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Inail-Iit, on line video che mostra evoluzione progetto robot teleoperativo  

Inail-Iit, on line video che mostra evoluzione progetto robot teleoperativo

Pubblicato il: 21/12/2020 17:50

Sul portale Inail e sui canali social dell’Istituto italiano di tecnologia è possibile vedere un breve video teaser in cui vengono mostrati alcuni dei risultati raggiunti, dopo tre anni di studi e sperimentazioni sul progetto robot teleoperativo, nato dalla collaborazione tra il dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (dit) dell’Inail e l’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Tale progetto ha l’obiettivo di supportare le lavoratrici e i lavoratori impegnati nella gestione di emergenze come crolli, terremoti e incendi e aiutarli in interventi ad alto rischio nel contesto di ambienti pericolosi. Nel video sono illustrate le potenzialità del robot teleoperativo ossia la capacità di muoversi su terreni accidentati, aprire porte, accedere alle attrezzature antincendio, recuperare oggetti preziosi, il tutto – ‘increasing safety of workers in hazardous enviroments’ – per aumentare la sicurezza dei lavoratori in ambienti pericolosi.

Lo scorso 18 dicembre, con l’integrazione dei sistemi cibernetici che completano il robot teleoperativo, in una seduta sperimentale condotta in streaming dall’Istituto italiano di tecnologia insieme al Dit Inail, è stato portato a termine il primo triennio di studi sul progetto. Il robot teleoperativo ideato per surrogare la presenza umana diretta in contesti lavorativi ad alto rischio, è un apparato complesso ad altissima tecnologia che mette insieme materiali innovativi, sensoristica smart, elettronica miniaturizzata, meccatronica, dispositivi di comunicazione wireless e di visione avanzata per rendere efficace e intuitivo il governo da remoto dell’operatore. La fase finale del progetto ha visto l’assemblaggio strutturato delle tre verticalizzazioni: locomozione, manipolazione, interfaccia aptica e visione immersiva. Il sistema è stato reso organico grazie alla progettazione e all’implementazione dei componenti secondo un’architettura funzionale molto efficace. Il movimento è affidato a un quadrupede robotico, noto come HyQReal, che con i suoi 90 centimetri di altezza, 133 di lunghezza e 130 chilogrammi di peso, è in grado di sviluppare una forza sufficiente a trainare un aereo passeggeri di oltre tre tonnellate, come è stato dimostrato in un test effettuato all’aeroporto di Genova lo scorso anno. Le verifiche hanno provato che il quadrupede è capace di camminare su terreni accidentati e caratterizzati da grandi pendenze.

La manipolazione è compiuta dalla combinazione delle articolazioni robotiche di un braccio e di una mano. Il sistema, nel suo complesso, è dotato di sei gradi di libertà dei movimenti. L’estendibilità e la flessibilità del sistema, armonizzata da un controllo dotato di interfacce aptiche molto efficaci, conferiscono al dispositivo dinamica e adattabilità necessarie per svolgere alcune delle funzioni mostrate nel video come: prendere oggetti, aprire e chiudere valvole, accedere e manipolare manichette del sistema antincendio. Il braccio e la mano, che emulano i movimenti e l’azione prensile dell’operatore da remoto per il tramite di sistema articolato dotato di encoder e un esoscheletro della mano, sono dotati di una grande precisione di riproduzione del gesto e di sensibilità tattile, come feedback allo stesso operatore, per dosare al meglio forze e reazioni attive.

L’interfaccia utente, realizzata con le più evolute tecnologie di visione immersiva basate su realtà virtuale e realtà aumentata con visore stereoscopico e strumenti di teleguida con stazione di comando a pulsanti e joystick, rende agevole, immediata ed efficace la riproduzione del campo di azione per l’operatore da remoto. Il robot è dotato di un sistemi di sensori di profondità, come il lidar e le telecamere RGB-D, che sono in grado di ‘ricostruire’ in 3 dimensioni il contesto di lavoro, per evidenziare le sensazioni percettive dell’operatore remoto anche in situazioni di buio o impossibilità di visione naturale compromessa da fattori come fumi e nebbie. Inoltre l’impianto consente una rappresentazione termica per assistere al meglio la gestione delle attività eludendo, o comunque limitando, eventuali ulteriori rischi determinati da avversità imprevedibili.

I tre anni di lavoro sul robot teleoperativo dimostrano che la sfida, immaginata in nome della sicurezza nei luoghi di lavoro per interventi emergenziali in scenari ad alto rischio (settore chimico, siderurgico, petrolchimico, termoelettrico o nucleare per la produzione di energia, per attività ispettive e di manutenzione in ambienti confinati, di assistenza post-incendio o catastrofe naturale, demolizione, lavori in quota) è vinta.

L’esito dei primi tre anni di lavoro spinge ad evolvere, perfezionando il progetto, al fine di renderlo ancora più efficace attraverso tecnologie sempre più innovative in una visione di ingegnerizzazione che possa renderlo compatibile con una replicazione diffusa. Inail e IIT, nel rinnovato accordo di collaborazione, intendono rilanciare l’iniziativa per il prossimo triennio e ampliare, già a partire dal 2021, le possibilità di questo strumento in modo da avvicinarsi sempre di più ad una applicazione di queste tecnologie nel mondo del lavoro.

Imprese: Confimi, quelle al femminile più attente a digitale e green, fiducia nel futuro 

Confimi: imprese al femminile più attente a digitale e green, fiducia nel futuro

Vincenza Frasca, presidente Gruppo Donne di Confimi

Pubblicato il: 21/12/2020 17:14

Sono le imprenditrici manifatturiere quelle che, nonostante il 2020, guardano al futuro con entusiasmo e coraggio: pensando ai prossimi 5 anni, infatti, quasi un’imprenditrice su due prevede una crescita costante per la propria azienda. E mentre un altro 43% ne determina la stabilità, solo il 2% delle intervistate prevede di aver cessato la propria attività nel 2025. E’ quanto emerso dall’indagine promossa dal gruppo Donne di Confimi Industria che in chiusura del primo anno di attività di rappresentanza ha voluto tastare il polso delle colleghe che operano del manifatturiero.

