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Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici 

Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici

(Immagine di repertorio)

Pubblicato il: 23/12/2020 12:03

“Marcello Pacifico è stato confermato presidente dei 400 dirigenti scolastici iscritti a Udir. Il giovane sindacato, che in pochi anni ha quasi raggiunto la soglia della rappresentatività, intende impegnarsi nella riforma dei nuovi contratti collettivi e integrativi con delle mozioni approvate all’unanimità su middle management, dimensionamento e organici, retribuzione e carriera, sicurezza e responsabilità. Il confronto continuerà con la politica a seguito del dibattito pubblico odierno avvenuto alla presenza del viceministro all’istruzione Anna Ascani e dei rappresentanti di tutto l’arco parlamentare”. E’ quanto si legge in una nota.

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha affermato che “abbiamo approvato 9 mozioni per agire nella nuova attività sindacale: tra esse middle management, ma anche dimensionamento. Per quest’ultimo punto chiederemo che venga ripristinato il numero delle sedi di presidenza cancellate. Una mozione riguarda il fatto di lavorare in sicurezza, che è davvero importante. Chiederemo che venga risolto il problema del sostegno: quando in presenza di uno studente che necessita di sostegno il ds fa il suo pei, piano educativo individualizzato, richiedendo un tot di ore, non è possibile che poi l’Usr ne dia la metà, comportando il taglio delle ore”.

“Ma – avverte – abbiamo discusso anche di mobilità sul 100% dell’organico, così da coniugare diritto al lavoro e alla famiglia, inteso anche come diritto alla libertà personale e allo spostamento, che in questi mesi non è scontato. Nuovo tema è quello dei dd.ss. all’estero. Altro argomento cardine il problema della sicurezza: Udir è nato per l’insicurezza delle scuole con cui i presidi devono combattere. Importante ancora la retribuzione, che è un tema ampio: chiediamo la perequazione esterna rispetto agli altri dirigenti, discorso portato avanti pure in Confedir. Inoltre necessario attivare un’indennità di sede e di rischio. Altro argomento è la carriera. Concludo con l’augurio che presto si possa tornare a essere umani, secondo la natura dell’uomo che Aristotele definiva animale sociale. Il distanziamento sociale è la negazione dell’umanità ma ci stiamo privando di ciò per una causa superiore, nella speranza di tornare presto a essere esseri umani”.

Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici 

Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici

(Immagine di repertorio)

Pubblicato il: 23/12/2020 12:03

“Marcello Pacifico è stato confermato presidente dei 400 dirigenti scolastici iscritti a Udir. Il giovane sindacato, che in pochi anni ha quasi raggiunto la soglia della rappresentatività, intende impegnarsi nella riforma dei nuovi contratti collettivi e integrativi con delle mozioni approvate all’unanimità su middle management, dimensionamento e organici, retribuzione e carriera, sicurezza e responsabilità. Il confronto continuerà con la politica a seguito del dibattito pubblico odierno avvenuto alla presenza del viceministro all’istruzione Anna Ascani e dei rappresentanti di tutto l’arco parlamentare”. E’ quanto si legge in una nota.

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha affermato che “abbiamo approvato 9 mozioni per agire nella nuova attività sindacale: tra esse middle management, ma anche dimensionamento. Per quest’ultimo punto chiederemo che venga ripristinato il numero delle sedi di presidenza cancellate. Una mozione riguarda il fatto di lavorare in sicurezza, che è davvero importante. Chiederemo che venga risolto il problema del sostegno: quando in presenza di uno studente che necessita di sostegno il ds fa il suo pei, piano educativo individualizzato, richiedendo un tot di ore, non è possibile che poi l’Usr ne dia la metà, comportando il taglio delle ore”.

“Ma – avverte – abbiamo discusso anche di mobilità sul 100% dell’organico, così da coniugare diritto al lavoro e alla famiglia, inteso anche come diritto alla libertà personale e allo spostamento, che in questi mesi non è scontato. Nuovo tema è quello dei dd.ss. all’estero. Altro argomento cardine il problema della sicurezza: Udir è nato per l’insicurezza delle scuole con cui i presidi devono combattere. Importante ancora la retribuzione, che è un tema ampio: chiediamo la perequazione esterna rispetto agli altri dirigenti, discorso portato avanti pure in Confedir. Inoltre necessario attivare un’indennità di sede e di rischio. Altro argomento è la carriera. Concludo con l’augurio che presto si possa tornare a essere umani, secondo la natura dell’uomo che Aristotele definiva animale sociale. Il distanziamento sociale è la negazione dell’umanità ma ci stiamo privando di ciò per una causa superiore, nella speranza di tornare presto a essere esseri umani”.

Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici 

Udir, Marcello Pacifico confermato presidente 400 dirigenti scolastici

(Immagine di repertorio)

Pubblicato il: 23/12/2020 12:03

“Marcello Pacifico è stato confermato presidente dei 400 dirigenti scolastici iscritti a Udir. Il giovane sindacato, che in pochi anni ha quasi raggiunto la soglia della rappresentatività, intende impegnarsi nella riforma dei nuovi contratti collettivi e integrativi con delle mozioni approvate all’unanimità su middle management, dimensionamento e organici, retribuzione e carriera, sicurezza e responsabilità. Il confronto continuerà con la politica a seguito del dibattito pubblico odierno avvenuto alla presenza del viceministro all’istruzione Anna Ascani e dei rappresentanti di tutto l’arco parlamentare”. E’ quanto si legge in una nota.

Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Udir, ha affermato che “abbiamo approvato 9 mozioni per agire nella nuova attività sindacale: tra esse middle management, ma anche dimensionamento. Per quest’ultimo punto chiederemo che venga ripristinato il numero delle sedi di presidenza cancellate. Una mozione riguarda il fatto di lavorare in sicurezza, che è davvero importante. Chiederemo che venga risolto il problema del sostegno: quando in presenza di uno studente che necessita di sostegno il ds fa il suo pei, piano educativo individualizzato, richiedendo un tot di ore, non è possibile che poi l’Usr ne dia la metà, comportando il taglio delle ore”.

“Ma – avverte – abbiamo discusso anche di mobilità sul 100% dell’organico, così da coniugare diritto al lavoro e alla famiglia, inteso anche come diritto alla libertà personale e allo spostamento, che in questi mesi non è scontato. Nuovo tema è quello dei dd.ss. all’estero. Altro argomento cardine il problema della sicurezza: Udir è nato per l’insicurezza delle scuole con cui i presidi devono combattere. Importante ancora la retribuzione, che è un tema ampio: chiediamo la perequazione esterna rispetto agli altri dirigenti, discorso portato avanti pure in Confedir. Inoltre necessario attivare un’indennità di sede e di rischio. Altro argomento è la carriera. Concludo con l’augurio che presto si possa tornare a essere umani, secondo la natura dell’uomo che Aristotele definiva animale sociale. Il distanziamento sociale è la negazione dell’umanità ma ci stiamo privando di ciò per una causa superiore, nella speranza di tornare presto a essere esseri umani”.

Design: Sasso (Idb), ‘pandemia non ha fermato i settori Furniture e Lighting’ 

Design, Sasso (Idb): Pandemia non ha fermato i settori Furniture e Lighting

Andrea Sasso e il team di Idb

Pubblicato il: 23/12/2020 11:38

Il 2020, soprattutto nel primo semestre, è stato sicuramente un anno molto complesso per tutto il sistema economico del paese. Anche il settore del design ed arredo ha subito diverse battute d’arresto e tra chiusure e riaperture, ha dovuto in certi casi fermare le produzioni e attivarsi per superare un momento di grande incertezza. “Come Idb -spiega ad Adnkronos/Labitalia Andrea Sasso, Chairman e Ceo di Italian Design Brands (Idb), nata nel 2015 per promuovere un polo del design italiano di alta qualità e che oggi conta 7 aziende del settore, tra cui Gervasoni e Modar- abbiamo fin da subito operato a supporto di tutte le società del Gruppo procedendo per scenari, adottando misure straordinarie per mettere finanziariamente in sicurezza le società e promuovendo il ricorso agli ammortizzatori sociali messi a disposizione dal Governo, strumenti utilizzati da quasi tutte le nostre aziende per la prima volta nella loro storia”. “Fortunatamente nella seconda metà del 2020 due delle tre aree strategiche di Idb, il Furniture (indoor e outdoor) e il Lighting, hanno registrato un’ottima ripresa, con un rimbalzo nei mesi estivi che si è consolidato anche in autunno con ordinati tutt’oggi in forte crescita. Stimiamo che quest’andamento permetterà alle aziende Furniture e Lighting di chiudere l’anno con un calo di fatturato tra il -10% e -5% sul 2019, risultato in linea con le più recenti previsioni di FederlegnoArredo per i comparti Arredamento e Illuminazione italiani”, osserva Sasso.

