Robot per tornare a camminare, la storia di Jordan e ‘Lokomat’  

Pubblicato da in data 20 Settembre 2019

Robot per tornare a camminare, la storia di Jordan e 'Lokomat'

Jordan Fantini e ‘Lokomat’

Pubblicato il: 21/09/2019 14:22

Quattro anni fa un terribile incidente stradale gli ha causato una gravissima lesione alla spina dorsale che oggi lo paralizza dalla vita in giù. Jordan Fantini, 24 anni, riminese, è uno dei primi pazienti ad aver utilizzato ‘Lokomat‘, l’esoscheletro per la neuroriabilitazione robotizzata degli arti inferiori, fiore all’occhiello del reparto di Medicina riabilitativa dell’ospedale Marconi di Cesenatico grazie alla donazione della Fondazione F.Or. Fruttadoro Orogel. Ad aggi, l’ambulatorio di riabilitazione robotica di Cesenatico ha preso in carico 21 pazienti, per un totale di 339 sedute di trattamento, ciascuna della durata di 150 minuti.

“La mia vita è cambiata la notte del 30 agosto nel 2015 – racconta Jordan. A mezzanotte, per un colpo di sonno, ho avuto un gravissimo incidente in auto, a soli 150 metri da casa. Sono stato in coma 25 giorni. Poi il risveglio. Accompagnato da una lesione midollare all’altezza della sesta e settima vertebra”.

Comincia così un lungo percorso di riabilitazione. “Ho sentito parlare la prima volta dell’utilità del ‘Lokomat’ nel 2015 – continua Jordan – e col parere dei medici si è deciso di entrare nel percorso medico specialistico. Ho frequentato diverse strutture riabilitative private, anche oltre i confini regionali, non senza difficoltà da parte mia e dei miei familiari, fino all’entrata in funzione nel 2019 del ‘Lokomat’ all’ospedale di Cesenatico”. Ed è qui, nell’ambulatorio di riabilitazione robotica, che due volte a settimana da gennaio – sotto la guida dei fisioterapisti e dei medici dell’équipe diretta da Andrea Naldi e dal suo collaboratore Flores Arlotti – Jordan abbandona la carrozzina e si mette in piede.

“All’ospedale di Cesenatico – racconta Jordan – ho riscontrato fin da subito una grande professionalità e disponibilità da parte di tutti i professionisti. Il lokomat mi è utile soprattutto per mantenere e migliorare il tono muscolare ed evitare tutta una serie di contrazioni muscolari che mi limiterebbe persino l’uso della carrozzina. L’esoscheletro mi fornisce tutto il supporto per l’assistenza necessaria per riprodurre il cammino, alleggerendomi il peso del corpo e riducendo la fatica. Nel mio caso – precisa Jordan – quello che conta non è tanto stare in piedi quanto piuttosto ritrovare la naturalità del cammino, il cui ricordo in me è sempre vivo”.

Il ‘Lokomat’ è costituito da un tapis roulant, da un sistema di scarico del peso del paziente, da un doppio esoscheletro controllato elettronicamente che consente di riprodurre uno schema motorio assimilabile alla normale deambulazione. “Grazie all’esoscheletro gli arti inferiori si muovono sincronicamente al tapis roulant – spiega l’Ausl Romagna – Contemporaneamente il paziente riceve un feedback visivo attraverso un monitor sul quale viene virtualmente riprodotta l’attività motoria svolta. Questo passo così impostato dal sistema robotico, permette un afflusso di informazioni attraverso sensori ed un sistema di biofeedback in grado di modulare l’attività nervosa centrale e, di conseguenza, favorire il recupero in pazienti affetti da numerose patologie quali esiti di traumi spinali e cranici, esiti di ictus, morbo di Parkinson, sclerosi multipla”.

“Si tratta di un trattamento innovativo che arricchisce ma non sostituisce l’attività riabilitativa intensiva tradizionale. Per le sue peculiarità e per il fatto di essere presente in sole due strutture pubbliche in tutta la regione Emilia Romagna, il ‘Lokomat’ costituisce una risorsa importante, a vantaggio di tutta la popolazione romagnola”, conclude l’azienda sanitaria.


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