Ma c’è di più. L’indagine conoscitiva arriva alla luce del Tavolo sull’imprenditoria femminile promosso dal Mise relativamente ai fondi previsti nella Legge di Bilancio 2021. “Si tratta di una grande opportunità -ha spiegato Vincenza Frasca, presidente del gruppo Donne di Confimi e parte attiva del tavolo- che vedrà lavorare insieme le associazioni di categoria attive sul tema dell’imprenditoria femminile”.

“Una collaborazione che ci vedrà impegnate nel portare avanti un programma di attività condivise, operando sul controllo, sul monitoraggio e sulla comunicazione delle stesse. Anche il fondo monetario internazionale dice che l’economia globale potrebbe registrare una crescita del 35% avvalendosi d donne in posizioni aziendali strategiche”, ha ricordato Frasca.

Presenti per lo più nelle regioni di Lombardia, Veneto e Puglia, le imprese a guida femminile operano per lo più nei settori di servizi/commercio/terziario (quasi il 40%), della meccanica (25%) e dell’alimentare (8%) e sono di piccole dimensioni: 4 su 10 fatturano ogni anno 500 mila euro, segue un 25% con un fatturato fino a 3 milioni di euro, mentre il 13% che registra fino a 10 milioni di euro ogni anno. Imprenditrici di nuova e vecchia generazione: sì perché il 15% del campione intervistato ha un’esperienza almeno ventennale alle spalle. Un tessuto imprenditoriale “rosa” che vede oltre il 70% delle imprenditrici essere donne sole al comando, seguite da chi cura maggiormente gli aspetti economici e finanziari dell’impresa.

Nonostante l’esperienza maturata, poco più del 60% del campione d’indagine ricorda come ancora oggi per una donna sia difficile fare imprese. Due i principali ostacoli: la difficoltà di conciliare vita privata e lavoro, la riconosciuta meno credibilità rispetto ai colleghi maschi. Sul podio delle avversità, ma solo per una imprenditrice su dieci le difficoltà riguardo l’accesso alle risorse finanziarie.

Difficoltà strutturali alle quali, il 2020, ha aggiunto per un’imprenditrice su due la perdita di commesse-opportunità, per il 19% le difficoltà legate alla riorganizzazione della gestione dei clienti, mentre nel 15,5% l’introduzione di misure a tutela della salute dei lavoratori e dei luoghi di lavoro.

Le imprenditrici del manifatturiero di Confimi, nell’affrontare le sfide del mercato dichiarano di volersi migliorare su alcune direttrici: budgeting/previsione finanziaria (38,7%), introduzione dei KPI/ indici dell’andamento di un processo aziendale (33%), elaborazione dei piani di sviluppo (28,3%). Quasi il 65% delle imprenditrici promuove in azienda politiche di welfare. Si tratta per lo più di: flessibilità oraria (89%), sostegno al reddito (29,3%), mobilità sostenibile (16,2%).

Due imprenditrici su tre sono interessate a programmi di formazione per sé stesse o per le senior manager: sul podio delle necessità il coaching sulle proprie capacità (61,6%), il team building (22,2%), la mindfulness (16,2%). Mentre tra le skill ritenute più importanti le imprenditrici individuano la capacità di creare connessioni, l’indentificare opportunità, il perseverare negli obiettivi prefissati. Sul delicato tema del passaggio generazionale, il 33% del campione intervistato ritiene utile coinvolgere un professionista per affrontare la questione in azienda. Necessità riscontrata anche da chi non prevede nell’immediato l’ingresso dei figli in azienda.

In un anno che ha visto il comparto produttivo delle pmi trasformarsi e arricchirsi di competenze digitali, le imprese al femminile sembrano essere state le più rispondenti: il 98% infatti ha dichiarato di usare in azienda tecnologie Ict. Ai primi posti, oltre ai client di posta elettronica, l’home banking e i servizi della pa. Solo una su tre invece per la gestione del proprio sito e-commerce. E sono sempre le imprenditrici a vedere nel digitale il futuro. Per oltre il 90% infatti investire in Ice è sinonimo di: supportare i processi di innovazione (30%), snellire i processi aziendali (36,4%), promuovere la propria azienda e aprirsi a nuovi mercati (26%). Le donne alla guida di un’impresa confermano la loro attenzione e sensibilità al green e, esprimendo le loro preferenze su quali azioni siano utili alla transizione verde, hanno mostrato interesse circa incentivi e premi per le aziende virtuose (40%), indirizzare la scelta verso partner aziendali attenti all’ambiente (18%), ad il coinvolgimento in azioni relative al territorio come la bonifica siti e conservazione patrimonio naturale (17,5%).

Ict: da consulenti digital consigli su come orientarsi e ottimizzare costi-benefici 

Da consulenti digital consigli su come orientarsi e ottimizzare costi-benefici

Pubblicato il: 21/12/2020 16:05

Il 2020 volge al termine ed è tempo di bilanci e di piani per il 2021, in un periodo in cui l’incertezza è l’unica certezza e la digitalizzazione e la corretta comunicazione sembrano i principali asset verso la ripresa. Ma con risorse sempre troppo scarse, le aziende si trovano a dover scegliere su cosa investire concretamente selezionando le soluzioni migliori in relazione ai propri obiettivi e per ottimizzare costi e benefici. Optando, più spesso, per una strategia integrata che combini più strumenti. Ma cosa propongono gli addetti ai lavori? Quali soluzioni innovative è preferibile adottare per vincere le sfide della digitalizzazione e dell’era Covid-19?

