Ecco tutti i bonus per chi ha Isee basso 

Ecco tutti i bonus per chi ha Isee basso

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 06/01/2021 09:41

Sono molte le agevolazioni per chi ha un Isee sotto i 10mila euro. La legge di bilancio, approvata alla fine del 2020, ha infatti introdotto una serie di bonus a sostegno delle famiglie in difficoltà economica. Uno di questi è il bonus sociale per il disagio economico – la possibilità di avere uno sconto sulle bollette di luce, gas e acqua – sul quale è stata introdotta un’importante novità come ricorda laleggepertutti.it: dal primo gennaio di quest’anno, non servirà più fare apposita domanda (l’avevamo anticipato qui: Bollette: aumentano luce e gas da gennaio). L’erogazione del contributo, noto anche come ‘bonus bollette’, diventa automatica. Basterà presentare ogni anno la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Il bonus può essere ottenuto da tutti coloro il cui Isee non superi gli 8.265 euro.

Sempre intorno agli ottomila euro (precisamente 8.112) il tetto massimo di Isee per richiedere, invece, lo sconto sulla bolletta del telefono.

Ancora più basso, l’Isee massimo richiesto (6.966,54 euro) per ottenere la social card, uno sconto sull’acquisto di beni di prima necessità. È pensata per gli ultrasessantacinquenni e per le famiglie con bambini di età non superiore ai tre anni.

Uno sguardo va dato anche ai provvedimenti che i Comuni stanno prendendo in favore delle fasce di popolazione in maggiore disagio economico. Provvedimenti che, naturalmente, variano da città a città, come ad esempio l’importo del bonus affitto e la procedura per ottenerlo. È destinato a chi non riesce a pagare il canone di locazione perché è in difficoltà.

Sempre le amministrazioni comunali erogano il bonus spesa per le famiglie con Isee basso, sussidi anche questi variabili da Comune a Comune.

Le agevolazioni sono indirizzate più spesso ai nuclei familiari che ai singoli. Per esempio, le famiglie con un Isee sotto i 7mila euro possono beneficiare per intero, fino all’importo massimo, del bonus bebè, se hanno un bambino nel primo anno di vita o nel primo anno di permanenza nel nucleo familiare, in caso di adozione.

Questo contributo è indirizzato anche a chi ha un Isee più consistente, superiore ai 40mila euro. Ma chi non raggiunge i 7mila ha diritto al massimo della cifra, come si legge sul sito dell’Inps, cioè all’assegno di natalità pari a 1.920 euro annui o 2.304 euro annui in caso di figlio successivo al primo; ossia, rispettivamente, a 160 euro al mese (primo figlio) o 192 euro al mese (figlio successivo al primo).

Altro sussidio è il bonus asilo nido. Possono chiederlo anche famiglie con un Isee molto più alto di diecimila euro, ma solo chi resta entro i 25mila può avere l’importo massimo, che ammonta a tremila euro.

Epifania, calza in una casa su 3 ma con Covid -23% acquisti  

Epifania, calza in una casa su 3 ma con Covid -23% acquisti

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 06/01/2021 08:06

Con la pandemia e l’Italia in zona rossa torna la tradizione della calza della Befana che viene appesa in oltre una casa su tre (38%) mentre ad una minoranza del 12% la Befana porta altri regali ed il resto non festeggia anche perché non ha bambini in casa. E’ quanto emerge da una elaborazione Coldiretti/Ixe’ per la Festa dell’Epifania al tempo del Covid, segnata quest’anno dalla solidarietà nei mercati di Campagna Amica, dalla calza sospesa per i bambini meno fortunati al pranzo gourmet a km 0 per i più poveri. Le difficoltà economiche, il lockdown e la chiusura dei negozi hanno pesato sugli acquisti, in calo stimato del 23% rispetto allo scorso anno ma immancabili nella calza sono cioccolate, caramelle e carbone dolce anche se la spinta provocata dall’emergenza Covid verso una alimentazione piu’ salutista contagia la Befana 2021 e in molte famiglie – sottolinea la Coldiretti – tornano anche fichi e prugne secche, nocciole, noci e soprattutto biscotti fatti in casa.

