Blocco licenziamenti, Gualtieri: “Si valuta proroga”  

Prolungare il blocco dei licenziamenti. E’ l’ipotesi che delinea il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite per l’esame della Relazione al Parlamento sullo scostamento. “Non c’è dubbio che alla luce della prosecuzione della pandemia occorra prorogare la disponibilità di uno strumento straordinario, di ammortizzatore. Occorre quindi rendere disponibile per anche i mesi successivi, se necessario, questo strumento”, dice. “Occorre anche introdurre magari una selettività rispetto alla necessità di alcuni settori più fragili e colpiti” valutando la possibilità “di prolungare ulteriormente il blocco dei licenziamenti“, aggiunge il ministro.

“Non abbiamo concluso le nostre riflessioni ma naturalmente teniamo ben presenti le esigenze di prolungare la disponibilità di strumenti di sostegno e ammortizzatori sociali oltre il 31 marzo“. Il governo, spiega Gualtieri, punta a “predisporre degli strumenti che ci consentano di arrivare alla fine dell’anno e adattarli alle diverse realtà dei diversi settori”.

“Complessivamente – spiega Gualtieri – sono state varate misure pari a circa il 6,6% del Pil, a cui si aggiungono 300 miliardi di crediti oggetto di moratoria e 150 miliardi di prestiti garantiti. Si tratta di uno degli interventi più rilevanti d’Europa paragonabile solo a quello messo in campo dalla Germania”, aggiunge.

“Nel 2020, in termini di indebitamento netto, il settore delle imprese, considerando anche gli interventi fiscali, ha beneficiato di interventi per oltre 48 miliardi; al lavoro e al sociale sono stati destinati circa 35 miliardi; agli enti territoriali sono stati destinati oltre 12 miliardi di euro; la sanità ha ricevuto maggiori risorse per oltre 8 miliardi; i servizi pubblici e sociali sono stati potenziati con ulteriori 4,5 miliardi. Il totale dei ristori e dei contributi a fondo perduto erogati ammonta a oltre 10 miliardi di euro”.

“La caduta del livello di attività riscontrata in questi settori – ricorda Gualtieri – ha pesato sull’evoluzione degli indicatori economici più aggiornati che, dopo il forte rimbalzo realizzato nel terzo trimestre, evidenziano una contrazione nel quarto trimestre che, tuttavia, non riteniamo possa incidere sul risultato complessivo per il 2020 indicato nella Nadef”. “Sussistono rischi al ribasso per la previsione programmatica 2021 (crescita del 6,0 per cento)”. “Grazie allo scostamento di bilancio – sottolinea il ministro – proseguiremo e completeremo gli interventi di sostegno già approvati e riconosciuti finora ai settori più colpiti dalla pandemia, che riteniamo debbano proseguire per tutto il tempo necessario”.

Tuttavia, afferma il ministro dell’economia, “nelle intenzioni del governo, questo è l’ultimo scostamento di bilancio che chiediamo al Parlamento di autorizzare per contrastare la pandemia”.

Tiraboschi: “Proroga blocco licenziamenti non è giustizia sociale”

Contrario alla proroga del blocco dei licenziamenti Michele Tiraboschi, giuslavorista e coordinatore scientifico di Adapt, associazione di studi sul lavoro fondata nel 2000 da Marco Biagi. “Per prima cosa – commenta con Adnkronos/Labitalia – va preso atto che il divieto di licenziamento ha avuto un effetto rilevante sui contratti a tempo che non sono stati rinnovati e altre forme di ingresso (penso agli stage) penalizzando soprattutto donne e giovani. Una proroga si può comprendere sulla base di motivazioni politiche, ma non certo in chiave di ragioni di vera giustizia sociale. Altra cosa, in termini di metodo, è se la proroga – precisa Tiraboschi – venisse avanzata all’interno di un patto tra le parti sociali volto ad affrontare tutti i problemi del mercato del lavoro del post pandemia che sono non solo i problemi dei lavoratori ma anche del sistema delle imprese (che, sia chiaro, è cosa diversa dall’interesse del singolo imprenditore al profitto)”, conclude.