Dati alla mano, MailUp, società tecnologica italiana scelta da pmi e grandi imprese per comunicare con le proprie customer base via email, sms e messaging apps, sottolinea i vantaggi ormai comprovati che offre l’email marketing, come spiega Davide Castioni, Sales & Operations director: “L’email marketing è oggi uno degli strumenti che genera il Roi più alto con un ritorno dell’investimento del 4.200%. Soprattutto per le pmi le email sono il principale mezzo di fidelizzazione dei clienti, più efficace della ricerca organica, di quella a pagamento e dei social media. Inoltre, è misurabile dato che i software professionali offrono metriche utili per valutare l’efficacia dei messaggi inviati. Infine, non è necessario un grande investimento per lanciare una campagna di email marketing e il rapporto di fiducia che si viene a creare con i propri contatti è un plus che aiuta a incrementare le conversioni anche in seguito”.

La digital company italiana webidoo, nata per aiutare le pmi nella trasformazione digitale, nell’ultimo anno ha stretto partnership importanti con i principali player di servizi digitali, proponendo anche soluzioni verticali per aziende di diversi settori, come sottolinea Giovanni Farese, general manager di webidoo: “In questo particolare periodo, abbiamo messo in campo tutto quello che potevamo per cercare nuove opportunità legate al digital: dalla nuova partnership con Uberall per migliorare la brand experience ‘near me’ e la reputazione online di migliaia di aziende, fino al nuovo prodotto Webi Social Shopping che consente di vendere online direttamente sui social network, senza bisogno di avere un sito di e-commerce”.

Giorgio Andreoletti fondatore del team Antworks, Digital & Software Factory genovese, evidenzia come le esigenze dell’utente si siano evolute e come le interfaccia di software o app stiano cambiando radicalmente: “Quante aziende sono scontente e snervate perché costrette ad utilizzare software che complicano il lavoro, invece di facilitarlo? La prototipazione è un servizio ad altissimo valore aggiunto: un processo portato avanti insieme al cliente, fatto di interazioni, proposte, brainstorming, che unisce competenze di programmazione software con l’attenzione per l’interfaccia grafica e l’usabilità, tutto con lo scopo di creare applicazioni web su misura, che migliorino i tempi e le modalità di lavoro”.

Sul fronte della gestione delle spese, spicca Soldo, fintech che aiuta le imprese ad avere maggiore visibilità e controllo sulle proprie finanze con un sistema di carte prepagate Mastercard multiutente. Le carte, totalmente personalizzabili e gestibili in tempo reale con un cruscotto digitale, si sono arricchite di nuove feature, utili in epoca di remote working: Soldo ora è pienamente integrato a un sistema di archiviazione sostitutiva che consente di buttare le ricevute cartacee con nuove opzioni per la reportistica e carte virtuali specifiche per la gestione dell’advertising su Google, così importante in questo momento per le pmi italiane.

“La nostra mission è quella di aiutare le aziende, piccole, medie e grandi, a creare efficienza sostenendo i team nel delegare la responsabilità delle spese in modo produttivo e controllato, attraverso la nostra piattaforma di automatizzazione dei pagamenti e delle spese”, commenta Giuseppe Di Marco, Country manager di Soldo in Italia.

Davide Villa, director Emeai, Business Development di Western Digital, osserva: “Oggi le aziende devono possedere adeguate capacità per gestire l’enorme volume di dati generato. Se in emergenza sono stati potenziati i data center semplicemente aggiungendo più dischi e Ssd, nel lungo periodo va ripensata l’architettura di storage per migliorare l’efficienza della gestione delle risorse. In questo contesto, la condivisione di risorse disaggregate sta emergendo come soluzione per gestire questa crescita esponenziale di dati, mantenendo invariato il budget per l’It”.

Nell’ultimo anno, l’uso di piattaforme che coniugano la gestione di contenuti digitali e informazioni di prodotto ha portato benefici a 7 aziende su 10. “Thron fa proprio questo: è un ‘trono’ dal quale l’azienda può accentrare e gestire contenuti digitali e informazioni di prodotto, senza più duplicazioni”, spiega Nicola Meneghello, Ceo e fondatore di Thron.

“Una piattaforma unificata che permette di massimizzare la produttività dei team e creare cataloghi prodotto multimediali, interattivi e coerenti su tutti i propri canali, online e offline, in piena sicurezza e alle massime performance. Creare esperienze di prodotto omni-canale che uniscano fisico e digitale, garantire piena collaborazione da remoto e al contempo assicurare e massimizzare la brand consistency saranno fattori competitivi decisivi”, assicura.

Rinnovato l’accordo integrativo a Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna  

Rinnovato l'accordo integrativo a Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna

Simona Robotti

Pubblicato il: 19/12/2020 13:05

Promozione dell’uguaglianza di trattamento tra generi, formazione e professionalizzazione continua, estensione dei diritti del lavoratore, con particolare riferimento al sostegno alla genitorialità e a situazioni di difficoltà personali e famigliari (come il sostegno alle donne vittime di violenza), servizi di welfare aziendale, oltre ad un significativo miglioramento delle condizioni economiche, tra cui maggiorazioni nel lavoro a turni e premio di risultato. Sono questi i punti chiave del contratto integrativo tra Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna e i sindacati di categoria Filctem-Cgil e Femca-Cisl Bologna, approvato ieri dal 96% della popolazione aziendale votante, la cui firma è prevista per lunedì 21 dicembre.

L’accordo, che coprirà le oltre 1600 persone che lavorano negli stabilimenti bolognesi, riconferma la centralità dei due siti produttivi del gruppo Philip Morris International nella strategia di sostenibilità della multinazionale, integrando misure di tutela all’avanguardia nel panorama industriale italiano.