Una tendenza favorita dall’impossibilità di uscire dalle mura domestiche con la zona rossa durante le festività con ben il 49% degli italiani che ha passato piu’ tempo ai fornelli, anche a preparare nuove ricette con i propri figli. Un ritorno alla naturalità nel contenuto delle calze “appese” al camino dalla simpatica vecchietta che in passato ai più “discoli” regalava solo aglio, peperoncino, patate e carbone vero. Non mancano pero’ iniziative per aiutare a riempiere la calza secondo le tradizione locali del territorio in molti mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove per l’occasione sono stati organizzati anche appuntamenti con la solidarietà a favore delle famiglie in difficoltà. Sono circa 840mila i bambini con età inferiore ai 15 anni che in Italia hanno bisogno di aiuti anche per mangiare secondo una proiezione della Coldiretti su dati del fondo indigenti (Fead).

A Napoli nel giorno dell’Epifania arriva la “calza sospesa” presso il mercato Campagna Amica di Fuorigrotta, in via Guidetti 72 al parco San Paolo con la possibilità per i cittadini di acquistare dolcetti, agrumi, marmellate e ogni altra leccornia, rigorosamente a km zero, da mettere nelle apposite calze donate in dono ai ragazzi dei quartieri disagiati della metropoli.

Mentre in Puglia la Befana solidale arriva grazie ai cuochi contadini di Campagna Amica che hanno scelto di donare i pasti cucinati negli agriturismi alle mense per gli indigenti della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa a Lecce, di Maria Santissima del Rosario a Bari e alla mensa sociale Paolo VI° a Fasano (Brindisi). Per molti bambini – continua la Coldiretti – l’arrivo della Befana è anche l’occasione per ricevere gli ultimi regali delle feste con l’arrivo di giochi e giocattoli, spesso anche per sanare le delusioni del Natale.

Da qualche anno però – sostiene la Coldiretti – l’appuntamento si è diffuso anche tra gli adulti che sfruttano l’occasione per scambiarsi o farsi doni, anche simbolici, spesso approfittando dell’inizio della stagione dei saldi. Una ultima occasione di festa – conclude la Coldiretti – fa salire a quasi 4,5 miliardi il valore dei regali acquistati durante le festività di fine ed inizio anno.

Nucleare in Italia, Cinelli Colombini: “Sbalordita da proposta deposito scorie in Val d’Orcia” 

Nucleare in Italia, Cinelli Colombini: Sbalordita da proposta deposito scorie in Val d'Orcia

Pubblicato il: 05/01/2021 22:21

La proposta di creare un deposito per le scorie radioattive in Val d’Orcia “sbalordisce” Donatella Cinelli Colombini, imprenditrice vinicola a Trequanda e docente universitaria di enoturismo, interpellata dall’Adnkronos, dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), che individua tra le zone dove localizzare in Italia il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi anche un sito tra Pienza e Trequanda. Un territorio quello della Val d’Orcia a cui “è stato conferito il riconoscimento di patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2004 per l’integrità del suo paesaggio rurale”.

“Sono poco distanti alcuni dei luoghi icona della campagna toscana, così come i luoghi dove sono stati girati i film ‘Il paziente inglese’ e ‘Il gladiatore’ incantando il mondo intero per un paesaggio di assoluta integrità, che sembra sospeso nel tempo. – sottolinea Cinelli Colombini ideatrice anche del Movimento turismo del Vino e di Cantine Aperte- Infatti nel 2018 la campagna intorno a Trequanda ha ricevuto dal ministero delle Politiche Agricole il riconoscimento di ‘Paesaggio rurale storico della Toscana’”.