“Più colpita invece l’Area strategica del Luxury Custom Furnishings, arredamento contract di lusso, il cui lavoro è principalmente basato su progetti legati al mondo del retail e dell’hotellerie. Mondi che, per effetto dei blocchi agli spostamenti che hanno interessato progressivamente ogni area del mondo, con conseguente calo significativo di tutto l’indotto generato dal travel spending, hanno dovuto posticipare gran parte degli investimenti programmati, soprattutto in Europa. Reduci da un 2019 eccezionalmente straordinario per questa Asa, siamo certi che la ripresa ci sarà, seppur un po’ più lenta rispetto a quanto vissuto nel Furniture e nel Lighting”, commenta Sasso. Gli obiettivi di Idb sono chiari: “Rappresentare l’eccellenza dell’interior design e dell’artigianalità italiani nel mondo”, riporta Sasso che prosegue: “Per farlo, vogliamo continuare ad aggregare imprese di successo con una dimensione compresa tra il 10 e i 40 milioni di fatturato, che condividano i valori del nostro Gruppo tra cui l’imprenditorialità, il rispetto per l’indipendenza, l’identità e il Dna aziendali e il lavoro sinergico, per la creazione di valore condiviso”.

Obiettivo: quotazione in Borsa

La pandemia ha spostato un po’ gli orizzonti temporali degli obiettivi da raggiungere, ma non li ha stravolti. “Dopo il raggiungimento della soglia di 150 milioni di fatturato, l’obiettivo primario del Gruppo è continuare a crescere organicamente e per linee esterne, proseguendo il percorso intrapreso verso la quotazione in Borsa. L’Ipo, passo che era stato annunciato diverse volte e previsto proprio nel 2021, dovrà aspettare ancora un anno circa, ma i piani Idb restano confermati e proseguono invariati”, conferma Sasso. “In questa circostanza più che mai è emerso quanto fare parte di un Gruppo possa essere importante e indispensabile, nell’affrontare nuove opportunità come nel far fronte a situazioni di emergenza e difficoltà. La pandemia e i suoi effetti ci hanno confermato e dimostrato la validità del nostro progetto, soprattutto in un mercato come quello dell’arredamento che conta in Italia circa 20.000 aziende, di cui la maggior parte sono piccole e medie imprese che devono raggiungere la dimensione critica se vogliono arrivare a competere efficacemente su scala globale”, conclude.

La pandemia ha accelerato digitalizzazione

“A marzo abbiamo dovuto ripensare completamente a come continuare a comunicare internamente, nonché a come restare in contatto con il mercato -racconta ad Adnkronos/Labitalia Giorgio Gobbi, Managing Director di Italian Design Brands (Idb), che oggi conta su 7 aziende (Gervasoni, Meridiani, Cenacchi International, Davide Groppi, Saba Italia, Modar e Flexalighting)-. In primis abbiamo predisposto e formato tutto il personale delle società Idb per l’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione, videoconferenza e chat, passo indispensabile per collaborare anche a distanza e procedere alla riprogrammazione del lavoro”. “All’annuncio del primo lockdown, eravamo letteralmente alle porte del Salone del Mobile -ricorda Gobbi- : le aziende del Gruppo stavano lavorando da mesi al lancio dei nuovi prodotti e all’incontro con il mercato, appuntamento che non poteva essere mancato. Si sono così “digitalizzati” i rapporti con i clienti, attraverso una fitta programmazione di incontri virtuali, webinar di formazione e supporto alla revisione delle strategie. I team di comunicazione e marketing hanno subito iniziato a lavorare alla creazione di nuovi strumenti e materiali: immagini, cataloghi e video, revisione dei siti aziendali, con avvio di nuovi progetti per l’integrazione di tools digitali e configuratori, e forte spinta sull’attività di social marketing. Alcune aziende hanno addirittura presentato completamente online i nuovi prodotti, come accaduto con la lampada “Origine” di Davide Groppi, o intere nuove collezioni, come nel caso di “Oltremare” di Saba Italia o della linea “Outdoor” di Gervasoni”. E con la riapertura, le nuove metodologie di lavoro sono entrate a far parte della routine dell’organizzazione. “Un esempio fra tutti riguarda gli incontri che svolgiamo mensilmente con gli imprenditori del Gruppo, -spiega Gobbi- che abbiamo proseguito in questi mesi e, anzi, abbiamo potuto intensificare trasformando gli appuntamenti in meeting virtuali, nel rispetto delle regole e delle sensibilità di ciascuno”. “Tutto questo fa parte di un processo di digitalizzazione che da anni era in atto, non solo nel nostro settore, e che come ogni cambiamento necessitava di tempo per affermarsi, ma ha invece subito un’improvvisa e spontanea accelerazione”, osserva il Managing Director di Italian Design Brands (Idb).

