Governo, Draghi oggi al Senato per la fiducia

(Adnkronos)

Prima prova in Aula per Mario Draghi, oggi al Senato per il voto di fiducia al governo. A partire dalle 10, il premier terrà infatti le sue dichiarazioni programmatiche, al termine delle quali si recherà quindi a Montecitorio per consegnare il suo testo. Dalle 12.30 in Senato sono previste 6 ore e 40 di dibattito, dalle 19 alle 20 l’ultima sanificazione, quindi replica e dichiarazioni di voto dalle 20. Il voto si terrà infine a partire dalle 22, con la ‘chiama’ dei senatori.

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Bocche cucite intanto dal suo staff sui contenuti del discorso che il premier pronuncerà a Palazzo Madama. Draghi lavora nel massimo riserbo, quel riserbo che gli è congeniale. Ieri era arrivato di buon mattino a Palazzo Chigi per scrivere un discorso chiaro, asciutto, quasi chirurgico nel definire le priorità che il suo esecutivo deve darsi. Richiamando all’unità in un momento senza precedenti per il Paese, con una pandemia che ha falcidiato il tessuto economico e sociale, chiudendo le scuole, mettendo in affanno gli imprenditori, costringendo imprese e negozi a chiudere i battenti e milioni di lavoratori alla cassa integrazione.

Una partita complessa anche per un primo della classe a livello mondiale. L’Italia deve ripartire, per riaccenderne i motori c’è bisogno di mettere in soffitta gli interessi di parte, remare nella stessa direzione. Seguendo la direzione che egli stesso ha indicato nel corso delle consultazioni che hanno portato alla nascita del suo governo. Europeismo e Atlantismo i capisaldi. E l’ambiente, come ha ribadito nel Cdm di sabato scorso: il suo “sarà un governo ambientalista, anche nella creazione di nuovi posti di lavoro”.

Una certezza, questa, che ha le sue radici anche nelle indicazioni dell’Europa sull’impiego dei fondi del Next Generation Eu, e che vincolano il 37% delle risorse a progetti green. Numeri che rendono centrale il dicastero della Transizione ecologica affidato a Roberto Cingolani – ieri finito non a caso nel mirino di Alessandro Di Battista – ministero chiesto a gran voce da Beppe Grillo ma che continua a dividere i 5 Stelle, vera incognita del voto di oggi in Aula.

E poi la sanità, con una pandemia che ha svelato tutte le crepe di un Ssn smantellato da politiche miopi, e soprattutto il piano vaccinazioni: la prima grande sfida a cui è chiamato a rispondere ‘Super Mario’, tassello centrale per consentire al Paese di rialzarsi davvero evitando false ripartenze. E’ facile, quasi scontato, che oggi Draghi si soffermi sul capitolo scuola e istruzione, un tema che considera centrale per dare nuova linfa al Paese. Decisivo, poi, il capitolo lavoro e Recovery Fund, con tante incognite ancora sul tavolo, a partire dal blocco dei licenziamenti. Sul Next Generation Eu, il pensiero di Draghi è noto, si incentra sulla necessità di investire in progetti di valore alto, con un contenuto sociale dimostrabile.

La sostenibilità del debito pubblico sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu. Se saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita. Draghi lo sa bene, sa che la strada da percorrere passa da progetti con tassi di rendimento elevati, tali da giustificare l’investimento pubblico per spingere la crescita e rendere il debito sostenibile. Ma la condizione sine qua non per realizzarli è mettere a segno quelle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno: fisco, giustizia e Pubblica amministrazione. Riforme centrali ma che vanno a toccare sensibilità diverse in una maggioranza che è di fatto un melting pot. “L’unità non è un’opzione, ma un dovere”: la strada è stretta, ma Draghi dovrà necessariamente muovere da qui.