“I parametri di scelta di Sogin sono 4: trasporti terrestri, insediamenti antropici, valenze agrarie, valenze naturali. – osserva l’imprenditrice – Le colline fra Pienza e Trequanda sono considerate favorevoli sul primo dei fattori di scelta mentre sono ‘meno favorevoli’ sugli altri 3 parametri. Ma anche sui collegamenti ci sarebbero da fare delle riflessioni, infatti, se il nodo stradale è considerato vicino quello ferroviario è invece costituito dalla linea a un binario da Siena a Grosseto che viene usato quasi solo dal Treno Natura, cioè da un servizio per turisti. C’è da chiedersi se il piano di Sogin sia anche quello di trasportare materiale radioattivo su una linea ottocentesca che non ha più neanche le sbarre dei passaggi a livello agli attraversamenti stradali”.

Per non parlare poi delle eccellenze enogastronomiche e del turismo che verrebbero compromesse per sempre “facendo fare un salto indietro di cinquant’anni a tutta la zona e rimandandola nella miseria”. “Ancora più stupefacente – prosegue l’esperta – è il contrasto fra la normativa di vincoli a tutela del paesaggio che è strettamente rispettata dai cittadini e un progetto con 90 costruzioni di calcestruzzo” conclude Cinelli Colombini.

Smart working: Uil, bene deroga ma ora nuova cornice regole in Ccn 

Smart working: Uil, bene deroga ma ora nuova cornice regole in Ccn

Pubblicato il: 05/01/2021 17:52

Bene la deroga dell’utilizzo del lavoro agile concessa dal governo di fronte all’infuriare dell’epidemia ma è comunque tempo di ridefinire “una nuova, ampia, cornice regolatoria” da inserire nei vari contratti nazionali. E’ un documento della Uil, postato sul sito della confederazione di via Lucullo, a rimettere sotto i riflettori della politica il tema dello smart working dopo la decisione del milleproroghe di sospendere fino al 31 marzo prossimo la necessità di un accordo individuale con il lavoratore previsto dalla legge. Una cornice fatta di nuove tutele e di punti fermi per garantirne “un utilizzo più ampio” tanto più necessaria, oggi, quanto più si registra non solo “la massiccia crescita del fenomeno e la valutazione positiva che arriva da alcune fasce di lavoratori e di imprese coinvolte” ma anche il fatto che si è davanti ad “un periodo ancora indefinito di convivenza con il virus”.

Nessuna nuova legge, dunque, tantomeno una modifica di quella vigente del 2017, come chiede una parte del Parlamento a cominciare dal M5S che ha depositato un pdl ad hoc, quanto un quadro robusto e preciso di accordi che rinviano ai contratti collettivi e che rendano l’impiego dello smart working comunque sempre liberamente e volontariamente scelto dai lavoratori. “Abbiamo ritenuto prioritario il contenimento del contagio e dunque accettato di conseguenza un periodo transitorio di estensione in deroga dell’utilizzo del lavoro agile ma occorre tornare allo spirito di legge di un accordo volontario”, spiega all’Adnkronos il segretario confederale Uil, Tiziana Bocchi ribadendo come la strada da imboccare “sia quella della tutela contrattuale: si può prevedere anche un approccio normativo al tema ma solo implementando la legge esistente, non cambiandola”.

La contrattazione nazionale dunque, sintetizza la ‘piattaforma’ Uil, dovrà occuparsi di definire le regole basilari per l’utilizzo dello smart working, dalla durata alla modalità, dall’indennità alla revoca che potranno essere maggiormente specificate anche nella contrattazione di secondo livello. Non solo: risparmi o minori costi in termini di utenze elettriche ed energetiche derivanti da un massiccio utilizzo del lavoro agile da parte delle imprese devono essere condivisi con i lavoratori dipendenti.