Seconda ondata ha raffreddato ottimismo, ma c’è fiducia

Gobbi non nasconde che l’ottimismo sulla ripresa sia stato alquanto raffreddato dalla seconda ondata di pandemia. Ma si riesce comunque ad essere cautamente positivi. “Certamente questa seconda ondata non ci voleva -dice-. Dopo il primo lockdown, molti settori avevano appena iniziato a muovere i primi passi della ripresa e l’andamento degli ultimi mesi ha stroncato questo percorso sul nascere. Per altri, come il nostro, l’impatto da agosto ad oggi è stato meno duro e la maggior parte delle aziende, così come quelle del Gruppo, è riuscita con piani ed azioni efficaci a recuperare, performando meglio di quanto atteso dopo un primo semestre così difficile e chiudendo l’anno con un calo più contenuto”. “Guardando al 2021, le nostre previsioni restano prudenti, ma positive. Il semestre che ci aspetta sarà molto importante per capire se le soluzioni oggi sotto studio possano essere realmente risolutive e avere visibilità su che piega prenderà il nuovo anno. Percepiamo nel nostro settore una grande voglia di ripartenza e ottimismo per il ritorno ad una ‘nuova normalità’. Anche i mercati dimostrano molta fiducia e questa è già un’ottima notizia”, conclude Gobbi.

Manovra: Calderone, ‘non c’è strategia chiara di sostegno a professioni’ 

Manovra, Calderone: Non c'è strategia chiara di sostegno a professioni

Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro

Pubblicato il: 22/12/2020 17:11

“La manovra finanziaria per il 2021 e, in particolare, i suoi interventi in materia di lavoro cercano di arginare la perdita di posti di lavoro conseguente alla crisi economica con cui da mesi ormai facciamo i conti. Continuiamo, tuttavia, a non vedere una strategia chiara a favore del sostegno alle professioni. Dopo mesi di richieste al governo, qualche settimana fa abbiamo assistito ad un’apertura del ministro dell’Economia a favore dell’accesso da parte dei professionisti ai contributi a fondo perduto. Tuttavia, ancora oggi, non si è concretizzata in una norma”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, intervenendo al 27° Forum Lavoro/Fisco/Previdenza, promosso dal Consiglio nazionale e dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, tenutosi oggi in modalità online su www.consulentidellavoro.tv.

“Ora, la manovra prevede un Fondo da un miliardo per l’esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti iscritti alle Casse -spiega ancora Calderone- ma demanda a decreti attuativi, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio, la definizione dei criteri e delle modalità per il riconoscimento dell’esonero”.

“I professionisti, come la maggior parte degli operatori economici, hanno subito perdite ingenti di fatturato che vanno ancora quantificate nella loro reale entità. Il miliardo stanziato su questa misura, temo, non sarà sufficiente -conclude- se consideriamo che non è tutto destinato alla platea degli iscritti agli ordini, composta da oltre due milioni di soggetti”.

Coronavirus, Cfi: ‘Dal Veneto all’Emilia Romagna le cooperative che sfidano la crisi’  

Coronavirus, Cfi: 'Dal Veneto all'Emilia Romagna le cooperative che sfidano la crisi'

(Foto di repertorio)

Pubblicato il: 22/12/2020 16:17

Capacità di guardare al futuro, resistenza, volontà di mettersi in gioco in uno dei momenti economicamente più difficili degli ultimi decenni. C’è un mondo, nel comparto delle cooperative costituite da lavoratori di imprese in crisi che rilevano l’attività (workers buyout), che non solo non si è fermato, ma che, durante il 2020, ha rilanciato, investendo in macchinari e risorse. Una voglia di ripresa e ripartenza che ha visto in prima linea Cfi- Cooperazione finanza impresa, investitore istituzionale, che sostiene, con i fondi della Legge Marcora, la nascita di nuove imprese cooperative e progetti di consolidamento o riconversione produttiva. Nel 2020 Cfi ha deliberato 56 interventi con oltre 20 milioni di investimenti. Un piano importante per dare ossigeno a quelle realtà che durante la pandemia hanno cercato una nuova occasione per andare avanti.