Cazzola: “Blocco dei licenziamenti è stato un errore”

Contrario al provvedimento bollato come “un errore” anche Giuliano Cazzola, giuslavorista, docente universitario e profondo conoscitore del mercato del lavoro e della previdenza in Italia. “Se può essere giustificato durante i primi mesi del lockdown, le proroghe già effettuate e quelle che si annunciano – dice ad Adnkronos/Labitalia – rappresentano un perseverare nell’errore. Ci voleva poco a capire che ad imboccare questa strada sarebbe stato difficile fare retromarcia. Non a caso in nessun altro Paese è stata adottata una norma siffatta”. Cazzola non ha dubbi sulla misura introdotta dal governo Conte per frenare l’emorragia di posti causata dalla pandemia. “Assolutamente no -risponde se gli si chiede se sia favorevole a una proroga del blocco-. Più si va avanti (ormai siamo a contare un anno di blocco) più diventa difficile tornare indietro, perché l’emergenza non è destinata a finire in breve tempo. È sbagliato il presupposto su cui si basa il blocco -rimarca il giuslavorista- come se fosse possibile congelare l’economia in attesa di una ripartenza all’insegna del ‘come eravamo’. Nel frattempo le aziende si portano appresso sacche di personale in cig da Covid 19, senza prospettive di rientrare, che impediscono alle imprese di ristrutturarsi, di adeguare gli organici ai volumi produttivi, di investire in nuove tecnologie, un’esigenza che la crisi sanitaria ha sicuramente accelerato”.

Alibaba, Jack Ma riappare in video per la prima volta da ottobre  

Il fondatore di Alibaba Jack Ma è apparso per la prima volta dalla fine di ottobre in un videomessaggio distribuito dai media statali cinesi. Nel videomessaggio il 56enne si rivolge a 100 insegnanti nelle zone rurali. Ma ha anche annunciato l’intenzione di impegnarsi in attività filantropiche, più di quanto abbia fatto prima.

“In questi giorni ho imparato e riflettuto insieme ai miei colleghi. Adesso siamo ancora più determinati a dedicarci all’educazione e alla beneficenza”, ha detto Ma nel suo discorso a un evento annuale organizzato dalla sua fondazione. Il fondatore del colosso online non aveva fatto apparizioni pubbliche dalla fine di ottobre, dopo aver criticato aspramente i regolatori cinesi in un discorso. In seguito ci sono state speculazioni sulla sua scomparsa.

Poste: pagamenti digitali di Natale +40%, l’online vola a +70%  

(Adnkronos)

In collaborazione con Postenews.it

Gli acquisti natalizi mettono il vento in poppa a Poste Italiane. Nonostante le restrizioni imposte dalla pandemia, il gruppo guidato dall’AD Matteo Del Fante ha registrato un incremento del 40% nei pagamenti digitali rispetto al 2019, con un picco del +70% nelle transazioni e-commerce. I numeri, resi noti dal Tg Poste, confermano il ruolo di leader di Postepay Spa, la società di pagamenti digitali del Gruppo, protagonista anche del programma Cashback di Natale: hanno partecipato al piano governativo ben 1,1 milioni i clienti di Poste Italiane su un totale di 5,8 milioni di utenti registrati. Poste Italiane contribuisce direttamente al Piano Italia Cashless in corso fino a giugno: tutti i clienti di Poste Italiane titolari di una carta BancoPosta o Postepay possono infatti iscriversi al programma sulle App Postepay o App Bancoposta. Inoltre, chiunque utilizzi Codice Postepay, l’innovativo sistema di pagamento tramite App e Qr Code, può ottenere un ulteriore euro di cashback per ogni operazione, che si aggiunge al 10% riconosciuto dallo Stato. Ad oggi, sono state già effettuate 100 mila operazioni con questa modalità di pagamento, sicura in termini di distanziamento sociale, così come è stata particolarmente apprezzata la modalità di pagamento contactless: + 50% nel 2020 rispetto al 2019?

