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Crisi governo, l”errore’ di Conte secondo il costituzionalista  

(Adnkronos)

“L’accettazione delle dimissioni dei ministri di Italia Viva è stata eseguita direttamente dal premier Giuseppe Conte, con la conseguente attribuzione da parte del presidente del Consiglio dell’interim a se stesso. Un fatto, che se corrisponde al vero, ritengo sia in contrasto con la Costituzione“. Conte ha affermato ieri che “…ci sono state comunque le dimissioni delle ministre che mi sono state comunicate via mail e che accetto…”. Ma “le attribuzioni ministeriali non possono andare al premier senza un decreto del presidente Mattarella che ad oggi non risulta”. A sollevare la questione con l’Adnkronos, commentando l’apertura formale della crisi del governo Conte II, è il costituzionalista Francesco Saverio Marini, ordinario all’università di Roma, Tor Vergata.

“È il presidente della Repubblica, non quello del Consiglio, ad avere il potere di nomina, sebbene su proposta del Presidente del Consiglio, e dunque è sempre il Presidente della Repubblica a dover accettare le dimissioni di uno o più ministri ed eventualmente nominarne altri o dare l’interim al Primo Ministro – spiega il costituzionalista – Pertanto ad oggi non risultando, almeno sulla base delle notizie apparse sulla stampa, alcun decreto del presidente Mattarella si devono considerare ancora in carica i ministri dimissionari, fino ad accettazione formale delle loro dimissioni da parte del presidente della Repubblica”.

Quali i capisaldi che consentono una gestione costituzionalmente corretta della crisi? “Sono due: accordo preliminare con il presidente della Repubblica sulle modalità di risoluzione; il passaggio parlamentare. Dunque la chiamata dei partiti di opposizione in Parlamento deve essere comunque preceduta da un confronto formale ed informale tra presidente del Consiglio e della Repubblica”.

Cosa è prevedibile? “Non ho la palla di vetro – risponde Marini – Ma sono tre gli scenari individuabili: il presidente del Consiglio va alle camere con una comunicazione al governo ed eventualmente chiede la fiducia; sale al Quirinale e si dimette aprendo la crisi; va al Colle e il Presidente della Repubblica gli domanda di fare un passaggio parlamentare per verificare l’esistenza di una maggioranza”.

“La strada del mero rimpasto, che avrebbe sancito il permanere del Conte bis, ormai Renzi l’ha resa impraticabile – analizza – Il leader di Iv ha infatti reso impossibile che si vada avanti senza un voto sulla fiducia per alzare la posta. Renzi ritiene che non ci siano prospettive per andare alle elezioni; e che non si possa formare un Governo senza Iv”. Così con le azioni messe in campo da Renzi “se l’attuale premier resta in carica, avremo un Conte depotenziato; e se sarà nominato un diverso presidente del Consiglio il leader d’Italia Viva avrà comunque la sua vittoria politica”.

di Roberta Lanzara