Come la Cooperativa Lavoratori Zanardi di Padova. Un wbo che nasce dall’ex gruppo editoriale Zanardi, fondato negli anni Settanta. Il gruppo si era affermato anche a livello internazionale nel campo della legatura cartonata, mantenendo una forte connotazione artigiana. Il mercato di riferimento è quello dei volumi di pregio e dei libri per bambini. Una nicchia che ha resistito nonostante l’avvento del digitale. Sei anni fa la crisi e la volontà di continuare da parte di alcuni lavoratori.

Ventotto di loro hanno rilevato le quote e sono diventati soci: oggi si contano 45 addetti. La momentanea contrazione dei volumi del 2020 provocata dall’effetto Covid non ha modificato le strategie di crescita. La cooperativa ha quindi deciso un importante investimento (una nuova linea per l’incassatura dei libri) che moltiplicherà la capacità produttiva e il livello di efficienza. Cfi è intervenuta con un investimento di 800 mila euro. “E’ la prima pietra di un nuovo ciclo di vita – dice il presidente della cooperativa Mario Grillo siamo entrati nell’industria 4.0. Ci prepariamo al dopo, perché il dopo è di quelli che sono andati avanti”.

Stessa lungimiranza ha dimostrato Greslab. workers buyout nato nel 2011 a Scandiano in provincia di Reggio Emilia. L’azienda in questi anni è cresciuta significativamente in volumi, redditività e competenze tanto da arrivare a un fatturato annuale di circa 18 milioni di euro. La cooperativa è attiva nella produzione di piastrelle in ceramica e in gres di porcellana. E’ sorta dalle ceneri della Ceramica Magica. Ora conta 80 addetti di cui 50 soci. Nel corso degli anni la fabbrica è stata digitalizzata.

Si è puntato su nuove tecnologie, nuove materie prime attraverso una continua attività di ricerca e sviluppo e consistenti investimenti. L’ultimo in piena pandemia. Sono stati messi in campo due milioni di euro per produrre nuove misure di piastrelle: quelle 90X90. Nonostante il Covid abbia fatto registrare una significativa contrazione degli ordinativi, l’utilizzo della cigs a zero ore di tutti i reparti ha ridotto l’impatto negativo. La ripartenza della produzione è stata il 4 maggio con un solo forno, circa il 60% della capacità fino alla fine di giugno. Cfi, che ha sostenuto questo wbo dall’inizio, ora è intervenuta con 230mila euro. “Chiudiamo l’anno in pareggio – afferma il presidente Antonio Casellida settembre siamo in produzione piena, e non era per nulla scontato”.

Anche i lavoratori della cooperativa Fonderia Dante non hanno dato nulla per scontato. Si tratta di un Wbo nato tre anni fa dalla ristrutturazione del Gruppo Ferroli, non più interessato a rilanciare la produzione interna di caldaie in ghisa nella fonderia di San Bonifacio, in provincia di Verona. Una prospettiva di perdita del lavoro per 160 dipendenti che si è tramutata in una scommessa vinta quando 62 di loro ha investito la propria indennità di mobilità anticipata e le liquidazioni per formare una nuova impresa, una cooperativa questa volta, che nel nome rievoca il fondatore Dante Ferroli.

La società, che oggi conta 90 addetti, ha messo in campo a tempo di record una strategia di sviluppo industriale che l’ha portata innanzitutto a trasformarsi in un’azienda terzista, che realizza i suoi prodotti in ghisa per chi distribuisce caldaie. E poi a diversificare l’attività, spostando una buona quota dei suoi proventi sulla fornitura di dischi freno per la Brembo.

La cooperativa, in questi anni, ha investito 5 milioni di euro per sviluppare nuovi prodotti, aumentare il livello di efficienza ed automazione, potenziare gli impianti, quindi far crescere la capacità produttiva e rispettare la normativa ambientale. E poco dopo la fine del primo lockdown Cfi, che ha finanziato questa realtà in fase di avvio, è intervenuta con un nuovo finanziamento di 500 mila euro per sostenere ulteriori investimenti.