Landini: “Pci baluardo democratico, collegò lavoratori a istituzioni” 

Roma, 19 gen. (Adnkronos)

Un “baluardo democratico” ed un “prezioso canale di collegamento” tra le lotte dei lavoratori e le istituzioni che evitò che le proteste, in momenti di crisi, conoscessero sbocchi drammatici. Così in una intervista all’Adnkronos per i 100 anni del Pci, il leader Cgil, Maurizio Landini, spiega il legame che unì il partito al sindacato di Corso Italia nato nel 1906, che già con le Camere del Lavoro a partire dal 1896 operava per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia. “Il Pci rappresentò un’esperienza unica perché riuscì ad organizzare due milioni di iscritti in uno dei periodi più difficili della storia del mondo. Riuscì cioè ad aderire e a rappresentare la cultura, i comportamenti, la storia del Paese. Inoltre, rappresentò un baluardo democratico durante gli anni ‘50 del secolo scorso quando la repressione si rivolse contro le proteste dei lavoratori. Fu poi un prezioso canale di collegamento tra le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici e le istituzioni rendendo possibile così, pur dall’opposizione, le grandi riforme degli anni ‘70: le pensioni, lo Statuto dei Lavoratori, la riforma sanitaria, i diritti delle donne. Senza questo ruolo fondamentale le proteste avrebbero potuto avere anche sbocchi drammatici. In questo senso il Pci ha contribuito a salvaguardare la democrazia italiana”, dice ancora .

D: Il Pci compie 100 anni: una storia che è intrecciata e legata a doppio filo con quella della Cgil nella conquista dei diritti dei lavoratori. E, posto che la storia non si fa con i se, quali sono le battaglie del movimento operaio che senza l’apporto del Pci avrebbero potuto prendere una direzione diversa?

“Alla fine degli anni ‘60 del secolo scorso, sia pure entro una discussione spesso lacerante sui caratteri dello sviluppo capitalistico in Italia, il Pci individuò nelle lotte operaie il nucleo essenziale della battaglia democratica e sociale. Lotte operaie che non guardavano solo al salario ma all’organizzazione del lavoro, agli orari, alla salute in fabbrica. Le grandi riforme degli anni ‘70 non sarebbero state possibili senza quelle lotte e senza il ruolo fondamentale del sindacato e del Pci nella loro rispettiva autonomia.Non possiamo dimenticare che anche in momenti drammatici come quello del primo pesante tentativo di ridurre il ruolo del lavoro in fabbrica, il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, nel 1980, andò ai cancelli della FIAT a sostegno della lotta delle lavoratrici e dei lavoratori”, aggiunge.

D: La Cgil è riuscita a preservare il valore dell’autonomia dalla politica, a sottrarsi a quel ruolo, che spesso le è stato attribuito di ‘cinghia di trasmissione’ con il partito. Ma cosa ha significato e cosa significa oggi per la Cgil l’autonomia dalla politica?

“Per rispondere a questa domanda è bene ricordare, quanto affermava Bruno Trentin. Egli ribadì più volte l’insegnamento fondamentale di Di Vittorio nell’indicare il valore e l’importanza dell’autonomia, dell’indipendenza, del sindacato non solo nei confronti dei partiti ma soprattutto delle controparti. Questo è per noi un valore di riferimento fondamentale -prosegue-. La nostra autonomia significa oggi affermare un ruolo del sindacato non corporativo o aziendalista ma un soggetto portatore di un progetto di cambiamento della società. Un soggetto che, proprio sulla base di un progetto di trasformazione costruito democraticamente con le persone che si vogliono rappresentare, è in grado di misurarsi con tutti”.

D: Berlusconi prima e Renzi poi hanno tentato di delegittimare il sindacato. Neppure il Conte 1 si è sottratto all’attacco: qual e’ lo stato di salute attuale del sindacato; a che punto è il rapporto con l’attuale governo?

“Se rileggiamo con attenzione tutto il dibattito istituzionale di questi ultimi decenni, vediamo che il tema è sempre il medesimo: rafforzare i poteri dell’esecutivo, ridimensionare il ruolo della rappresentanza e dei corpi intermedi, a partire dal sindacato e abbassare l’asticella dei diritti nel mondo del lavoro. Tutto ciò avrebbe dovuto garantire maggiore efficienza e crescita economica più sostenuta”, afferma.

“Oggi, a maggior ragione nel pieno di una drammatica pandemia, stiamo toccando con mano il fallimento di queste scelte. La crescita economica non c’è stata, lavoro precario e bassi redditi hanno prodotto diseguaglianze che la pandemia ha esasperato, i sistemi di protezione sociale, a partire dalla sanità, hanno visto una drastica riduzione delle risorse proprio in nome di una presunta maggiore efficienza. Gli effetti di tutto ciò oggi, nel pieno della pandemia, li stiamo drammaticamente scontando”, prosegue Landini.

