente che cambiò la politica americana’ (Mondadori, pag. 257, euro 22). Una biografia che arriva dopo quelle che il giornalista ha dedicato a Putin, Hillary Clinton, Trump e al leader cinese Xi Jinping.

Il 4 novembre 1980, racconta Sangiuliano, con un risultato schiacciante, gli americani eleggono presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Si insedia quarant’anni fa, nel gennaio del 1981. È una valanga: Ronnie, come lo chiamano gli amici, vince in 45 Stati su 50; per il presidente uscente, il democratico Jimmy Carter, che chiedeva la rielezione, è un’umiliazione. Nonostante i numeri, l’ascesa di Reagan alla Casa Bianca è accolta con stupore in tutto il mondo: un ex attore di Hollywood, molto noto anche al pubblico televisivo, che assumeva la guida della più grande superpotenza planetaria? Si trattava di un azzardo pericoloso o di un evento in anticipo sui tempi?

Son trascorsi anni e con quella distanza del tempo necessaria per una pacata valutazione storica, Ronald Reagan è ritenuto – quasi unanimemente – fra i migliori presidenti della storia americana, “colui che ha vinto la Guerra Fredda senza sparare un colpo”, come dirà Margaret Thatcher. La caratterizzazione che Reagan darà a un lungo periodo della storia americana e mondiale, con la sua innovativa politica economica e estera, diventerà un ‘ismo’, il reaganismo appunto.

Quella di Ronald Wilson Reagan, in realtà, è una storia tutta americana, che merita di essere raccontata oltre le implicazioni politiche. Nato a Tampico nel 1911, all’epoca una minuscola cittadina dell’Illinois, il piccolo ‘Dutch’ – come viene soprannominato in famiglia per le linee paffute del volto – cresce nella regione geografica che è il cuore pulsante della nazione a stelle e strisce, il Midwest. Il padre è un cattolico irlandese senza un lavoro stabile e con il vizio dell’alcol, la madre una donna religiosissima, devota alla Chiesa dei discepoli di Cristo. Dopo la laurea in economia, Reagan approda a Hollywood quasi per caso e fa una discreta carriera nel mondo del cinema, fino a quando non scopre l’importanza dell’impegno politico, a cui arriva attraverso l’esperienza di presidente del sindacato degli attori (Screen Actors Guild).

Gli anni Sessanta erano stati contrassegnati da una sotterranea quanto profonda rielaborazione del conservatorismo americano e delle basi dottrinarie del partito repubblicano, una ricostituzione e rinascita, sintetizzata dalla formula ‘Old Right’. Nel 1960 il senatore dell’Arizona, campione della destra repubblicana, Barry Goldwater pubblica il libro ‘The Coscience of a Conservative (La Coscienza di un Conservatore)’, molto di più di una piattaforma programmatica, un vero e proprio manifesto culturale. Nasce il conservatorismo popolare, vera novità sul terreno della filosofia politica degli Stati Uniti nel dopoguerra. Goldwater, tuttavia, politico troppo intellettuale, non riesce a tradurre queste idee in vittoria elettorale alle presidenziali del 1964, nella sfida al democratico Lyndon Johnson, che stravince la consultazione.

Nelle ultime ore della campagna elettorale accade un fatto destinato a segnare il futuro. Lo staff repubblicano decide che tocca al brillante oratore Ronald Reagan, per conto del candidato Goldwater, tenere il discorso finale della campagna elettorale; nonostante, la sconfitta del repubblicano, il discorso ‘A Time for Choosing‘ si rivela un successo strepitoso. Negli anni a venire sarà citato migliaia di volte, chiamato semplicemente ‘The Speach’, il discorso che di fatto consegna a Ronald Reagan la guida politica del movimento conservatore americano. Un testimone che l’ex attore raccoglie subito riuscendo nell’impresa di farsi eleggere, nel 1966, governatore in uno dei più importanti Stati dell’Unione, la California, tra i più ricchi e più popolati, di tradizione democratica.

Nel gennaio del 2008 la figura di Ronald Reagan diventerà la scintilla di un’accesa rissa verbale tra i due principali candidati democratici alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Barack Obama, in un dibattito tv organizzato dalla Cnn in South Carolina, in vista delle primarie in quello Stato. Barack Obama non avrà dubbi nell’affermare di avere grande e sincera ammirazione per Reagan, cosa che non piacerà ad Hillary Clinton. Ancora oggi Reagan resta il convitato di pietra di qualsivoglia discorso sulla destra liberale.

Se oggi gli anni Ottanta del Novecento sono ricordati come una stagione felice di benessere e di prosperità economica, lo si deve proprio a quella spinta di ottimismo, di pragmatismo e di modernizzazione che Reagan seppe imprimere agli Stati Uniti e di conseguenza a tutte le nazioni industrializzate dell’Occidente.

Artefice, sul piano ideologico e culturale, della ‘rivoluzione conservatrice’ e antistatalista che caratterizzò gli ultimi decenni del secolo breve, Reagan è anche il presidente degli Stati Uniti che ha sconfitto il comunismo sovietico e vinto la Guerra fredda “senza sparare un colpo”, ricorda ancora Sangiuliano citando la Thatcher. Un presidente che si è guadagnato un posto nella Storia.