Cresce la spesa per i farmaci anticancro, +659 mln in un anno  

Pubblicato da in data 26 Settembre 2019

Cresce la spesa per i farmaci anticancro, +659 mln in un anno

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Pubblicato il: 27/09/2019 14:36

di Margherita Lopes

Un’esplosione, frutto del progresso della ricerca. La spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: passando da 5 miliardi nel 2017 a 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. Non solo: in 5 anni (2013-2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità per 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29). Proprio sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24 mila esperti al Congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona.

E grazie alla ricerca, anche la prevenzione – prima arma per combattere i tumori – diventa personalizzata. “Circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta) – afferma Stefania Gori, presidente nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore Dipartimento oncologico, Irccs ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar (Verona) – In Italia il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo un fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone obese o in sovrappeso ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso”. Ma sugli stili di vita è possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini. “Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione su misura”, aggiunge.

Nel 2019, in Italia, sono stimati 371 mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni Brca1 e Brca2 – continua Gori – Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3 mila casi di carcinoma della mammella e circa mille all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. E’ quindi fondamentale che il test Brca venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni Brca1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie”. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori della mutazione “sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione Brca, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. E’, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.

Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi su misura per la prevenzione del cancro del polmone. “Sulla base dei risultati di studi internazionali – spiega Giordano Beretta, presidente eletto Aiom e responsabile dell’Oncologia medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – vi sono i presupposti per implementare lo screening per il carcinoma polmonare (con Tac spirale a basso dosaggio) in popolazioni selezionate: in questo contesto, la possibilità di abbinare allo screening radiologico l’analisi di biomarcatori nell’ambito di studi clinici controllati rappresenta un’opportunità di grande interesse scientifico, che potrebbe aprire nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento di questa grave malattia”.

“La sfida futura – continua Beretta – è arrivare a una prevenzione personalizzata di ogni persona sulla base dei rischi genetici e, quindi, non modificabili solo con gli stili di vita. Solo uno sviluppo di organizzazione, terapia e prevenzione personalizzata potrà offrire benefici tali da mantenere la sostenibilità del sistema sanitario, guarendo al contempo un numero sempre maggiore di pazienti”.

In Italia oggi la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini. Circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo la scoperta della malattia, cifra in costante crescita. “La malattia sta diventando sempre più cronica grazie ad armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia – sottolinea Beretta – Evidenti i risultati in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 92% nel tumore della prostata, l’87% nella mammella, il 79% nella vescica e il 65% nel colon-retto”.

“Sul fronte dell’organizzazione – conclude Gori – la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania, oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”.

STUDI: “NUOVI FARMACI NON SEMPRE VALGONO IL COSTO EXTRA” – Non sempre nuovo è sinonimo di migliore, almeno nei caso dei farmaci anticancro. Se l’immunoterapia si è aggiudicata l’ultimo Nobel per la Medicina e le terapie con cellule Car-T cominciano ad arrivare sul mercato suscitando grandi speranze, non tutti i frutti della ricerca sono davvero preziosi, almeno secondo alcune ricerche presentate oggi al Congresso 2019 Esmo (European Society for Medical Oncology) di Barcellona, che hanno passato al microscopio le molecole introdotte negli ultimi 10-15 anni. Ebbene, “molti nuovi anti-cancro hanno poco valore aggiunto per i pazienti rispetto ai trattamenti standard e raramente valgono il costo extra”, affermano gli autori di due studi che hanno esaminato beneficio clinico e prezzi di questi farmaci in Europa e negli Stati Uniti.

Gli studi hanno cercato di capire se i costi di trattamento mensili dei medicinali introdotti negli ultimi 10-15 anni per i tumori solidi fossero associati a punteggi clinici migliori in termini di sopravvivenza, ma anche di complicanze e qualità della vita, rispetto al trattamento standard. “La maggior parte dei nuovi farmaci antitumorali ha un basso valore aggiunto, quindi medici e pazienti non dovrebbero supporre che, solo perché un farmaco è nuovo, sarà meglio”, ha detto Marc Rodwin della Suffolk University di Boston (Usa), co-autore di uno dei due studi, condotto sui nuovi anticancro arrivati sul mercato in Francia.

In questo lavoro, quasi la metà dei nuovi farmaci approvati in Europa tra il 2004 e il 2017 per il trattamento dei tumori solidi aveva punteggi spia di un basso valore aggiunto sulla scala Esmo Magnitude of Clinical Benefit, e oltre due terzi totalizzavano un basso valore aggiunto sulla scala di classificazione utilizzata dall’agenzia regolatoria francese. In media, i nuovi costi sono stati superiori di 2.525 euro al mese rispetto alle terapie standard per la stessa malattia. “Il primo studio in Francia a correlare il prezzo con parametri indipendenti per misurare il valore aggiunto ha dimostrato che, sebbene esista un legame tra costo e beneficio aggiunto, questo è debole”, ha affermato Rodwin.

Nel secondo studio – sui farmaci approvati per i tumori solidi negli adulti in quattro Paesi europei e negli Stati Uniti dal 2009 al 2017, non è emerso alcun legame tra costo del farmaco e beneficio clinico. Complessivamente, inoltre, i prezzi medi dei farmaci antitumorali in Europa sono risultati meno della metà di quelli statunitensi.

Più in dettaglio, il costo medio mensile per medicinali risultati di basso beneficio variava da 4.361-5.273 dollari nei Paesi europei a 12.436 dollari negli Stati Uniti. Ma soprattutto “i costi dei farmaci non erano associati a un beneficio clinico in nessuno dei Paesi esaminati. Ad esempio, alcuni dei medicinali più costosi per il carcinoma della prostata e del polmone in Svizzera avevano punteggi (Esmo-Mcbs) più bassi, mentre i più economici totalizzavano punteggi più alti”, ha spiegato Kerstin Vokinger dell’Università di Zurigo. “E’ importante – ha concluso – che i prezzi dei farmaci siano allineati al valore clinico, e che le nostre limitate risorse siano spese per medicinali innovativi che offrono risultati migliori“.


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