E aggiunge: “Oggi non siamo in grado di prevedere come evolverà una crisi di governo incomprensibile, sbagliata e di cui non si avvertiva il bisogno. Ciò che possiamo dire è che con l’attuale Governo, almeno fino alla prima fase della diffusione della pandemia, vi è stato un confronto che ha contribuito a riconoscere e definire risultati importanti per il mondo del lavoro: riduzione della pressione fiscale per una parte consistente del mondo lavoro dipendente, protocolli per la sicurezza come condizione per la ripresa della attività nel pieno della pandemia, blocco dei licenziamenti e misure di sostegno al reddito per i lavoratori e lavoratrici, sostegni alle imprese in difficoltà”.

“Questo confronto che si è interrotto negli ultimi mesi contestualmente alla presentazione dei progetti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, va ripreso -ammonisce- E’ in discussione il futuro del Paese, della democrazia e della società. Le parti sociali devono essere protagoniste di questo confronto. Per tutti è il momento della responsabilità.

D: E con la Confindustria di Carlo Bonomi a che punto sono le relazioni?

“Anche le associazioni datoriali devono raccogliere la sfida del cambiamento, a partire da Confindustria. Oggi molti contratti nazionali sono stati rinnovati e altre trattative sono in corso. Deve prevalere in tutti la consapevolezza dell’esigenza di un nuovo modello di sviluppo da costruire grazie all’impulso di investimenti pubblici e privati che abbiano nella qualità del lavoro e nello sviluppo sostenibile i parametri fondamentali. Confindustria deve fare i conti con la realtà, come tutti. Siamo in una situazione inedita, in cui le vecchie ricette e gli atteggiamenti pregiudiziali sono sbagliati. Serve aria nuova”, spiega ancora.

“I rinnovi dei contratti nazionali devono essere in grado di affrontare tanto lo smart working quanto il diritto alla formazione, senza dimenticare il diritto all’occupazione e al giusto salario perché è assurdo essere poveri lavorando. L’esigenza di una svolta rispetto alle ricette del recente passato è un dovere per tutti se non si vuole precipitare in un declino drammatico”, ammonisce.

D: Partiti deboli sindacati forti e viceversa: si può dire che oggi il sindacato oggi ha più potere di rappresentanza della politica? E’ ancora sul tavolo l’opzione di un sindacato unico ?

“I partiti hanno perso oggi la loro capacità di rappresentanza mentre il sindacato è i il soggetto che cerca di esprimere e rappresentare le esigenze del mondo del lavoro, delle donne, dei giovani, dei pensionati. Questo non vuol dire nascondere i grandi problemi che oggi attraversano il sindacato stesso. Siamo di fronte ad un mondo del lavoro frammentato e dove si sono diffuse forme di lavoro instabili e precarie. A questo ha contribuito una legislazione che ha ridotto diritti e tutele”, evidenzia.

“Oggi il sindacato ha di fronte il tema della riunificazione del mondo del lavoro rispetto alla quale è decisivo il riconoscimento del valore generale dei contratti collettivi nazionali, il riconoscimento anche per via legislativa della misurazione della rappresentanza, non solo sindacale ma anche della parte datoriale, anche per contrastare i contratti pirata, la riforma degli ammortizzatori sociali secondo principi universalistici, la partecipazione dei lavoratori alle scelte dell’impresa”, dice Landini.

Battersi per la riunificazione del mondo del lavoro vuole dire quindi, aggiunge, “battersi anche per cambiare il sindacato e rilanciare una nuova idea di unità sindacale fatta sulla democrazia e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Vuole dire riscoprire e aggiornare il ruolo delle Camere del Lavoro come luoghi aperti a tutte le forme di lavoro, alle esigenze e bisogni dei giovani, delle donne, dei pensionati, delle associazioni ambientalistiche, di quelle cattoliche così sensibili ai temi della solidarietà e dell’inclusione sociale”.

