Brexit: May negò a Johnson accesso a informazioni top secret  

Pubblicato da in data 4 Luglio 2019

May negò Johnson accesso a informazioni top secret

Boris Johnson (Fotogramma)

Pubblicato il: 05/07/2019 13:54

Nel pieno della ‘gara’ con Jeremy Hunt per la conquista della leadership dei Tories e della poltrona di primo ministro, ricompare sulla schiena di Boris Johnson il marchio di “inaffidabilità” che spesso gli hanno affibbiato i suoi avversari. Secondo quanto rivela la Bbc, Downing Street – quindi la premier Theresa May – avrebbe negato a Johnson, all’epoca ministro degli Esteri, l’accesso alle informazioni di intelligence più sensibili, prodotte dagli 007 britannici.

Eppure, come abbiamo anche imparato guardando i film di James Bond, spetta proprio al capo del Foreign Office autorizzare le operazioni più delicate, così come per legge, nonostante la responsabilità generale dell’intelligence ricada sulle spalle del primo ministro, è su quelle del ministro degli Esteri che ricade la responsabilità quotidiana delle attività dell’MI6, il servizio di spionaggio per l’estero e del Gchq, il servizio di controspionaggio elettronico.

A quanto pare, la decisione di Downing Street di tenere Johnson all’oscuro delle questioni più delicate suscitò un certo sconcerto tra le spie di Sua Maestà. Ambienti vicini a Johnson citati dalla Bbc, hanno immediatamente risposto, lasciando trapelare che non vi fu alcuna polemica all’epoca e che l’ex ministro degli Esteri ebbe accesso a tutte le informazioni necessarie per esercitare il suo incarico.

Downing Street ha invece fatto sapere che non intende commentare questioni di intelligence. Lo stesso Johnson, qualche ora dopo le rivelazioni, è intervenuto sulla vicenda, nel corso di un’intervista alla Cnn. “Non è vero”, si è limitato a dire, aggiungendo di non voler commentare ulteriormente.

Secondo la ricostruzione della Bbc, invece, le cose andarono diversamente e polemiche tra Johnson e Downing Street vi furono eccome. L’ex ministro degli Esteri fu “molto contrariato” dalla decisione che giungeva dagli uffici della premier May, di tenerlo all’oscuro delle informazioni più delicate. C’è chi attribuisce la scelta alla “mania di controllo” di Downing Street, chi a un “insieme di fattori”, tra i quali la proverbiale ‘mancanza di disciplina’ di Johnson e i pessimi rapporti che intercorrevano tra lui e la premier May per la gestione della trattativa per la Brexit con Bruxelles.

Tutto, assicurano fonti governative, venne fatto secondo le regole e garantendo che Johnson avesse comunque accesso a tutte le informazioni di cui aveva bisogno per esercitare il suo ruolo di capo della diplomazia britannica.

A questo punto, resta da vedere se la prassi “senza precedenti” di avere un ministro degli Esteri responsabile legalmente di operazioni di intelligence delle quali non è a conoscenza, sia stata applicata anche al successore di Johnson Jeremy Hunt, suo attuale avversario nella corsa verso Downing Street.


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