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Coronavirus: rettore Foggia, didattica a distanza è occasione, riprogettare creativamente attività 

Coronavirus, Rettore Foggia: Didattica a distanza è occasione, riprogettare creativamente attività

(il rettore di Foggia Pierpaolo Limone)

Pubblicato il: 24/03/2020 10:21

(di Assunta Cassiano) – Un’esperienza sperimentata ben prima che esplodesse l’emergenza coronavirus e che potrà diventare un’occasione per il futuro, per una didattica più inclusiva e che può allargare la platea degli studenti. Il rettore Pierpaolo Limone, alla guida dell’Università di Foggia, che ha fatto nell’ateneo pugliese un esempio virtuoso di didattica a distanza guarda al presente ma anche a quello che si potrà costruire sulla scorta di questa fase, senza naturalmente voler sostituire le lezioni frontali.

L’attività di e-learning risale al 2006, ovviamente su numeri certamente inferiori rispetto a quelli attuali. “Le sperimentazioni erano partite da diversi anni – spiega il rettore all’Adnkronos – con un centro che offre l’e-learning in modalità ‘blended’, cioè parzialmente a distanza, per diversi corsi di studio, mentre ci sono master che si svolgono interamente a distanza. Una sperimentazione che portiamo avanti in rete con altri atenei perché il mio campo di ricerca è proprio quello dell’e-learning e delle tecnologie dell’educazione”.

Quando sono scattate le misure legate all’emergenza, spiega Limone, “non abbiamo quindi avuto grossi problemi ad aumentare i numeri nel giro di qualche giorno: quello che facevamo già per 6-7 corsi di studio, siamo passati a farlo per 36 corsi, con circa 11mila studenti e 400 docenti coinvolti. Il know how già c’era, è servito solo un investimento in risorse umane”, sottolinea.

Nell’ateneo sin da subito, racconta il rettore, “c’e’ stata talmente tanta voglia di collaborare da parte dei docenti e degli studenti che finora abbiamo ricevuto solo segnalazioni positive perché la tecnologia ha dato la possibilità di portare avanti la continuità didattica. E’ chiaro però che quando si fa formazione a distanza bisognerebbe avere il tempo di riprogettare tutta l’attività con la consapevolezza che la comunicazione formativa deve essere coerente con il medium che cambia, invece, per definizione, una emergenza non ci offre tempo. L’esperienza di una transizione di massa e improvvisa dalla didattica analogica a quella digitale è comunque di grande interesse scientifico e stiamo cercando di capire come sta cambiando il ruolo del docente e anche e come mutano le aspettative dello studente con la nuova tecnologia”.

Nel prossimo futuro “l’e-learning può rappresentare un’occasione per rendere più competitivi gli atenei, un’occasione ma con le dovute cautele: non intendiamo in alcun caso sostituire le lezioni frontali ma offrire al docente una pluralità di strumenti grazie alle tecnologie digitali. A una nuova tecnologia si reagisce spesso con delle polarizzazioni, respingendola oppure con grande entusiasmo. L’e-learning non merita reazioni apocalittiche né attese trasformative, è solo un strumento che se però imparassimo a conoscere offrirebbe delle potenzialità straordinarie per raggiungere persone che normalmente non vedremmo mai in aula, pensiamo agli studenti lavoratori, a chi ha problemi di salute”.

L’e-learning “può rispondere a questa diversificazione dell’utenza, senza rinunciare all’aula, quando è possibile utilizzarla. Ci sarà molto da apprendere da questa esperienza per consolidarla in una infrastruttura permanente, è una cosa che a livello di ateneo stiamo già progettando di fare”, sottolinea.

In questa fase “si può andare avanti un mese o due ma non si può sostituire la didattica tradizionale. Per l’e-learning serve acquisire nuove competenze didattiche e metodologiche, sia per la lezione che per la valutazione. I docenti sono ovviamente già esperti nell’insegnare in presenza, ma nella comunicazione sul web sono costretti ad apprendere un nuovo linguaggio, quindi hanno bisogno di formazione specialistica e di tempo. Un grosso problema è poi rappresentato dagli esami. Durante questa emergenza stiamo sostituendo le prove in presenza con esami orali fatti in videoconferenza e con esami scritti svolti in piattaforma, ma questa – spiega il rettore – è solo una soluzione appunto emergenziale che potrebbe alla lunga generare un rigetto nei confronti dell’innovazione digitale”.

Per fare un buon e-learning “i docenti dovranno invece adottare modelli di valutazione formativa in itinere, integrare cioè le pratiche di insegnamento con delle verifiche, dei sistemi di feedback costanti, disseminati durante l’intero corso. Ci sono addirittura bellissime esperienze internazionali di gamification, che – prosegue Limone -rendono evidente di come sia possibile, in alcuni contesti specifici, apprendere in modo ludico, oppure centrando lo studio su problemi e su progetti attivando così la motivazione interna degli studenti, favorendo l’emersione dei talenti, rendendo lo studio più agile”.

Intanto nell’Ateneo la prossima settimana si terranno le prime lauree a distanza da quando è scattata l’emergenza. “A fine mese sono in programma quelle in medicina e professioni sanitarie – dice il rettore – mentre abbiamo già consegnato dei diplomi di dottorato. Per le lauree abbiamo ridotto la commissione a tre componenti e tutto si svolge in streaming, con la partecipazione delle famiglie che possono assistere alla discussione”.