“Vuole dire dare centralità al “sindacato di strada”, ad un sindacato che, a partire da esigenze concrete, è in grado di battersi per un progetto di cambiamento della società. La divisione del sindacato è stata il frutto delle rotture prodotte dalla guerra fredda e dei suoi effetti sui partiti politici che erano protagonisti di quella fase. Oggi il quadro è profondamente mutato e ci possono essere le condizioni per prospettare un sindacato unitario e plurale”, conclude. (Alessandra Testorio)

Cashback di stato, come funziona il reclamo  

(Adnkronos)

Cashback di stato e reclami, arrivano le istruzioni. Per esempio, per chi pensava di aver raggiunto e superato il numero minimo delle dieci transazioni che danno diritto al bonus e invece non avrà un euro, perché molti dei suoi pagamenti non sono stati conteggiati dall’app Io. Nella maggior parte dei casi, la procedura è andata a buon fine: su 5,8 milioni di italiani che hanno accolto con slancio la nuova agevolazione, 3,2 milioni otterranno il rimborso. Altri o non hanno raggiunto il minimo di transazioni valide ai fini del cashback o non se le sono viste contabilizzare tutte.

Qualcosa si può fare, spiega laleggepertutti.it, non nell’immediato ma a breve. Rientra tra le novità che attendono il programma di rimborsi voluto dal Governo per dichiarare guerra all’evasione fiscale (per approfondire leggi qui: Cashback: novità sui rimborsi).

Da febbraio, sarà disponibile il modulo per i reclami. Sarà scaricabile su un portale messo a disposizione dalla Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici (Consap) e permetterà a chiunque lamenti accrediti mancanti o inesatti di chiedere quanto dovuto.

Uno strumento che si è reso necessario a seguito delle tante segnalazioni ricevute dall’Associazione difesa consumatori e ambiente (Adiconsum), che ha subito avviato un tavolo con Consap e farà lo stesso a breve con PagoPa.

Dal suo sito, Consap spiega che «solo in caso di mancato o inesatto accredito dei rimborsi previsti dal Programma sarà possibile presentare eventuale reclamo esclusivamente mediante l’apposito modulo reperibile sul portale che verrà messo a disposizione da Consap per l’iniziativa».

Turismo: Camper da record e Yescapa annuncia nuova acquisizione 

Roma, 19 gen. (Adnkronos)

Dopo un anno “sulle montagne russe” per il turismo ma coronato da “un’estate senza precedenti” per il settore dei camper, la piattaforma francese Yescapa, con base anche in Italia, ingrana la marcia del 2021 annunciando la sua “terza operazione di espansione” in due anni. La piattaforma di camper sharing tra privati ha infatti reso noto di avere acquisito “le attività tedesche del suo rivale Shareacamper, secondo attore in Germania a partire dal 2015, anno di creazione, in cui Sac era riuscito a ottenere 2,7 milioni di euro di finanziamenti, estendendosi poi in Australia e Nuova Zelanda.

Con questa nuova acquisizione, Yescapa – fondata nel 2012 a Bordeaux e presente in Italia da aprile del 2018 – incrementa “la sua offerta raggiungendo la quota di 10.000 veicoli disponibili” per la condivisione dei camper in tutta Europa. “Questa acquisizione – commenta Benoit Panel, presidente e Co-founder di Yescapa – rappresenta un grande acceleratore per la nostra realtà anche perché sono pochissime le aziende straniere che riescono a entrare con successo nel mercato tedesco”. “Grazie a questa azione potremo triplicare l’offerta di veicoli in Germania, un mercato essenziale, se si considera che oltre un quarto dei veicoli ricreazionali circolanti in Europa è immatricolato proprio qui” sottolinea Panel.

L’acquisizione arriva a chiusura di un 2020 dettato dalla pandemia ma che per il settore ha fatto registrare il segno positivo sia grazie all’impennata di immatricolazioni di nuovi mezzi, che tra luglio e settembre hanno registrato +108% in Italia (+72% in Europa, secondo i dati forniti da Ecf-European Caravan Federation), che alle richieste di noleggio di camper, van e furgoni camperizzati. “Con un picco storico, raggiunto nel mese di giugno, di 2.000 richieste di prenotazione soltanto in Italia”, Yescapa riferisce quindi di aver potuto “contare su una stagione estiva che, scortata dall’obbligo di sicurezza e distanziamento sociale imposto dall’emergenza sanitaria, ha guardato al turismo in camper come concreta e sicura alternativa per potersi muovere in completa libertà”.