Soddisfazione espressa da Simona Robotti, Director People & Culture dello stabilimento: “Siamo orgogliosi di questo accordo non solo perché porterà ancora più tutele alle persone che lavorano con noi, ma perché riconferma il ruolo pioneristico di questi siti produttivi. Questi stabilimenti infatti non rappresentano solo la trasformazione di un’intera azienda, che da anni ha dichiarato di voler chiudere con il proprio principale prodotto, le sigarette, sostituendole con prodotti innovativi senza combustione, ma anche un nuovo concetto di fabbrica, che da semplice stabilimento produttivo si trasforma in attore sociale, ambientale ed economico del territorio.”

L’accordo arriva dopo un anno caratterizzante per Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, che sin dallo scoppio della pandemia è rimasto in prima linea per tutelare la sicurezza dei propri lavoratori ma anche il benessere della comunità bolognese e nazionale. Tra le attività dell’azienda infatti, oltre alla partecipazione a una donazione di oltre 1 milione di euro alla Protezione Civile Italiana e la riconversione parziale di una parte dello stabilimento per la produzione e distribuzione gratuita di oltre 3000 litri di liquido antisettico per le aziende sanitarie e case di residenza per gli anziani dell’Emilia Romagna, anche il supporto alle comunità locali tramite donazioni al Banco Alimentare e un’integrazione del 100% dell’indennità economica nei casi di congedo per i lavoratori con figli sotto i 14 anni di età posti in quarantena scolastica dall’AUSL.

Recente inoltre l’annuncio del via ai lavori, nell’area dello stabilimento, del nuovo Philip Morris Institute for Manufacturing Competences, un centro che risponderà ai più alti canoni di sostenibilità e che rappresenterà il punto di riferimento per lo sviluppo delle competenze e per la formazione continua ed aggiornata, a livello regionale e nazionale, legate all’industria manifatturiera del futuro. Il PM IMC, i cui lavori finiranno entro l’estate del 2021, vede il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna e di importanti realtà del mondo accademico e della formazione, tra cui l’Università di Bologna, il Politecnico di Bari, ITS Maker e il consorzio BIREX.

Rinnovato l’accordo integrativo a Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna  

Rinnovato l'accordo integrativo a Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna

Simona Robotti

Pubblicato il: 19/12/2020 13:05

Promozione dell’uguaglianza di trattamento tra generi, formazione e professionalizzazione continua, estensione dei diritti del lavoratore, con particolare riferimento al sostegno alla genitorialità e a situazioni di difficoltà personali e famigliari (come il sostegno alle donne vittime di violenza), servizi di welfare aziendale, oltre ad un significativo miglioramento delle condizioni economiche, tra cui maggiorazioni nel lavoro a turni e premio di risultato. Sono questi i punti chiave del contratto integrativo tra Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna e i sindacati di categoria Filctem-Cgil e Femca-Cisl Bologna, approvato ieri dal 96% della popolazione aziendale votante, la cui firma è prevista per lunedì 21 dicembre.

L’accordo, che coprirà le oltre 1600 persone che lavorano negli stabilimenti bolognesi, riconferma la centralità dei due siti produttivi del gruppo Philip Morris International nella strategia di sostenibilità della multinazionale, integrando misure di tutela all’avanguardia nel panorama industriale italiano.

Soddisfazione espressa da Simona Robotti, Director People & Culture dello stabilimento: “Siamo orgogliosi di questo accordo non solo perché porterà ancora più tutele alle persone che lavorano con noi, ma perché riconferma il ruolo pioneristico di questi siti produttivi. Questi stabilimenti infatti non rappresentano solo la trasformazione di un’intera azienda, che da anni ha dichiarato di voler chiudere con il proprio principale prodotto, le sigarette, sostituendole con prodotti innovativi senza combustione, ma anche un nuovo concetto di fabbrica, che da semplice stabilimento produttivo si trasforma in attore sociale, ambientale ed economico del territorio.”

L’accordo arriva dopo un anno caratterizzante per Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, che sin dallo scoppio della pandemia è rimasto in prima linea per tutelare la sicurezza dei propri lavoratori ma anche il benessere della comunità bolognese e nazionale. Tra le attività dell’azienda infatti, oltre alla partecipazione a una donazione di oltre 1 milione di euro alla Protezione Civile Italiana e la riconversione parziale di una parte dello stabilimento per la produzione e distribuzione gratuita di oltre 3000 litri di liquido antisettico per le aziende sanitarie e case di residenza per gli anziani dell’Emilia Romagna, anche il supporto alle comunità locali tramite donazioni al Banco Alimentare e un’integrazione del 100% dell’indennità economica nei casi di congedo per i lavoratori con figli sotto i 14 anni di età posti in quarantena scolastica dall’AUSL.

Recente inoltre l’annuncio del via ai lavori, nell’area dello stabilimento, del nuovo Philip Morris Institute for Manufacturing Competences, un centro che risponderà ai più alti canoni di sostenibilità e che rappresenterà il punto di riferimento per lo sviluppo delle competenze e per la formazione continua ed aggiornata, a livello regionale e nazionale, legate all’industria manifatturiera del futuro. Il PM IMC, i cui lavori finiranno entro l’estate del 2021, vede il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna e di importanti realtà del mondo accademico e della formazione, tra cui l’Università di Bologna, il Politecnico di Bari, ITS Maker e il consorzio BIREX.