“Molte imprese – afferma l’amministratore delegato di Cfi Camillo De Berardinis – hanno affrontato la crisi in un’ottica difensiva, cercando di limitare i danni e resistere, in attesa che si creino le condizioni economiche per ripartire. Zanardi, Greslab e Fonderia Dante hanno scelto invece di investire, puntando sull’innovazione e sul miglioramento dell’efficienza produttiva, e Cfi non poteva che sostenere finanziariamente questa scelta coraggiosa e lungimirante, che permetterà alle tre aziende di crescere, conquistare nuove quote di mercato e creare nuova occupazione”.

Lavoro: Sicurezza in azienda, progetto pilota di Ebiten Lombardia  

Sicurezza in azienda, progetto pilota di Ebiten Lombardia

Pubblicato il: 22/12/2020 16:15

“La sicurezza in azienda, oggi più che mai, rappresenta uno degli aspetti fondamentali per continuare a lavorare, crescere e competere. Il Covid ci ha portato ad innovare le aziende e a investire nelle risorse umane, ma contestualmente è emersa con forza la necessità di applicare seri modelli di organizzazione e gestione della sicurezza sul lavoro. Un elemento imprescindibile per produrre, fornire beni e servizi, affermarsi nei mercati”. Così Alberto Bertolotti, presidente di Ebiten Lombardia, in merito al progetto lanciato dall’articolazione regionale dell’ente bilaterale nazionale del terziario costituito da Sistema Impresa, Confsal, Fesica Confsal e Confsal Fisals.

Ebiten è presente in 11 regioni, è molto attivo sulla tematica ‘salute e sicurezza’ e ha concentrato importanti iniziative a favore delle imprese e dei lavoratori nel 2020. Tra queste un ruolo rilevante spetta al ‘Progetto pilota per l’individuazione e diffusione delle buone prassi in materia di salute e sicurezza del lavoro nel settore terziario’ condiviso con Inail Cremona-Mantova e Ats Val Padana.

Il progetto ha come area d’interesse il Sud della Lombardia e consiste nell’inviare un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (Rlst) nelle aziende del terziario che gratuitamente decidono di partecipare all’iniziativa con lo scopo di rilevare i sistemi adottati in materia di salute e sicurezza, analizzare i dati e procedere alla redazione del ‘Manuale buone prassi’ in collaborazione con Inail e Ats Val Padana. Superata questa prima fase, sarà necessario un secondo passaggio nelle aziende per applicare localmente i contenuti e le prassi del manuale.

L’obiettivo è individuare una serie codificata di ‘buone prassi’ da adottare per migliorare le procedure interne aziendali così da garantire l’adempimento degli obblighi di legge onorando i sempre più elevati standard di salute e sicurezza per i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.

“Il percorso – commenta Matteo Pariscenti, direttore di Ebiten nazionale e coordinatore della struttura tecnica che ha elaborato la progettualità – è iniziato all’inizio dell’anno e, tappa dopo tappa, è giunto finalmente al momento in cui viene richiesta l’analisi dei dati emersi nei sondaggi sottoposti alle 50 imprese che hanno partecipato gratuitamente e a titolo anonimo. Si tratta di 50 realtà per 230 lavoratori. La fase successiva riguarderà la stesura e la pubblicazione del manuale. Ci tengo a sottolineare che la somministrazione dei questionari è stata effettuata grazie alla preziosa collaborazione di 5 Rlst iscritti al repertorio di Ebiten Lombardia e che sono stati formati ad hoc per il progetto in piattaforma Ebiten-Learning”.

“Esprimo grande soddisfazione per l’andamento del progetto – continua il direttore nazionale, Matteo Pariscenti – in un momento congiunturale particolarmente complicato in cui non era scontato riuscire a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati. L’auspicio è che possa prendere piede a livello regionale oltre i confini del Sud Lombardia per diventare poi un format nazionale. Le prospettive di crescita ci sono tutte. Ebiten ha attivo il servizio di Rlst su scala nazionale e ad oggi sono circa 500 le imprese che si servono dei nostri professionisti. Il responsabile della salute e della sicurezza in azienda è una figura professionale necessaria, prevista dalla normativa ed è assolutamente indispensabile perché tutela la salute e la sicurezza in azienda”.