Con l’inglobamento delle attività tedesche di Sac e dopo l’acquisizione di un concorrente francese e del principale competitor spagnolo (Areavan) nel 2019, con questa nuova acquisizione Yescapa “pone un ulteriore tassello nell’affermare e consolidare sempre di più la sua posizione come attore principale nel mercato del camper sharing europeo”. Nell’ottica di una costante politica di espansione, l’inizio del 2021 segna anche il lancio del servizio sul mercato svizzero: dopo Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Italia, Portogallo e Belgio si aggiunge anche la Svizzera alla lista dei paesi presenti sulla piattaforma di condivisione camper tra privati.

“Un nuovo mercato e una nuova sfida che tocca in prima persona anche il team italiano” assicura Dario Femiani, Country Manager Italia Yescapa. Da adesso in poi, i team Yescapa di Italia, Francia e Germania “cominceranno ad occuparsi, ciascuno per la propria country di riferimento, del territorio svizzero. Una regione -spiega Femiani- che, seppur di ridotte dimensioni, ha un fortissimo potenziale sia dal punto di vista della destinazione, sia dell’offerta di veicoli. Contiamo inoltre di lanciare il servizio di condivisione anche in altri Paesi: le nostre mire puntano all’Irlanda, l’Austria, la Croazia e il nord Europa”.

Bonus casa, ecco tutte le agevolazioni per il 2021  

(Adnkronos)

Bonus e sconti agevolati per proprietari di casa e inquilini durante il 2021. Nel settore immobiliare, come noto, la regina delle agevolazioni è il superbonus del 110%, prorogato dalla legge di Bilancio fino al 30 giugno 2022 ma anche fino al 31 dicembre dello stesso anno se prima del 30 giugno è stato completato almeno il 60% degli interventi programmati, ricorda laleggepertutti.it

Sono stati prolungati anche i termini per beneficiare degli altri bonus casa, cioè quelli per:

– Facciate (detrazione del 90%);

– Ristrutturazione edilizia e recupero del patrimonio;

– Riqualificazione energetica;

– Mobili ed elettrodomestici per immobili in ristrutturazione (con la soglia di spesa massima alzata da 10mila a 16mila euro);

– Verde e giardini.

C’è, poi, il bonus idrico di 1.000 euro per le persone fisiche residenti in Italia che sostituiscono:

i sanitari in ceramica con nuovi elementi a scarico d’acqua ridotto;

la rubinetteria i soffioni e le colonne doccia con elementi a flutto d’acqua limitato.

Per quanto riguarda gli affitti nei Comuni ad alta tensione abitativa, chi ridurrà il canone di locazione durante il 2021 potrà avere un contributo del 50% della riduzione applicata fino ad un massimo di 1.200 euro. In altre parole, chi abbasserà l’affitto annuale di 2.400 euro o più avrà diritto al contributo di 1.200 euro. L’agevolazione è destinata a tutti i contribuenti proprietari di un immobile, indipendentemente dal fatto che siano soggetti Irpef o Ires, che comunichino telematicamente all’Agenzia delle Entrate con modalità ancora da individuare l’abbassamento del canone. Attenzione, però: il contributo è vincolato alle risorse messe a disposizione dal Governo, quindi è possibile che ad un certo punto, come succede con altri benefici, i soldi finiscano.

Amazon apre altri due centri in Italia, 1.100 nuovi posti 

(Adnkronos)

Amazon ha annunciato l’apertura, con operatività entro il prossimo autunno, di due nuovi centri in Italia entro il 2021. Con il centro di distribuzione di Novara e il centro di smistamento di Spilamberto (MO), Amazon creerà 1.100 posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni che si andranno ad aggiungere agli 8.500 già creati dall’azienda nel Paese. Lo annuncia l’azienda in una nota. “Il lancio di questi due nuovi siti comporterà un ulteriore investimento di oltre 230 milioni di euro, che si aggiungeranno ai 5,8 miliardi di euro già investiti in Italia negli ultimi dieci anni”, si legge.