Si potrebbe profilare, per il sindacato, una sorta di indennità per l’improprio aumento delle spese delle utenze domestiche subite nel corso del periodo di smartworking così come a carico del datore di lavoro dovranno esserci anche i costi derivanti dall’acquisto, manutenzione e usura dei device tecnologici. Allo stesso tempo, sull’impresa dovranno pesare anche i costi derivanti dallo svolgimento delle mansioni assegnate, come ad esempio le spese relative alla cancelleria, carta, toner etc. Il lavoratore in smartworking, che potrà accedere a momenti formativi ad hoc organizzati dall’azienda, beneficerà anche di eventuali ticket restaurant.

“Quello che deve emergere chiaro è che lo smart working non è un ‘lavoro da casa’; per questo dovrebbe essere vietato prevedere la totale assenza del lavoratore dall’azienda. Non è un lavoro residuale, con cui penalizzare professionalità o salario e soprattutto non deve diventare discriminante per le donne. Tanto meno è possibile sdoganare per noi eventuali scambio welfare-riduzione costi aziendali”, sintetizza ancora Bocchi che per questo sollecita un incontro con Confindustria più che con il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo.

D’altra parte, per effetto dell’emergenza Covid-19 i lavoratori che stanno fruendo di questa modalità di lavoro agile, stima ancora il sindacato citando dati del ministero del lavoro, sono più che triplicati rispetto al 2019: passando da 570mila a 1,8 milioni, mentre abbiamo assistito ad un raddoppio nella Pa dove i progetti di lavoro agile sono passati dall’8 al 16%.

Italia Economia n.1 del 6 gennaio 2021  

Calderone: “Nella manovra risorse insufficienti per i professionisti”. Indeed, segnali di ripresa per il mercato del lavoro. Foragri, formazione per nuove competenze in agricoltura. Nautica, Amico punta su hi-tech e assunzioni con finanziamento Invitalia. 120 secondi di notizie. Finestra sui Mercati. Prometeo

Nucleare in Italia, deposito rifiuti: le regioni coinvolte 

Nucleare in Italia, deposito rifiuti: le regioni coinvolte

Pubblicato il: 05/01/2021 11:41

Sono in tutto 67 le aree idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e sono collocate in Piemonte (8), Toscana (2), Lazio (22), Basilicata/Puglia (5), Sardegna (14) e Sicilia (4). E’ quanto indicato nella Cnapi, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee elaborata dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin) che individua le zone dove localizzare in Italia il Deposito che dovrà contenere in sicurezza le scorie del nostro paese.

Le aree candidate però non hanno lo stesso punteggio e sono divise per colore dove con il verde (scuro e chiaro) si identificano quelle più favorevoli, con il giallo quelle meno indicate e celeste per le isole sulle quali viene tenuto in considerazione il fattore del trasporto marittimo.

Le aree verdi (scuro e chiaro), sono in totale 23: 8 in Piemonte tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via); 2 in Toscana tra Siena e Grosseto (che comprendono i Comuni di Pienza, Campagnatico), 7 nel Lazio in provincia di Viterbo (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano) e 6 in Basilicata/Puglia tra Matera e Bari (Comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

Il quadro nel dettaglio:

PIEMONTE – In Piemonte sono 8 le aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. In particolare le 8 aree sono collocate tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Carmagnola, Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio; Bosco Marengo, Novi Ligure, Torino, Caluso, Mazzè, Rondissone, Castelnuovo Bormida e Sezzadio).

SARDEGNA – Le 14 aree della Sardegna sono collocate in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio) e nel Sud Sardegna (Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri). Tutte e 14 le aree sono identificate con il colore celeste, e quindi meno idonee, per le quali viene tenuto in considerazione il fattore del trasporto marittimo.