Manovra, Assarredo e Federmobili: ‘Bonus mobili a 16mila euro risultato per cittadini e imprese’  

Manovra, Assarredo e Federmobili: 'Bonus mobili a 16mila euro risultato per cittadini e imprese'

(Fotogramma)

Pubblicato il: 22/12/2020 13:57

“Fin dalla sua introduzione il bonus mobili si è dimostrato uno strumento utile e apprezzato sia dalle famiglie che, naturalmente, dalle aziende del settore. L’innalzamento del tetto di spesa da 10mila a 16mila, richiesto e sostenuto da Federmobili Confcommercio per imprese per l’Italia e Assarredo di FederlegnoArredo e inserito nella Manovra 2021, rappresenta pertanto il riconoscimento della validità della misura e sancisce il cambiamento di prospettiva imposto dalla pandemia nei confronti della casa. Un luogo che si è trasformato improvvisamente in ufficio, classe e spazio di condivisione costante fra tutti i componenti della famiglia, spesso costretta a rivedere il layout degli ambienti o a modificare gli arredi per rispondere alle nuove necessità”. Lo dichiarano in una nota congiunta il presidente di Assarredo Maria Porro e il presidente di Federmobili, Mauro Mamoli.

“Garantire un sostegno più consistente – spiegano Assarredo e Federmobili – alle spese sostenute per rendere gli spazi e gli arredi più confortevoli e funzionali ad un tempo è un segnale davvero importante non solo per il settore che rappresentiamo, ma anche per i cittadini costretti a trascorrere molto più tempo fra le mura domestiche. Soddisfare questa domanda ha importanti ripercussioni in termini di responsabilità sociale per le nostre imprese, ancora prima che implicazioni di tipo economico”.

Inoltre, “l’aumento del massimale di spesa può consentire, a una più larga fascia di popolazione, l’acquisto di mobili made in Italy, andando a sostenere la domanda interna di uno dei settori industriali più importanti e rappresentativi che può fortemente contribuire alla ripartenza del Paese”.

Vino: è morto Paolo Foradori, pioniere in Alto Adige dell’enologia  

E' morto Paolo Foradori, pioniere in Alto Adige dell'enologia

Pubblicato il: 22/12/2020 13:26

Si è spento nella notte, a 85 anni, Paolo Foradori, pioniere della viticoltura. Riconosciuto come il padre del Pinot Nero altoatesino, non ha segnato solo la storia dell’azienda Hofstätter, ma ha contribuito a scrivere la storia recente dell’enologia italiana. È stato lui ad intuire il valore del terroir di Mazon, l’altopiano in cui ancora oggi l’azienda Hofstätter produce i suoi rinomati Pinot Nero ed è sua la battaglia per l’introduzione della ‘Vigna’ in etichetta. Sempre a lui si deve la valorizzazione del Gewürztraminer, interpretato con eleganza e inserito con tenacia nella carta dei vini dei migliori ristoranti italiani e non solo. Spirito d’iniziativa, voglia di fare, capacità di sperimentare, ancora oggi molti viticoltori seguono il suo pensiero all’avanguardia.

Nato a Bolzano nel 1935, è il discendente di una famiglia di origine trentina. Suo padre Vittorio Foradori, allora avvocato e appassionato di viticoltura, compra negli anni Trenta tre masi con terreni annessi sull’altopiano di Mazon, sopra il paese di Egna, in Alto Adige. Contrariamente all’idea del padre, che per suo figlio intravedeva la carriera in uno studio legale, Paolo Foradori decise di intraprendere la strada dell’enologia. La svolta arrivò nel 1959, quando Paolo Foradori sposò Sieglinde Oberhofer, discendente della nota famiglia vitivinicola Hofstätter di Termeno. Nacque così l’attuale tenuta che – cosa unica per una azienda a conduzione famigliare – possiede vigneti sull’una e sull’altra sponda della Valle dell’Adige.