Coronavirus: Consulenti lavoro, ‘crollo turismo a Venezia, 2 mld in meno da stranieri’  

Coronavirus, Consulenti lavoro: Crollo turismo a Venezia, 2 mld in meno da stranieri

Pubblicato il: 18/12/2020 19:45

Lo scoppio dell’emergenza sanitaria da coronavirus ha impattato pesantemente sull’economia di Venezia. Nei primi 9 mesi del 2020, infatti, a Venezia si sono registrati 5 milioni in meno di arrivi (-59,5%) e 18,5 milioni in meno di presenze (- 53,5%). La componente straniera ha registrato un calo del 73,1% degli arrivi. Si stima che la spesa turistica degli stranieri sia passata da quasi 3 miliardi a meno di 1, generando un calo di entrate di 2 miliardi. E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Impatto occupazionale dell’emergenza Covid-19 nella realtà metropolitana veneziana’ della Fondazione studi consulenti del lavoro, presentata questo pomeriggio nel corso del convegno online ‘Venezia Vive. Dalla crisi verso un nuovo inizio’.

Il convegno è stato organizzato dal consiglio provinciale dell’ordine dei consulenti del lavoro di Venezia in collaborazione con il consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e la sua Fondazione Studi, con il patrocinio della Regione Veneto e del Comune di Venezia. Al dibattito, infatti, hanno preso parte la presidente del consiglio nazionale dell’ordine, Marina Calderone, e il presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca. Con un valore aggiunto di 8 mld nel 2019, la filiera turistica (comprendendo alloggi e ristorazione, commercio e attività artistiche, intrattenimento e divertimento) genera, spiega la ricerca, quasi un terzo (32,7%) del valore aggiunto provinciale veneziano. Nel 2019, Venezia ha raccolto il 7,6% degli arrivi nazionali e l’8,7% delle presenze, con un incremento rispetto al 2015 rispettivamente del 15,3% e 11%. Determinante il flusso di stranieri, che nel 2019 hanno rappresentato il 76,6% degli arrivi e il 73,9% delle presenze.

Ma lo scoppio dell’emergenza ha prodotto un crollo dei flussi turistici. Nei primi 9 mesi del 2020, infatti, si sono registrati 5 mln in meno di arrivi (-59,5%) e 18,5 mln in meno di presenze (- 53,5%). La componente straniera ha registrato un calo del 73,1% degli arrivi. L’aeroporto di Venezia ha registrato tra gennaio e ottobre un calo del 68,7% di passeggeri, rispettivamente nazionali (-32,7%) e internazionali (70,5%). Il crollo dei flussi turistici sta avendo un impatto rilevante sull’economia cittadina e della provincia.

Si stima, spiega la ricerca dei consulenti del lavoro, che la spesa turistica degli stranieri sia passata da quasi 3 miliardi a meno di 1, generando un calo di entrate di 2 miliardi. Il sistema delle imprese ha retto, ma permangono forti criticità per alberghi e ristorazione. Secondo l’indagine di monitoraggio sulle imprese italiane, diffusa da Istat il 14 dicembre, un quarto delle imprese del settore è al momento chiusa, ma il 21% conta di riaprire. Solo il 15% è a pieno regime, mentre il 60% è aperta parzialmente, solo alcune ore a giornata o giorni a settimana. Tale situazione si ripercuote sui fatturati, in calo significativo per i mesi di giugno-settembre e previsti in ulteriore peggioramento per i prossimi. Il 29,2% delle aziende segnala una riduzione superiore al 50% nei mesi di giugno-settembre; percentuale che sale al 44,6% con riferimento al periodo dicembre-febbraio 2021. La gestione del personale ha visto ricorrere le aziende di settore alla cassa integrazione, alla riduzione dell’orario di lavoro o rimodulazione delle giornate; ancora, più di 2 aziende su 10 hanno rinviato le assunzioni previste e ridotto il personale a termine.

Data la situazione, ben il 51,4% delle aziende di settore, spiega la ricerca dei consulenti del lavoro, segnala l’esistenza di seri rischi operativi per il proseguimento dell’attività (contro una media nazionale del 31,8%). Ridotti drasticamente i nuovi contratti, passando, nei primi 3 trimestri dell’anno, in provincia da 161 mila del 2019 a 94 mila del 2020 (-67 mila, 41,6%).

In città la contrazione più rilevante con il 56,2% delle attivazioni in meno: un valore doppio rispetto al calo del 27,1% registrato a livello regionale. Il crollo ha riguardato soprattutto il secondo trimestre, quanto la contrazione è arrivata all’80,9%, per effetto principalmente del calo della domanda turistica. Il numero delle cessazioni è in diminuzione rispetto agli anni precedenti, ma il blocco dei licenziamenti non consente di valutare appieno le dinamiche relative a tale indicatore.

E sono quasi 100 mila (su un totale di 366 mila) gli occupati nella provincia di Venezia, che si trovano in situazione di forte criticità occupazionale, perché occupati in quei settori della filiera turistica più colpiti dalla crisi: 12,6mila nelle attività alberghiere, 21mila in quelle di ristorazione, 22 dei trasporti e agenzie di viaggio, 6,6 nelle attività culturali e del tempo libero e 37 mila nel commercio al dettaglio.

I quasi 100mila lavoratori rappresentano il 27,1% del totale dell’occupazione: un valore molto alto se comparato a quello medio del Veneto (19,9%) e dell’Italia (21%). Si tratta di un’occupazione ad alta vocazione femminile, più giovane di quella media provinciale, ma al tempo stesso meno ‘strutturata’. Le donne rappresentano infatti più della metà (53,7%) degli occupati nella filiera, con punte del 70% nel commercio al dettaglio e 55% nell’ambito della ristorazione. Quasi 4 lavoratori su 10 hanno meno di 40 anni (37,6%), mentre negli altri settori, la quota di occupati appartenenti a tale fascia d’età è molto più bassa (24,5%).

Rispetto alle modalità di impiego, si registra, secondo i consulenti del lavoro, una maggiore precarietà derivante dalle caratteristiche del settore: il 22,3% ha un contratto a termine (contro una media del 12,1% negli altri settori), e ben il 34% degli occupati lavora part time (contro il 15% degli altri settori. Il quadro regionale, tra crollo del lavoro autonomo e crisi del turismo e commercio.