“Siamo orgogliosi ed entusiasti di espandere la nostra rete logistica con due nuovi centri in Piemonte ed Emilia-Romagna”, ha dichiarato Stefano Perego, vicepresidente Amazon Eu Operations. “Negli ultimi dieci anni abbiamo investito in modo significativo nel Paese e abbiamo assunto migliaia di lavoratori di talento che ricevono salari competitivi e numerosi benefit sin dal primo giorno in Amazon. Questo nuovo investimento – ha detto ancora Perego – rappresenta un’ulteriore prova del nostro impegno nei confronti delle persone e delle comunità in Italia, ci consentirà di creare 1.100 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato e di potenziare la nostra rete di consegne per raggiungere ancora più clienti in tutto il Paese. Voglio inoltre sottolineare che per fronteggiare l’emergenza Covid-19 abbiamo implementato oltre 150 misure in modo da continuare ad offrire i nostri servizi alla comunità e a tutelare la salute dei nostri dipendenti”, ha concluso Perego.

Più in dettaglio, il centro di distribuzione situato ad Agognate, frazione di Novara, creerà 900 posti di lavoro entro tre anni dall’apertura. Il sito, la cui costruzione è realizzata da Vailog srl (Gruppo Segro) sarà dotato dell’avanzata tecnologia Amazon Robotics con un’attenzione particolare alla salute e al benessere dei dipendenti. Il centro di smistamento di Spilamberto (MO) sarà il secondo sito di questa tipologia aperto da Amazon in Emilia Romagna dopo quello di Castel San Giovanni, e il terzo a livello nazionale. Sempre Vailog srl (Gruppo Segro) è responsabile della costruzione del nuovo magazzino in cui saranno creati oltre 200 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro il 2023. L’energia prodotta grazie a pannelli fotovoltaici posti sulla copertura del magazzino alimenterà entrambi i centri: Spilamberto sarà dotato di circa 720 kW mentre Novara di 1000 kW. Gli immobili avranno la certificazione Breeam (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) con la valutazione ‘Very Good’.

“L’apertura entro il prossimo autunno del nuovo centro Amazon a Novara, presso il polo logistico di Agognate – ha commentato il sindaco di Novara, Alessandro Canelli – costituisce un avvenimento assolutamente positivo per la città e per il nostro territorio. Lo è innanzitutto perché la presenza di Amazon porterà 900 nuovi posti di lavoro (tra cui figure professionali altamente specializzate) in un momento in cui la necessità di nuova occupazione è più che mai sentita, soprattutto come conseguenza della pandemia che sta fortemente penalizzando il tessuto economico del nostro Paese e del territorio in cui viviamo”, ha concluso Canelli.

Mentre per il primo cittadino di Spilamberto, Umberto Costantini, “quando nel 2018 abbiamo scelto di ospitare il nuovo stabilimento sapevamo che l’occupazione generata sarebbe stata una vera e propria boccata d’ossigeno per la nostra comunità e per un territorio, quello modenese, che allora non aveva ancora recuperato i livelli di occupazione pre-crisi 2008. Questo discorso è valido a maggior ragione oggi che viviamo un momento storico imprevedibile e che nei prossimi mesi ci vedrà far fronte alla disoccupazione post-covid. In questo tempo di incertezza poter contare su questi posti di lavoro certi farà star meglio tante nostre famiglie e di questo sono soddisfatto”, ha concluso.

Vaccino Covid, Viola: “Rinvio per chi è guarito negli ultimi 2-3 mesi” 

(Adnkronos)

“E’ pericoloso vaccinare chi ha avuto l’infezione Covid-19 ed è guarito? No”, assicura l’immunologa dell’università di Padova Antonella Viola, che su Facebook dedica un post a uno dei temi più caldi di queste ore, sul quale anche gli esperti si stanno dividendo. “Non c’è rischio per chi ha superato l’infezione nel ricevere il vaccino e quindi non serve fare un sierologico prima della vaccinazione”, sostiene la scienziata. “Se poi sia prioritario” vaccinare i guariti, precisa, “di questo si può discutere: con la lentezza con cui arrivano le dosi, e il temporaneo taglio del 29% annunciato ieri da Pfizer, si potrebbe escludere – propone – chi ha avuto la malattia negli ultimi 2-3 mesi“.

“In questi giorni, però – avverte Viola – ho ricevuto segnalazioni di reinfezioni in personale sanitario a distanza di 3-6 mesi dalla prima, quindi va fatta una seria valutazione del rischio prima di scegliere questa strada. Ricordo invece che chi è stato trattato con il plasma deve attendere 90 giorni prima di ricevere la vaccinazione”.