La sua vita è piena di aneddoti curiosi come questo: negli anni Cinquanta, Paolo aveva scelto di andare in Germania per formarsi e seguire la sua passione per la viticoltura. Quando fece rientro in Italia, caricò sulla sua auto alcune barbatelle di Kerner nel baule per sperimentare come primo in Italia la coltivazione di questo vitigno. Quando lo fermarono alla frontiera nel mezzo di una bufera, raccontò che servivano per bloccare le ruote dell’auto perché non scivolasse sulla neve. È il ritratto di un uomo che ha saputo distinguersi per eleganza ma anche per una geniale ironia, oltre che per uno spessore culturale capace di conquistare anche i più giovani. Diplomato al liceo classico, formatosi sul campo, ha saputo lasciare il segno con vini come il Vigna S.Urbano, Pinot Nero rinomato il tutto il mondo, ma soprattutto con una raffinatezza e un’intelligenza fuori dal comune. A Paolo Foradori il Consorzio Vini Alto Adige ha dedicato di recente un video che racconta le più influenti personalità del mondo vinicolo dell’Alto Adige.

Welfare: da Confindustria per dirigenti e familiari ecco Fasi-Assidai 

Welfare: da Confindustria per dirigenti e familiari ecco Fasi-Assidai

(Fotogramma)

Pubblicato il: 21/12/2020 19:24

Confindustria ha scelto di offrire ai suoi dirigenti e ai rispettivi nuclei familiari il prodotto unico Fasi-Assidai, una soluzione sanitaria integrativa molto completa cha ha come logica di fondo la copertura quasi integrale del costo delle prestazioni sanitarie avendo come riferimento il nomenclatore del Fasi. Il prodotto unico Fasi-Assidai è frutto della collaborazione sviluppata con il Fasi e Industria welfare salute (Iws), società che ha portato a compimento la lunga esperienza maturata sul campo da Federmanager, Confindustria e Fasi.

La decisione di Confindustria è il coronamento di un lungo percorso di sviluppo di Assidai che, proprio nelle scorse settimane, ha tagliato il prestigioso traguardo dei 30 anni. Assidai è un Fondo di assistenza sanitaria integrativa non profit fondato nel 1990 da Federmanager e Federmanager Roma che, con il passare del tempo è sempre più diventato un punto di riferimento per i manager, i professionisti e le loro famiglie.

“La nostra scelta è la conseguenza naturale del lavoro svolto da Iws insieme ad Assidai e Fasi per la definizione di questo prodotto innovativo, che anche dal punto di vista procedurale è molto semplice. Come Confindustria anche molte altre imprese stanno scegliendo in modo crescente questa soluzione che rappresenta un unicum nel panorama delle coperture sanitarie per i dirigenti presenti in Italia”, dichiara Francesca Mariotti, direttore generale di Confindustria.

“Il sistema Confindustria è molto attento anche al tema del welfare aziendale -continua Mariotti- in questi anni infatti ha svolto un ruolo determinante nel dialogo con i sindacati, soprattutto per promuovere la diffusione delle iniziative di previdenza complementare e sanità integrativa”. “Assidai basa la propria gestione su due principi distintivi: mutualità e solidarietà. Attorno ad essi si sviluppa tutta la nostra attività, che ha come fulcro la salute e la tutela degli iscritti e delle loro famiglie”, sottolinea il presidente Assidai, Tiziano Neviani.

“Vogliamo contribuire a garantire, nel tempo, la sostenibilità della sanità pubblica, che negli ultimi difficili mesi ha dimostrato di avere caratteristiche di universalità ed equità uniche al mondo”. “La nostra essenza è sempre stata la tutela degli iscritti: la abbiamo perseguita introducendo e potenziando le coperture per la non autosufficienza, l’innovazione tecnologica, la revisione della governance e la riorganizzazione dei processi interni, oltre all’impegno sul fronte della prevenzione e della comunicazione”, precisa il direttore generale di Assidai, Marco Rossetti.

Secondo il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, “Assidai rappresenta un’assoluta garanzia: persino in questi durissimi mesi di crisi pandemica, continua a riconoscere agli assistiti tutte le prestazioni previste dai rispettivi Piani Sanitari, rispettando il principio di non operare alcuna selezione del rischio sanitario”. Secondo Cuzzilla, in generale, la sanità integrativa è “un valore aggiunto per l’intero sistema Paese anche in termini di efficienza, controllo della qualità dei servizi erogati e lotta al sommerso, perché basata sul meccanismo del rimborso delle spese sanitarie effettivamente sostenute e fatturate”. Giacomo Gargano, presidente di Federmanager Roma, aggiunge: “Assidai ha contribuito, con l’offerta dei propri Piani sanitari, alla diffusione del welfare aziendale, che sta assumendo sempre maggiore importanza per i lavoratori, per le imprese stesse e per lo Stato”, conclude.