Secondo i dati recentemente pubblicati dall’Istat, nei primi nove mesi del 2020 in Veneto si è registrato un calo del 2% dell’occupazione (42 mila occupati in meno), in linea con l’andamento nazionale. Sono soprattutto gli autonomi a registrare le perdite più rilevanti, con una contrazione del 7,4% (36 mila lavoratori in meno), di molto superiore a quella registrata a livello nazionale (-3%) e a quanto avvenuto nella componente di lavoro dipendente, ridottasi ‘solo’ dello 0,4%.

A livello settoriale, spiega la ricerca dei consulenti de lavoro, mentre si registrano incrementi positivi sia in ambito agricolo che manifatturiero, vanno registrate le negativissime performance del settore commercio e alberghi e ristoranti (-10% contro un calo del 5,6% a livello nazionale) e delle costruzioni che, in totale controtendenza con l’andamento nazionale di crescita (+1,7%) registrano invece in Veneto una riduzione del 6,7% di occupati.

Con 29 mila occupate in meno (-3,1% rispetto ad una riduzione a livello nazionale del 2,8%), le donne hanno contributo per il 67% alla perdita di posti di lavoro registrata nei primi 9 mesi del 2020 rispetto al 2019 nella regione. L’occupazione maschile, di contro, si è ridotta in misura molto meno significativa, dell’1,1%.

Secondo l’indagine condotta su un campione di quasi 100 consulenti del Lavoro di Venezia, la ripresa dell’economia veneziana e di quella italiana arriverà non prima di un altro anno: l’8,3% guarda al 2021 come possibile anno di recupero per le imprese veneziane, mentre il 51,7% guarda all’orizzonte del 2022. Le imprese restano nel frattempo per lo più in attesa della ripresa: secondo le stime dei consulenti, il 62,5% si trova in tale condizione, mentre un 22% sta utilizzando l’attuale situazione per innovarsi, rilanciarsi e crescere. Il 15,5% era in una situazione critica già prima della crisi e potrebbe non riuscire a superarla. Lo sblocco dei licenziamenti, previsto al momento per fine marzo, rischia di avere pesanti ricadute occupazionali.

Il 39,1% dei consulenti pensa che con il venire meno del divieto ci sarà una riduzione degli organici delle aziende fino al 9%, mentre un altro 20,3% colloca la soglia tra il 10 e il 14%. Si stima che da inizio 2020, la perdita di organici delle aziende potrebbe essere del 10%. Le attività di alloggio e ristorazione sono quelle dove è previsto il calo più significativo (il 60,3% dei consulenti pensa che alla fine potrà essere superiore al 15% degli organici a inizio 2020); ma anche nel settore legato a cultura e tempo libero e commercio, le previsioni sono negative.

“Prima Disneyland, ora museo a cielo aperto? No! Venezia è viva e il suo cuore pulsa dietro le porte chiuse. Pulsa la tenacia degli abitanti e la determinazione di tutti coloro che l’amano di un amore profondo”, commenta la presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Venezia, Patrizia Gobat. “I consulenti del lavoro veneziani vogliono accendere un faro sulla grave crisi economica e lavorativa che sta paralizzando la città, per questo abbiamo fortemente voluto organizzare la giornata odierna. Nonostante la crisi abbia interrotto e cambiato bruscamente i ritmi di vita e i modelli economici e sociali di tutto il mondo, Venezia ripartirà se la politica, le istituzioni, il mondo accademico, della cultura e tutti gli attori pubblici e privati riusciranno a lavorare insieme ad un grande progetto di rilancio che proietti Venezia quale modello nel mondo”, spiega ancora.

“Noi consulenti del lavoro lavoreremo per questo, per preservare il tesoro che abbiamo la fortuna di vivere, per dare un futuro ai residenti e per attrarre le migliori energie. Ringrazio i partecipanti al webinar per gli spunti di riflessione che ci hanno dato e per la sentita partecipazione, auspicando che i decisori politici ne tengano conto. Perché Venezia è e sarà sempre Viva!”, conclude. Fondamentale sarà anche la gestione del Recovery Plan, che potrà incidere in modo significativo sul futuro dell’intero Paese secondo il presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

“Una visone prospettica di quello che serve all’Italia e una ripartizione mirata delle risorse finanziare messe a disposizione dall’Europa, per fronteggiare gli effetti della crisi economica scaturita dall’emergenza sanitaria da Covid-19, saranno il banco di prova per lo sviluppo futuro dell’intero territorio nazionale”, ha sottolineato nel corso del convegno.

“C’è bisogno di interventi strutturali, da attuare attraverso un piano efficace di misure a sostegno delle imprese e del sistema economico italiano, e al tempo stesso di un cambio di rotta repentino e assoluto, che tuteli anche il lavoro autonomo oltre a quello dipendente, uscendo dalla logica miope dei provvedimenti emergenziali adottati finora, che hanno dimenticato l’importante apporto che professionisti e imprenditori possono dare allo sviluppo e alla ricchezza dell’Italia”, ha precisato De Luca.