PUGLIA E BASILICATA – Le 17 aree sono collocate tra Potenza, Matera, Bari, Taranto (Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso). Di queste 17 aree sono 6 quelle in zona ‘verde’, la cui candidatura è più favorevole (Comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

LAZIO – le 22 aree del Lazio sono collocate in provincia di Viterbo (nei comuni che comprendono i Comuni di Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano). Di queste 22 aree, però, quelle identificate con il colore verde, e quindi considerate più idonee, sono 7 (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano)

Nucleare in Italia, deposito rifiuti: le regioni coinvolte 

Nucleare in Italia, deposito rifiuti: le regioni coinvolte

Pubblicato il: 05/01/2021 11:41

Sono in tutto 67 le aree idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e sono collocate in Piemonte (8), Toscana (2), Lazio (22), Basilicata/Puglia (5), Sardegna (14) e Sicilia (4). E’ quanto indicato nella Cnapi, la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee elaborata dalla Società gestione impianti nucleari (Sogin) che individua le zone dove localizzare in Italia il Deposito che dovrà contenere in sicurezza le scorie del nostro paese.

Le aree candidate però non hanno lo stesso punteggio e sono divise per colore dove con il verde (scuro e chiaro) si identificano quelle più favorevoli, con il giallo quelle meno indicate e celeste per le isole sulle quali viene tenuto in considerazione il fattore del trasporto marittimo.

Le aree verdi (scuro e chiaro), sono in totale 23: 8 in Piemonte tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via); 2 in Toscana tra Siena e Grosseto (che comprendono i Comuni di Pienza, Campagnatico), 7 nel Lazio in provincia di Viterbo (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano) e 6 in Basilicata/Puglia tra Matera e Bari (Comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

Il quadro nel dettaglio:

PIEMONTE – In Piemonte sono 8 le aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. In particolare le 8 aree sono collocate tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Carmagnola, Alessandria, Castelletto Monferrato, Quargnento, Fubine, Oviglio; Bosco Marengo, Novi Ligure, Torino, Caluso, Mazzè, Rondissone, Castelnuovo Bormida e Sezzadio).

SARDEGNA – Le 14 aree della Sardegna sono collocate in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio) e nel Sud Sardegna (Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri). Tutte e 14 le aree sono identificate con il colore celeste, e quindi meno idonee, per le quali viene tenuto in considerazione il fattore del trasporto marittimo.

PUGLIA E BASILICATA – Le 17 aree sono collocate tra Potenza, Matera, Bari, Taranto (Comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso). Di queste 17 aree sono 6 quelle in zona ‘verde’, la cui candidatura è più favorevole (Comuni di Altamura, Matera, Laterza e Gravina di Puglia).

LAZIO – le 22 aree del Lazio sono collocate in provincia di Viterbo (nei comuni che comprendono i Comuni di Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano). Di queste 22 aree, però, quelle identificate con il colore verde, e quindi considerate più idonee, sono 7 (comuni di Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Corchiano)

Poste, per Morningstar BancoPostaFondi tra le prime 50 in Europa 

Poste, per Morningstar BancoPostaFondi tra le prime 50 in Europa

Pubblicato il: 05/01/2021 11:04

In collaborazione con Postenews

BancoPosta Fondi SGR, la società di gestione del risparmio dedicata ai clienti di Poste Italiane, si è posizionata tra i 50 migliori asset manager europei della categoria ‘small’. Ad affermarlo è l’ultimo Morningstar rating analysis of European investment funds, lo studio trimestrale curato da Morningstar, che rappresenta una valutazione quantitativa del rendimento aggiustato per il rischio per l’intera offerta dei fondi comuni d’investimento ed Etf (Exchange traded fund) domiciliati nel Vecchio Continente.

La metodologia di calcolo utilizzata da Morningstar è lo ‘Star rating’, il rating a stelle divenuto ormai famoso e riconosciuto in tutto il mondo, che assegna ai fondi oggetto di analisi da 1 a 5 stelle sulla base delle performance passate corrette per il rischio, attribuendo maggior peso alle performance di medio e lungo termine (cinque e dieci anni) rispetto a quelle di breve periodo (tre anni).