Natale: Mutti, oltre a protezione e benefit per dipendenti kit con cena stellata 

Il welfare aziendale? Da Mutti è anche un kit con cena stellata per Natale

Pubblicato il: 18/12/2020 18:43

Il 2020 ha messo a dura prova le aziende sia nell’affrontare un periodo economico e sociale complesso, sia nel garantire luoghi di lavoro in grado di salvaguardare la salute delle proprie persone. L’attenzione verso il capitale umano è un valore fondante di Mutti, ancora più importante in un anno così pieno di sfide, superate proprio grazie alla dedizione e alla professionalità delle sue persone. Ne sono una dimostrazione l’attivazione, a beneficio dei dipendenti, di una copertura assicurativa extra relativa al Covid-19 (da marzo 2020 a tutto il 2021) e la maggiorazione del 25%, fino allo scorso aprile, della retribuzione di coloro che, in quei giorni difficili, hanno permesso all’azienda e, al nostro Paese, la continuità produttiva. L’attenzione è proseguita con il percorso di screening per Covid-19 che l’azienda ha offerto ai propri dipendenti, con adesione gratuita su base volontaria. Tali programmi hanno previsto non solo l’effettuazione di test sierologici rapidi, ma un percorso completo e ben definito.

In quest’anno così complesso, inoltre, non è mancato l’impegno a supporto delle comunità locali: la scorsa primavera Mutti ha infatti donato 500.000 euro all’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, insieme ad altre donazioni a livello nazionale, tra le quali l’invio dei propri prodotti al Banco Alimentare, all’Emporio Solidale di Parma e all’Ospedale da Campo di Bergamo. Anche in occasione del Natale, Mutti pone al centro delle proprie iniziative i dipendenti del Gruppo, ritenendo che ciascuno di loro sia un tassello indispensabile alla crescita comune. Per questa ragione, il tradizionale appuntamento della cena di Natale che, negli anni precedenti, li ha visti tutti coinvolti, quest’anno si è trasformato in un’iniziativa speciale da vivere e assaporare con i propri affetti più cari direttamente a casa loro.

Le oltre 400 persone operanti nei tre siti di Montechiarugolo (PR), Collecchio (PR) e Oliveto Citra (SA) hanno ricevuto in questi giorni un kit pensato da grandi chef stellati Michelin per la preparazione di una prestigiosa cena per quattro, insieme ad altri prodotti Mutti e alle specialità della cucina e della tradizione italiana. Un gesto di vicinanza e riconoscenza che l’azienda ha scelto di compiere per non rinunciare, seppur nelle modalità possibili, a un momento di allegria, gusto e spensieratezza. “Il rispetto per le persone, il desiderio continuo di migliorare – dichiara Federico Luddi, Hr director di Mutti – e la spinta a restare agili e snelli per adattarsi più velocemente ai cambiamenti sono tutti elementi che caratterizzano da sempre il nostro modo di lavorare. Per questo, malgrado l’impossibilità di celebrare le feste attraverso momenti condivisi, abbiamo provato a tenere fede alle tradizioni, sempre con un tocco d’innovazione. Ci auguriamo che questa soluzione ‘smart’, insieme al classico cesto di doni, possano contribuire a far trascorrere alle nostre persone, in serenità, un momento piacevole durante queste festività che sicuramente saranno più intime”.

Lavoro: Formazienda, bilateralità contro la crisi 

Formazienda, bilateralità contro la crisi

Pubblicato il: 18/12/2020 17:12

Si è svolto ieri, giovedì 17 dicembre, l’ultimo dei sei eventi webinar organizzati dal Fondo Formazienda e dal provider Welfarebit finalizzati ad approfondire le tematiche dela formazione e del welfare aziendale. L’ultimo appuntamento, al quale hanno partecipato, oltre all’ad di Welfarebit Paolo Giacometti e al direttore del fondo Formazienda Rossella Spada, autorevoli relatori quali Cesare Damiamo, già ministro del Lavoro e presidente dell’associazione Lavoro&Welfare, il presidente di Nexum Stp Spa, Paolo Stern, e l’analista normativo e consulente del lavoro Roberto Vinciarelli, aveva il titolo ‘L’importante ruolo dei fondi sanitari e gli enti bilaterali’.

“La pandemia – ha sottolineato nell’introduzione Paolo Giacometti – ha accelerato una serie di trasformazioni che impattano direttamente sulle logiche e sulle dinamiche del lavoro. La formazione delle persone e gli strumenti più innovativi del welfare aziendale sono sempre di più al centro della strategia delle imprese che vogliono crescere nella fase post Covid. Gli enti bilaterali e i fondi sanitari integrativi sono strumenti che possono svolgere un ruolo determinante. Dobbiamo implementare tutte le azioni di supporto per rendere praticabile una ripartenza che, come più volte abbiamo sottolineato, non potrà fare a meno del dialogo tra le parti sociali per concretizzare il binomio costituito dalla crescita aziendale e dal benessere del lavoratore”.

“Operare nell’ambito della formazione per una realtà che si ispira ai valori e alla modalità di azione della bilateralità – ha dichiarato Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda – significa professionalizzare le persone aumentando la competitività e la produttività aziendale accrescendo simultaneamente le abilità e le competenze del lavoratore. La manifestazione corretta e puntuale di queste dinamiche consente, in termini aggregati, di potenziare il mercato del lavoro incentivando le occasioni di occupabilità delle persone e al tempo stesso incrementare la forza produttiva delle aziende che possono realizzare tutti i cambiamenti competitivi relativi all’efficientamento e all’innovazione”.

“Un obiettivo che, per essere raggiunto, necessita di un lavoro preventivo – ha proseguito – nel campo della formazione, della qualificazione e della riqualificazione delle risorse umane. Formazienda, dunque, nell’incontro co-organizzato con Welfarebit, è in perfetta sintonia con il principio e le prassi della bilateralità dal momento che il nostro fondo interprofessionale è stato costituito come prescrive la legge 388/2000 dall’organizzazione datoriale Sistema Impresa e dal sindacato Confsal. La bilateralità costituisce il nostro Dna e condividiamo la governance di Sistema Impresa e Confsal con altri organismi paritetici quali Ebiten, l’Ente bilaterale del terziario e il Fondo Fass che opera nel campo dell’assistenza sanitaria integrativa”.

Formazienda riunisce 110 mila imprese aderenti per 750mila lavoratori. Dal 2008 ha erogato finanziamenti per 150 milioni di euro a favore della formazione delle risorse umane mentre nel 2020 sono stati stanziati 30 milioni. Il bilancio annuale sale a 40 milioni sei si considerano anche i fondi in gestione relativi all’attività degli anni precedenti. L’ultimo avviso dell’anno ha intercettato anche le risorse del Fondo nuove competenze istituito dal governo con i decreti Agosto e Rilancio. “L’emergenza – ha commentano Cesare Damiano – ha messo a nudo alcune fragilità strutturali del nostro sistema di tutela e di promozione del lavoro. Dobbiamo guardare anche al futuro oltre che al presente e immaginare una complementarità tra welfare pubblico e welfare secondario. Il punto di approdo deve coincidere con la capacità di generare un equilibrio tra le ragioni dell’impresa e dei lavoratori”.

Rossella Spada, nel fornire un bilancio finale in merito all’iniziativa del ciclo di webinar, ha ringraziato Welfarebit e tutti i relatori che si sono avvicendati nel corso degli incontri sottolineando come “la volontà di Formazienda e Welfarebit sia comune: informare, approfondire, rendere disponibili alle aziende e ai lavoratori tutti gli strumenti utili che possano costruire le condizioni per garantire i redditi, migliorare l’occupabilità, sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale”. “Alla luce di questi obietti – ha concluso il direttore – il mio giudizio è assolutamente positivo. È anche grazie ad iniziative come questa che si può dare un contributo reale alla ripartenza economica e sociale del Paese”.

Coronavirus: Amarelli (Confindustria Cosenza’, ‘farsi trovare pronti è parola d’ordine per 2021’ 

Coronavirus, Confindustria Cosenza: Farsi trovare pronti è parola d'ordine per 2021

Il presidente di Confindustria Cosenza, Fortunato Amarelli

Pubblicato il: 18/12/2020 15:59

“Farsi trovare pronti sono le nostre parole d’ordine per il 2021. A conclusione di uno degli anni più difficili e dolorosi che la storia del nostro Paese possa ricordare, abbiamo la certezza che niente sarà più come prima. Ci attendono ancora mesi difficili ma, da imprenditori, non possiamo che nutrire aspettative positive sul futuro”. Il presidente di Confindustria Cosenza Fortunato Amarelli non nasconde le preoccupazioni e le gravi difficoltà del momento, ma manifesta anche un cento ottimismo se pensa alle cose che ci sono da fare, costruire, preparare.

“Nutriamo speranza -spiega- per i progetti importanti che possono rappresentare un punto di svolta. E’ il caso del Next Generation Eu, lo strumento più conosciuto come Recovery Fund perché si configura come un fondo di recupero europeo che, con le risorse connesse (209 miliardi di euro), sarà capace di immettere sul mercato una liquidità ingente. Dobbiamo, quindi, prepararci a saperne cogliere le opportunità in modo da provare a recuperare tutto ciò che in questi mesi abbiamo perduto su tanti fronti. Farsi trovare pronti, dunque, nelle imprese, così come nelle pubbliche amministrazioni dove ci auguriamo possano arrivare tanti giovani laureati competenti”, aggiunge ancora.

Dello stesso avviso è il presidente Giovan Battista Perciaccante di Ance Cosenza che ha sollevato il caso delle centrali di committenza £che gestiranno contratti di appalto per conto di diverse pubbliche amministrazioni. E’ andato in pensione molto di quel personale che si è formato nel corso degli anni e per il blocco delle assunzioni non è stato reintegrato. Mancano competenze specifiche in grado di appaltare e rendere esecutivi progetti a valere sui fondi che arriveranno. Per il settore dell’edilizia, in gravissima crisi, si parla di miliardi destinati ad opere di rigenerazione urbana, green, depurazione, housing sociale, infrastrutture”.

Al tema del Next Generation Eu e degli scenari del post pandemia, Confindustria Cosenza ha dedicato la sua Assemblea annuale. In modalità a distanza, dirigenti ed imprenditori dell’associazione si sono confrontati con l’economista Gianfranco Viesti dell’università di Bari che ha parlato dei temi economici legati ad analisi e scenari e con il presidente della sezione Terziario Innovativo di Unindustria Calabria Alfredo Fortunato che ha proposto una accurata disamina sull’utilizzo efficace dei fondi comunitari e del recovery fund.

“Il futuro lo scriveremo noi -ha detto il professore Viesti- e la crisi, simile nei caratteri in molte regioni, sarà superata da una ripresa che però non sarà uguale. Sarà determinante investire per far crescere il Pil”. “Digitalizzazione, rivoluzione verde, salute e parità di genere saranno determinanti -ha sottolineato il presidente Fortunato- per ridurre gap e povertà che non è solo economica, ma anche sociale ed educativa. Efficacia ed efficienza nella spesa dei fondi saranno decisive per le regioni del Sud e la Calabria in particolare per non arretrare ancora”.

I lavori, coordinati dal direttore di Confindustria Cosenza Rosario Branda, sono stati conclusi dal vicepresidente di Confindustria Natale Mazzuca secondo cui “i fondi che arriveranno serviranno a creare un Paese più coeso solo se saremo capaci di essere veloci nell’attuazione e, quindi, attenti e bravi a passare dall’ideazione alla progettazione con realizzazione in tempi rapidi. La notizia di questi giorni dell’attivazione del gateway ferroviario al Porto di Gioia Tauro apre nuovi scenari positivi e ricchi di opportunità per il futuro dei commerci per e dalla nostra regione”. L’auspicio condiviso da tutti, delineato a fine riunione dal presidente Amarelli, è che si faccia tesoro di quanto abbiamo vissuto in questi duri mesi di pandemia per impegnarsi collettivamente nella ricostruzione.