“Nell’ultimo report – spiega Poste in una nota – gli analisti di Morningstar dimostrano l’esperienza e la qualità raggiunte negli anni da BancoPosta Fondi SGR che, oltre alla capacità di gestione diretta, unisce l’abilità nella analisi e selezione di asset manager terzi, offrendo ai clienti di Poste Italiane prodotti di risparmio gestito a valore aggiunto nel panorama dell’industria italiana”.

Dal bollo auto alle multe, le novità per il 2021  

Dal bollo auto alle multe, le novità per il 2021

(Fotogramma)

Pubblicato il: 05/01/2021 09:36

Multe meno care, cashback su bollo e assicurazione, incentivi per cambiare l’auto, tassazione veicoli aziendali. Sono molte le novità che attendono automobilisti nel 2021. A partire dalle sanzioni per le violazioni più gravi del Codice della strada che, per la prima volta, costeranno un po’ di meno, come ricorda laleggepertutti.it.

Importo delle multe – Dal 1° gennaio 2021, infatti, l’importo delle multe più elevate per violare il Codice della strada verrà abbassato. Grazie all’inflazione, è previsto un ribasso dello 0,2% per le sanzioni che vanno oltre i 250 euro. La variazione interessa la parte amministrativa, non quella penale. Pochi spiccioli, ma è qualcosa.

Cashback su bollo auto e assicurazione – Le spese per il bollo auto e per l’assicurazione del veicolo, oltre a quella per eventuali multe, possono essere inserite tra quelle che danno diritto al cashback, cioè al recupero del 10% dei pagamenti effettuati con moneta elettronica. Va ricordato che, per riavere indietro quei soldi, si devono eseguire almeno 50 transazioni nell’arco del semestre per essere rimborsati di un massimo di 150 euro, anche se la spesa semestrale è stata superiore a 1500 euro.

Cashback, bollo auto e multe: come funziona il rimborso

Esame e rinnovo della patente – Chi ha presentato la domanda per fare la patente nel 2020 ha un anno di tempo, anziché sei mesi, per eseguire l’esame di teoria. Una proroga dettata dall’emergenza Covid. Per lo stesso motivo, è stato rinviato al 30 aprile 2021 il rinnovo delle patenti in scadenza dal 31 gennaio 2020. La visita presso la Commissione medica locale deve essere fatta entro 90 giorni dalla fine dello stato di emergenza.

Revisione auto – Posticipati i termini per la revisione auto. Nel dettaglio:

– entro il 31 gennaio 2021 per quelle scadute a giugno 2020;

– entro il 28 febbraio 2021 quelle scadute a luglio, ottobre, novembre e dicembre 2020;

– entro il 31 marzo 2021 quelle scadute ad agosto 2020.

I centri di revisione e le autofficine devono sottoporre le attrezzature alla revisione periodica entro il 31 dicembre 2021 anziché entro il 31 maggio.

Incentivi auto a benzina e diesel – Aumentano di 1.000 euro senza rottamazione e di 2.000 euro con rottamazione gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche o ibride con emissioni fino a 60 g/km di CO2.

Per la fascia da 61 a 135 g/km sono previsti bonus di 1.500 euro, più 2.000 del venditore, entro il 30 giugno 2021, anche se i fondi stanziati potrebbero finire prima di quella data.

Previsto un bonus da 800 a 8.000 euro per autocarri e autoveicoli speciali M1, a seconda delle caratteristiche. Incentivi fino all’esaurimento dei fondi stanziati anche per i mezzi con massa complessiva fino a 3,5 tonnellate.

Ecotassa auto – Passa da 161 a 191 g/km di CO2 il limite oltre il quale scatta l’ecotassa sui veicoli. Ampliati gli scaglioni più bassi. Gli importi restano compresi tra 1.500 e 2.500 euro.

Auto aziendali – Aumenta del 10% la quota di fringe benefit nella retribuzione di chi utilizza una nuova auto aziendale che emette più di 160 g/km di CO2. In pratica: dal 40% al 50% del costo chilometrico nella fascia tra 160 e 190 g/km; dal 50% al 60% nella fascia da 191 g/km in su.